UniCredit, Picotti: “Integrazione con Commerzbank? Nodo critico è sede legale”

UniCredit, Picotti: “Integrazione con Commerzbank? Nodo critico è sede legale”
Luca Picotti, membro dell’Osservatorio Golden Power

Sia una delibera di fusione che una autonoma di trasferimento sono suscettibili al vaglio del governo

“L’ipotesi di integrazione transfrontaliera tra UniCredit e Commerzbank deve passare per un sentiero intricato, in cui la sede legale può rappresentare un nodo critico”. È l’analisi con LaPresse di Luca Picotti, avvocato e saggista, membro dell’Osservatorio Golden Power. Per l’esperto si intrecciano almeno tre dimensioni. “Quella dell’Unione europea, favorevole a simili e operazioni, competente sul fronte delle autorizzazioni bancarie tramite Bce e Antitrust sopra-soglia tramite Commissione, in una cornice giuridica pro-libertà di stabilimento – spiega Picotti -. Quella del governo tedesco, che in questa partita gioca sia come azionista al 12%, che come interprete dell’indirizzo politico, sebbene va ribadito anche in questa sede che la normativa tedesca sugli investimenti esteri non sarebbe, a rigore, idonea a intercettare un’operazione infra-Ue nel settore bancario. Dunque, al di là della mera ostilità politica, che comunque conta, non dovrebbero esserci concreti poteri condizionanti in capo a Berlino sull’operazione, circostanza non irrilevante”.

Il tema delicato della sede

L’ultima dimensione, prosegue Picotti, “meno immediata, è quella del governo italiano. Il nostro Golden Power, sotto i riflettori della Commissione nella procedura di infrazione, non solo si applica a investimenti diretti europei e domestici nel settore bancario, ma anche ad altre tipiche operazioni che potrebbero rilevare all’inverso. E qui viene fuori il tema delicato della sede, emerso dalle prime indiscrezioni giornalistiche. Difatti, sia una delibera di fusione, che pure una autonoma di trasferimento della sede, sono suscettibili di essere vagliate dal governo. Qualora l’eventuale integrazione dovesse avere sul tavolo l’ipotesi di trasferimento della sede in Germania, il governo avrebbe poteri di intervento: da condizioni quali il mantenimento di determinate funzioni strategiche e apicali in Italia al più radicale veto”. Per Picotti, “il tema è delicato perché vedrebbe, paradossalmente, non il governo tedesco, ma quello italiano intervenire nuovamente in un’operazione bancaria intra-Ue, peraltro in un ambito cardine della libertà di stabilimento, il trasferimento e la scelta di sede, come sancito già dalla sentenza Cgue Centros 1999. Un nodo non da poco, atteso che la sede rappresenta spesso il cuore della nazionalità, ossia la localizzazione in una determinata geografia giuridica, con tutto l’interesse per il governo italiano di vederla rimanere a Milano”. “Se pensiamo che in questo caso UniCredit ha, in Germania, una sfida soprattutto di mercato, dato che la politica tedesca dispone di strumenti normativi protettivi più limitati, suggerirei una certa cautela nel mettere sul piatto un simile asset, che potrebbe aprire ulteriori incogniti vasi di Pandora in Italia”, conclude Picotti

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