Il piano di Electrolux per l’Italia scatena lo scontro con il Governo. Al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il ministro Adolfo Urso ha definito “irricevibile” il progetto presentato dall’azienda, chiedendo il ritiro immediato del piano e l’apertura di un nuovo confronto. “Serve un piano industriale fondato su investimenti, innovazione e salvaguardia dell’occupazione”, ha dichiarato Urso, ribadendo che l’esecutivo “non accetterà mai la desertificazione industriale dell’Europa“. Il ministro ha richiamato anche il precedente della vertenza Beko, sostenendo che “anche nelle crisi più difficili si può arrivare a un accordo che eviti licenziamenti e chiusure“. Il confronto resta aperto: il tavolo è stato riconvocato per il 15 giugno.
Oggi sono in piazza con i lavoratori Electrolux, dopo essere stata con loro ai cancelli dello stabilimento di Solaro. Perché è qui che bisogna stare, non chiusi nei palazzi.
— Chiara Appendino (@c_appendino) May 25, 2026
Perché questa non è solo la loro battaglia: è una battaglia di tutti noi ⤵️ pic.twitter.com/evjrG9YkK4
Opposizioni e sindacati attaccano
Dure le reazioni dell’opposizione, che accusano il Governo di non avere una strategia industriale adeguata. Il consigliere regionale del Pd Paolo Romano ha definito “non accettabili” i tagli previsti nello stabilimento di Solaro, accusando Electrolux di aver peggiorato le condizioni di lavoro dei dipendenti prima di spostare produzioni all’estero. Romano ha inoltre chiamato direttamente in causa Giorgia Meloni, chiedendo un intervento personale della premier. Critiche anche da Francesca Ghirra di AVS, che ha parlato di una crisi legata alla perdita di competitività del settore italiano degli elettrodomestici e alla crescita dei produttori asiatici, contestando l’interpretazione del Governo che attribuisce parte delle responsabilità al Green Deal europeo. Sulla stessa linea anche Chiara Appendino del M5S: “Giorgia Meloni deve prendere in mano questa vicenda, non può mandare avanti il Ministro Urso che in quattro anni ha collezionato solo fallimenti. Se uno Stato non sa difendere le proprie imprese, le proprie filiere, i propri lavoratori, mi chiedo cosa ci stia a fare“, ha scritto sui social.
Dal canto loro i sindacati incassano quello che chiamano “un primo risultato” e Michele De Palma della Fiom ricorda come alla fine del tavolo al Mimit “tutti chiedono il ritiro del piano” di Electrolux. “Non negoziamo con la pistola alla testa“, ha dichiarato De Palma, a cui ha fatto eco il segretario generale della Uilm Rocco Palombella: “Non c’è un piano di riorganizzazione, non c’è un piano di rilancio, non c’è un piano di investimenti, c’è solo un taglio lineare che è la precondizione per la chiusura di Electrolux in Italia e questo l’hanno capito i lavoratori per primi, e lo abbiamo perfettamente capito anche noi”. “Quel piano non lo vogliamo nemmeno vedere“, ha aggiunto Palombella.

Il piano Electrolux
Il piano presentato da Electrolux prevede 1.719 esuberi complessivi in Italia, di cui 994 operai e 725 impiegati. L’azienda intende mantenere attivi quattro stabilimenti – Susegana, Porcia, Solaro e Forlì – mentre il sito di Cerreto d’Esi sarebbe destinato alla chiusura definitiva. Secondo quanto illustrato al tavolo del Mimit, la società considera ormai “insostenibili” i costi produttivi europei, citando l’aumento dei prezzi dell’energia, delle materie prime e del lavoro rispetto ai competitor asiatici ed est-europei.

