Nel primo trimestre del 2026 l’Istat stima che il Prodotto interno lordo (Pil), corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% in termini tendenziali. Il primo trimestre del 2026, ricorda l’Istat, ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al primo trimestre del 2025. La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dei servizi e di una diminuzione in quello dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2026 è pari allo 0,5%, aggiunge l’Istat.
Unc: “Rialzo irrisorio e il peggio deve ancora arrivare”
Immediato è arrivato il commento preoccupato dell’Unione Nazionale Consumatori che parla di “rialzo irrisorio e preoccupante se si considera che il peggio deve ancora arrivare”. “Nonostante nel primo trimestre dell’anno la guerra in Medio Oriente non abbia potuto produrre contraccolpi significativi sulle nostre industrie e abbia determinato solo un lieve rialzo dell’inflazione, si cresce appena dello 0,2%, in calo rispetto al +0,3% congiunturale del quarto trimestre 2025. Anche nei dati tendenziali si scende da +0,9% a +0,7%.Ci domandiamo, quindi, cosa potrà accadere nel secondo trimestre 2026, quando ad esempio arriveranno le prime bollette rincarate di luce e gas”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre, a trainare, si fa per dire, il Pil, sono i servizi, mentre agricoltura e industria, i comparti che più pagheranno le conseguenze dei rincari energetici, sono già in territorio negativo. Insomma, una situazione allarmante”, conclude Dona.
Istat: “-12mila occupati su mese a marzo, -30mila su anno”
A marzo 2026, su base mensile, il calo degli occupati e dei disoccupati si associa alla crescita degli inattivi. Lo comunica l’Istat nel suo aggiornamento sull’andamento del mercato del lavoro in Italia, specificando che la diminuzione degli occupati (-0,1%, pari a -12mila unità) coinvolge le donne, i dipendenti a termine, gli autonomi, i 15-24enni e chi ha almeno 50 anni d’età. Il numero di occupati invece cresce tra gli uomini e i 25-49enni ed è sostanzialmente stabile tra i dipendenti permanenti. Il tasso di occupazione resta invariato al 62,4%, con il numero di occupati totale pari a 24 milioni e 124mila persone. La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,4%, pari a +46mila unità) si riscontra per entrambi i sessi, tra i 15-24enni e chi ha almeno 50 anni d’età; gli inattivi risultano invece stabili tra i 25-34enni e in diminuzione tra i 35-49enni. Il tasso di inattività sale al 34,1% (+0,1 punti). Confrontando il primo trimestre 2026 con il quarto 2025 si osserva invece un aumento di 28mila occupati (+0,1%). Rispetto al trimestre precedente, diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-7,9%, pari a -114mila unità) e aumentano gli inattivi di 15-64 anni (+0,9%, pari a +108mila unità). Su base annua, a marzo 2026 il numero di occupati diminuisce rispetto a marzo 2025 (-0,1%, -30mila unità); il calo riguarda gli uomini, le donne, i 15-24enni e i 35-49enni, a fronte della crescita tra chi ha almeno 50 anni e della sostanziale stabilità tra i 25-34enni. Su base annua il tasso di occupazione cala di 0,3 punti. Rispetto a marzo 2025, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-18,7%, pari a -304mila unità) e cresce quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+2,9%, pari a +351mila unità).
Inflazione accelera al +2,8% ad aprile su anno, +1,2% su mese
Secondo le stime preliminari dell’Istat, ad aprile 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +1,2% su base mensile e del +2,8% su base annua (da +1,7% del mese precedente). La dinamica dell’inflazione, sottolinea l’Istat, riflette principalmente la netta risalita dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,9%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,7%) e dell’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +6,0%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a +0,5%). Ad aprile, inoltre l’’inflazione di fondo’, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra un rallentamento (da +1,9% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +2,0%).
I prezzi dei beni, specifica l’Istat, registrano una marcata accelerazione su base annua (da +0,8% a +3,2%), mentre quelli dei servizi rallentano (da +2,8% a +2,4%). Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni diventa negativo, portandosi a -0,8 punti percentuali (dai +2,0 p.p. del mese precedente). La variazione congiunturale dell’indice generale risente prevalentemente dell’aumento dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+5,7%), degli Alimentari non lavorati (+2,1%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,6%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%). Il tasso di inflazione acquisito ad aprile è pari a +2,4%, sottolinea l’Istat. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +1,7% su base mensile, per effetto della fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e a +2,9% su base annua (da +1,6% del mese precedente).
Aumenta il prezzo del ‘carrello spesa’: +2,5% su anno ad aprile
Il tasso di variazione annuo dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (che compongono il cosiddetto ‘carrello della spesa’) ad aprile sale a +2,5% (da +2,2%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,1% a +4,3%). Lo comunica l’Istat.
Istat: “Tasso disoccupazione cala al 5,2% a marzo, giovanile sale al 18,1%
A marzo 2026, su base mensile, l’Istat registra un calo delle persone in cerca di lavoro (-2,8%, pari a -38mila unità) che si osserva per uomini e donne e per tutte le classi d’età ad eccezione dei 15-24enni, tra i quali i disoccupati risultano in lieve crescita. Il tasso di disoccupazione scende al 5,2% (-0,1 punti), mentre quello giovanile sale al 18,1% (+0,6 punti).

