Bp risarcirà parti lese Marea nera

Bp risarcirà parti lese Marea nera

New Orleans (Lousiana, Usa), 3 mar. (LaPresse/AP) – La Bp ha accettato di risolvere le cause presentate dalle migliaia di persone danneggiate dalla Marea nera nel Golfo del Messico, tra cui oltre 100mila pescatori che hanno perso il lavoro e molti dipendenti delle aziende di pulizia che si sono ammalati. I termini dell’accordo, raggiunto nella notte con un comitato che rappresenta il maggior gruppo di persone che ha presentato causa, non sono stati resi noti. La Bp ha però stimato di dover pagare circa 7,8 miliardi di dollari alle parti lese. Si tratta una delle maggiori class-action di sempre. In seguito all’intesa raggiunta nella notte, che necessita ancora dell’approvazione della corte, il processo il cui inizio era fissato per lunedì è stato posticipato, ma nessuna data è stata ancora fissata. Si tratta del secondo rinvio nel giro di pochi giorni, visto che l’apertura inizialmente era previsto per il 27 febbraio. La preparazione al maxiprocesso ha prodotto documenti per 72 milioni di pagine e coinvolto le deposizioni di oltre 300 testimoni.

L’accordo, tuttavia, non risolve i contenziosi più onerosi, che coinvolgono il governo federale, gli Stati del Golfo e i partner della compagnia del progetto Deepwater Horizon. “Gli Stati Uniti – commenta il dipartimento di Giustizia Usa – continueranno a lavorare a stretto contatto con i cinque Stati del Golfo per garantire che la risoluzione dell’applicazione della legge federale e la richiesta di risarcimento danni, tra cui quelli alle risorse naturali derivanti da questo disastro senza precedenti, sia equa e ripristini il Golfo per il bene della popolazione e degli Stati”. L’esplosione, avvenuta il 21 aprile 2010, provocò la morte di 11 lavoratori e la dispersione di tonnellate di petrolio nell’oceano per i tre mesi successivi.

Le altre cause ancora aperte riguardano invece i partner privati della Bp, ossia Transocean, da cui l’azienda petrolifera aveva preso in affitto la piattaforma Deepwater Horizon, il fornitore di cemento Halliburton e la Cameron International, costruttrice delle valvole del pozzo che non hanno tenuto. Le compagnie si sono fatte causa una con l’altra, anche se alcuni dei casi sono stati risolti lo scorso anno. In una delle dispute ancora aperte, Bp ha citato Transocean per almeno 40 miliardi di dollari di danni. “I ritardi o gli accordi da parte degli altri attori in gioco – ha fatto sapere Transocean in un comunicato – non cambiano i fatti di questo caso e noi siamo del tutto pronti a discutere i meriti del nostro caso in base a quei fatti”.

A gennaio 2011, una commissione presidenziale aveva stabilito che la perdita di greggio era stata causata dalle decisioni di Bp, Halliburton e Transocean volte a risparmiare tempo e soldi, che hanno creato un rischio inaccettabile. Ma la commissione ha rilevato anche che il disastro è stato il risultato di una serie di errori sistemici, non necessariamente dell’errore di un singolo attore. A settembre, tuttavia, una squadra di ufficiali della Guardia costiera e di regolatori federali ha diffuso un rapporto secondo cui la responsabilità finale per la fuoriuscita è da attribuire alla Bp. Secondo l’indagine, Bp ha violato le norme federali, ignorato gli avvertimenti fondamentali e preso decisioni errate durante la cementazione del pozzo. L’azienda petrolifera ha più volte detto di riconoscere alcune responsabilità e che pagherà per quel che deve, ma ha invitato le altre compagnie coinvolte a fare lo stesso.

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