L’Iran, lo Stretto di Hormuz, il blocco della logistica nel Medioriente. Il prezzo del petrolio galleggia oltre i 100 dollari al barile, dopo aver superato i 114 dollari (cosa che non accadeva dal 2022). I ministri dell’Economia del G7 metteranno al centro della discussione le riserve strategiche.
Prima conseguenza: i prezzi di benzina e diesel aumentano. E più va avanti la guerra all’Iran, maggiori saranno le tensioni e le minacce sulla produzione e sui trasporti di greggio dal Medioriente.
Il greggio sfonda i 114 dollari al barile
Il prezzo al barile del Brent, il greggio del mare del Nord, è balzato oltre i 114 dollari dopo la ripresa delle contrattazioni, con un aumento del 23% del prezzo rispetto alla chiusura di venerdì. Anche il West Texas Intermediate, il greggio che viene dagli Stati Uniti, è arrivato a circa 114 dollari al barile (il 25% in più rispetto alla chiusura). Ora sui muove sopra i 100 dollari al barile.
La corsa al pieno di benzina
“L’effetto panico per la guerra in Iran e la situazione nel Golfo Persico fa volare le vendite dei carburanti in un solo fine settimana – dice il presidente di FederPetroli Italia Michele Marsiglia a LaPresse – il weekend è stato caratterizzato da un aumento della vendita di gasolio e super. Avevamo già notato un cambio anomalo delle vendite in aumento nella scorsa settimana, ma era presto per considerare un comportamento dei consumatori di corsa al ‘pieno di benzina’“.
Quotazioni fuori scala
“I prezzi del greggio sono in continua salita e le quotazioni sono fuori dalla scala della normalità – afferma Marsiglia – senza intervento del Governo, la situazione diventa difficile. Parliamo di prodotti necessari ai consumi quotidiani”.
Intervenire sulle accise
“Se il governo Meloni interviene sulle accise – osserva ancora Marsiglia – riusciamo a mantenere un equilibrio sui consumi e per le tasche degli italiani. Attendiamo di conoscere come verrà disposto il provvedimento sull’accisa mobile ed altre misure mirate e se si riuscirà a intervenire tempestivamente”.
Serve una Strategia energetica
“Il nostro Paese necessita di una Strategia energetica nazionale che oggi non esiste – rileva Marsiglia – una politica energetica che permetta di rendere l’Italia indipendente ed evitare situazioni di difficoltà per i consumatori italiani”.
Le riserve di petrolio al centro del G7
Secondo quanto riportato dal Financial Times i ministri delle Finanze del G7 discuteranno oggi di un rilascio congiunto di petrolio dalle riserve di emergenza, coordinato dall’Agenzia internazionale per l’energia. Tre Paesi del G7 – tra cui gli Stati Uniti – avrebbero espresso parere favorevole dal momento che la guerra tra Usa, Israele e Iran ha fatto impennare i prezzi del greggio.
Mercati più resilienti del previsto
“La risposta dei mercati appare relativamente contenuta, soprattutto se si considera il rischio di ulteriori interruzioni nell’approvvigionamento energetico – dichiara Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm – anche gli investitori sembrano interpretare la situazione in modo piuttosto ottimistico: l’ipotesi prevalente è che le tensioni possano rivelarsi di breve durata e che l’impatto sul contesto macroeconomico globale resti limitato. Tra i mercati azionari, Wall street ha finora dimostrato una tenuta migliore. A risentire maggiormente dei timori di un aumento dei prezzi dell’energia e di possibili interruzioni nelle forniture sono stati soprattutto i mercati azionari europei ed emergenti. E’ opportuno evitare conclusioni affrettate ma finora i mercati si sono dimostrati più resilienti del previsto e la diversificazione ha svolto un ruolo decisivo”.

