La Bce vede il calo dell’inflazione, scende all’1,7% a gennaio

La Bce vede il calo dell’inflazione, scende all’1,7% a gennaio

Il bollettino aggiornato della Banca centrale europea, le aspettative a lungo termine si attestano sulla stabilizzazione intorno al 2%. Anche se le prospettive restano più incerte a causa del contesto politico mondiale.

La Bce vede il calo dell’inflazione. A gennaio 2026 – rileva la Banca centrale europea, nell’ultimo bollettino economico – l’inflazione scende all’1,7%, dal 2% di dicembre 2025. Le misure delle aspettative di inflazione a più lungo termine continuano ad attestarsi prevalentemente intorno al 2%, sostenendo la stabilizzazione dell’inflazione intorno all’obiettivo del Consiglio direttivo.

Secondo la Bce – che a febbraio ha deciso di lasciare i tassi invariati – la crescita delle retribuzioni contrattuali e gli indicatori prospettici, quali l’indice salariale della Bce e i risultati delle indagini sulle aspettative relative ai salari segnalano una perdurante moderazione del costo del lavoro. Tuttavia, resta incerto il contributo della componente eccedente i minimi contrattuali alla crescita complessiva delle retribuzioni.

L’inflazione dei beni energetici si è ridotta al meno 4,1%; mentre quella dei beni alimentari è aumentata al 2,7%. L’inflazione dei beni è salita allo 0,4%, e quella dei servizi è diminuita al 3,2%. Le misure dell’inflazione di fondo hanno subito lievi variazioni negli ultimi mesi e restano coerenti con l’obiettivo del 2% a medio termine perseguito dal Consiglio direttivo.

Anche se – avverte la Bce – “le prospettive di inflazione restano più incerte del consueto a causa del contesto politico mondiale mutevole”. L’inflazione potrebbe risultare inferiore se, per effetto dei dazi, la domanda di esportazioni dell’area dell’euro si riducesse più di quanto atteso e se i Paesi con eccesso di capacità produttiva aumentassero ulteriormente le loro esportazioni verso l’area.

Inoltre per la Banca centrale europea un rafforzamento dell’euro potrebbe far scendere l’inflazione oltre le attuali aspettative. Anche mercati finanziari più volatili e avversi al rischio potrebbero gravare sulla domanda e ridurre quindi l’inflazione. Per converso, l’inflazione potrebbe risultare superiore se le quotazioni dell’energia aumentassero in maniera persistente o se catene di approvvigionamento mondiali più frammentate spingessero al rialzo i prezzi all’importazione, riducessero l’offerta di materie prime critiche e accrescessero i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro. Se la dinamica salariale si moderasse più lentamente, l’inflazione dei servizi potrebbe ridursi più tardi di quanto atteso. L’incremento programmato della spesa in difesa e infrastrutture potrebbe anche far aumentare l’inflazione nel medio termine. Eventi meteorologici estremi, e più in generale il dispiegarsi della crisi climatica e ambientale, potrebbero determinare aumenti dei prezzi dei beni alimentari superiori alle attese.

“Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, la Banca centrale europea seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione – continua la Bce – le decisioni del consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria. Il consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi. Il consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti gli strumenti di cui dispone nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sull’obiettivo di medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria”.

“Nel contesto geopolitico attuale è urgente rafforzare l’area dell’euro e la sua economia – mette in evidenza la Bce – i governi dovrebbero dare priorità a finanze pubbliche sostenibili, investimenti strategici e riforme strutturali favorevoli alla crescita. È fondamentale sbloccare il pieno potenziale del mercato unico e promuovere una maggiore integrazione dei mercati dei capitali completando l’unione del risparmio e degli investimenti e l’unione bancaria secondo un calendario ambizioso, oltre ad adottare rapidamente il regolamento sull’euro digitale”.

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