Con l’impennata dei prezzi sui carburanti, le associazioni dei consumatori chiedono a gran voce al governo un taglio sulle accise. Come confermano fonti dell’esecutivo, oggi il Consiglio dei ministri si riunirà nel pomeriggio, alle 17.30, per varare l’annunciato intervento ponte sui carburanti. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy rende inoltre noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei Carburanti del Mimit, in data odierna – lunedì 27 luglio 2026 – il prezzo medio dei Carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,982 euro al litro per la benzina e 2,185 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,071 euro per la benzina e 2,255 euro per il gasolio.
Assoutenti: “Governo tagli accise almeno fino al 6 settembre”
“Il governo deve reperire al più presto le risorse necessarie per tagliare in modo consistente le accise sui Carburanti e deve farlo in fretta, perché la salita senza sosta dei prezzi alla pompa rischia di avere effetti devastanti sull’economia italiana”. Lo afferma Assoutenti, che chiede oggi all’esecutivo di intervenire su petrolieri, società energetiche e compagnie di assicurazioni. “L’abnorme crescita dei listini ai distributori non ha effetti solo sul pieno, ma rischia di creare un effetto domino sull’economia italiana portando a rincari a cascata in tutti i settori con conseguente perdita del potere d’acquisto delle famiglie e contrazione dei consumi che già non godono di buona salute – afferma in una nota il presidente Gabriele Melluso – Per questo riteniamo indispensabile tagliare subito le accise, con lo sconto che deve essere esteso almeno fino al 6 settembre, quando termineranno i rientri estivi degli italiani”. “Capiamo le difficoltà nel reperire le risorse necessarie, ma il governo può trovare i fondi utili allo scopo intervenendo sia sugli extra- profitti di petrolieri e società energetiche, soggetti che stanno arricchendo le proprie casse grazie all’attuale situazione di crisi, sia sugli utili record di banche e assicurazioni, in modo da redistribuire in modo più equo la ricchezza. Crediamo inoltre sia giunta l’ora di una revisione della tassazione eccessiva che pesa sui Carburanti in Italia, attraverso una riduzione strutturale delle accise, provvedimento che il governo deve al più presto inserire nella propria agenda”, conclude Melluso.
Federconsumatori: “Necessario taglio adeguato delle accise”
“Da settimane continuiamo a ripetere che il taglio delle accise è un’operazione prioritaria e improrogabile, da rendere operativo, nuovamente, con effetto immediato. Siamo lieti che, finalmente, il Governo accolga tale proposta, ma con un grave ritardo, che pesa sulle tasche delle famiglie in maniera eccessiva e spropositata (come sempre)”. Lo afferma Federconsumatori in una nota. “L’adeguamento al rialzo, infatti, è stato più alto del dovuto: la benzina si attesta oggi, mediamente, a 1,98 euro al litro, ma in molti distributori (in città, non solo in autostrada) ha sforato quota 2,00 euro. Per il diesel va anche peggio: si attesta stabilmente sopra i 2,10, sfiorando anche i 2,28 euro al litro – afferma -. Prezzi, ancora una volta, ben al di sopra del livello a cui si dovrebbero attestare: l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha aggiornato le stime sugli attuali sovrapprezzi applicati su benzina e gasolio (stime che tengono conto dell’andamento della materia prima e del cambio Euro/Dollaro, nonché della variazione delle accise), da cui emerge che i prezzi praticati oggi sono superiori di +23 centesimi al litro per la benzina e +24,8 centesimi al litro per il gasolio rispetto a quanto dovrebbero”. “Gli aggravi che ne derivano, solo in termini diretti, ammontano a +276 euro annui a famiglia per chi ha un’auto a benzina e +238,10 euro annui a famiglia per chi ha un’auto diesel. A questi si sommano le ricadute indirette, per il trasporto su gomma, che riguarda in Italia oltre l’86% delle merci: pari a +262,70 euro annui a famiglia”. “Di fronte a cifre simili il taglio delle accise ipotizzato, seppur senza dubbio utile e doveroso, in questo scenario, non andrebbe neanche a coprire i sovrapprezzi applicati alla pompa. Per questo riteniamo necessario che il taglio sia di almeno 25 centesimi per il gasolio e 20 per la benzina, e che si protragga almeno fino a settembre. È indispensabile, inoltre, adottare controlli ancora più stringenti per contrastare gli intollerabili fenomeni speculativi a cui spesso assistiamo. Sarebbe ora, infine, di mettere in atto lo scorporo delle accise dal calcolo dell’IVA, che genera una inaudita, e ormai insopportabile, imposizione di una tassa su un’altra tassa”, conclude.
Unimpresa: “Ipotesi decreto ponte porta a 2,1 mld spesa per aiuti”
Con il nuovo decreto ponte allo studio del Governo, che dovrebbe valere circa 100 milioni di euro, la spesa pubblica complessiva per il contenimento dei prezzi di gasolio e benzina sale a circa 2,1 miliardi di euro dall’inizio del 2026. È quanto calcola il Centro Studi Unimpresa. Tra il 18 marzo e il 3 luglio Governo e Parlamento hanno destinato quasi 2 miliardi di euro al caro-Carburanti, tra cui il dl 63/2026 (146,5 milioni per nove giorni di sconti a inizio maggio) e la misura di giugno (149,4 milioni). Il nuovo intervento punterebbe a una riduzione di circa 20 centesimi al litro più Iva. Nel solo mese di luglio il gasolio è salito di 29,6 centesimi al litro e la benzina di 17,3 centesimi, con il prezzo medio del gasolio a 2,180 euro sulla rete ordinaria, a tre centesimi dal massimo storico di marzo 2022. L’extracosto per gli automobilisti è stimato in 880 milioni su base mensile, con una proiezione per agosto vicina agli 800 milioni rispetto alle quotazioni di inizio luglio. “Il nuovo intervento da 100 milioni va nella direzione giusta e merita apprezzamento. Da febbraio ad oggi tutte le misure adottate dal Governo hanno prodotto effetti positivi per imprese e famiglie. Restiamo consapevoli che si tratta di un’attenuazione e non di una compensazione integrale dei rincari, e che le coperture non sono risorse illimitate. Per questo continuiamo a chiedere un approccio strutturale, che affronti alla radice la volatilità dei prezzi energetici” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, con il nuovo intervento-ponte allo studio del Governo, che vale circa 100 milioni di euro, la spesa pubblica complessiva destinata al contenimento dei prezzi di gasolio e benzina sale a circa 2,1 miliardi di euro dall’inizio del 2026. Una cifra che riflette la persistenza delle tensioni sui listini alla pompa, alimentate dalla rottura della tregua tra Stati Uniti e Iran e dalle nuove minacce degli Houthi nel Mar Rosso. Il conto si compone di più tornate di misure. Tra il 18 marzo e il 3 luglio, Governo e Parlamento hanno destinato quasi 2 miliardi di euro al contenimento dei rincari. In questo perimetro rientrano, tra gli altri, il DL 63/2026, che a fine aprile ha finanziato con 146,5 milioni di euro nove giorni di sconti (dal 2 al 10 maggio, pari a 24,4 centesimi al litro sul gasolio e 6,1 sulla benzina), e la misura di giugno, sostenuta con 149,4 milioni di euro per un mese di sconti di entità più contenuta. Il nuovo decreto ponte, che punterebbe a una riduzione di circa 20 centesimi al litro più Iva per riportare il gasolio in prossimità della soglia dei due euro, porterebbe il totale dell’anno a circa 2,1 miliardi. Nel solo mese di luglio il gasolio è salito di 29,6 centesimi al litro e la benzina di 17,3 centesimi, con il prezzo medio del gasolio arrivato a 2,180 euro sulla rete ordinaria – a tre centesimi dal massimo storico di marzo 2022. L’extracosto giornaliero per gli automobilisti è stimato in 28,4 milioni di euro, per un totale di circa 880 milioni su base mensile; la proiezione per agosto, costruita sul confronto con la crisi mediorientale del 2025, indica un potenziale extracosto vicino agli 800 milioni di euro rispetto alle quotazioni di inizio luglio. Le risorse individuate per il nuovo intervento – extragettito Iva di luglio, proventi Ets e sanzioni Antitrust – sono le stesse già utilizzate nei decreti precedenti. Un impiego ricorrente che pone un tema di sostenibilità nel tempo, a fronte di uno shock che origina da fattori esogeni e non strutturali.
“Il nuovo intervento allo studio del Governo, che vale circa 100 milioni di euro, va nella direzione giusta e merita apprezzamento. È un segnale di attenzione concreta verso imprese e famiglie in un momento in cui la tensione geopolitica in Medio Oriente continua a scaricarsi sui listini alla pompa. Non è la prima volta che il Governo interviene con efficacia su questo fronte: da febbraio ad oggi, tutte le misure adottate hanno prodotto effetti positivi e tangibili sui costi dei Carburanti per il sistema produttivo e per i nuclei familiari. Con il nuovo intervento da 100 milioni, la spesa complessiva 2026 sale a circa 2,1 miliardi di euro: un impegno finanziario importante. Restiamo consapevoli che si tratta di un’attenuazione e non di una compensazione integrale dei rincari, e che le coperture – extragettito Iva, proventi Ets, sanzioni Antitrust – non sono risorse illimitate. Per questo continuiamo a chiedere un approccio strutturale, che non si limiti alla gestione emergenziale ma affronti alla radice la volatilità dei prezzi energetici”, spiega Longobardi.

