Ex Ilva, a Genova i lavoratori bloccano l’autostrada A10. A Taranto proclamato lo sciopero a oltranza

Ex Ilva, a Genova i lavoratori bloccano l’autostrada A10. A Taranto proclamato lo sciopero a oltranza

La protesta è contro il Piano del governo sul grande siderurgico. Richiesto un incontro a Palazzo Chigi.

I lavoratori dell’ex Ilva di Genova bloccano l’autostrada A10. A Taranto si decide per lo sciopero a oltranza.

La protesta da un lato e lo sciopero dall’altro sono contro il Piano del governo sull’ex Ilva. In particolare al momento è più pressante la richiesta di un incontro a Palazzo Chigi; soprattutto dopo un altro intervento dedicato alla fabbrica di acciaio.

Operai in agitazione

A Genova il corteo dei manifestanti è entrato al casello di Cornigliano. E, dopo aver percorso le rampe di accesso, con uomini e mezzi, sono arrivati sulla carreggiata della A10 in direzione centro città fermando il traffico. Si sono spinti fino ad arrivare al ponte San Giorgio: vogliono sostanzialmente lo sblocco dei materiali allo stabilimento di Cornigliano affinché non si fermi la produzione. Prima ancora i lavoratori si erano diretti verso l’aeroporto. Al momento il presidio con blocco del traffico occupa la parte centrale del viadotto sulla carreggiata diretta verso Genova ovest.

La protesta tanto per lo stabilimento di Genova (dove si sono uniti anche i dipendenti di Ansaldo energia) quanto per il grande siderurgico di Taranto va ora avanti a oltranza. Sulla costa jonica sono stati i sindacati infatti a proclamare l’agitazione fino a nuova comunicazione.

Le organizzazioni sindacali locali tarantine di Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno annunciato la proclamazione di uno sciopero a partire dalle 12.00 di oggi. Lo sciopero è finalizzato a richiedere un incontro per un unico tavolo a Palazzo Chigi. L’obiettivo è ottenere il ritiro del Piano e di avviare un confronto serio e costruttivo sui diritti, la sicurezza e il futuro dei lavoratori. Questo atto di protesta – fanno presente i sindacati – rappresenta un momento fondamentale per difendere i diritti di tutti i lavoratori e garantire un futuro di stabilità e dignità nel mondo del lavoro.

Sindacati contro il Piano del governo

”Ai lavoratori dell’ex Ilva, in occupazione a Genova e a quelli in mobilitazione a Novi Ligure e Racconigi, Palazzo Chigi deve dare ora una risposta urgente – dichiara Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil – è inaccettabile il Piano per chiudere l’ex Ilva. Noi non chiediamo cassa integrazione ma un Piano per il lavoro“.

“La situazione negli stabilimenti ex Ilva rischia di degenerare, i lavoratori stanno scioperando a oltranza a Genova come a Taranto per chiedere al governo di intervenire immediatamente – afferma Rocco Palombella, segretario generale Uilm – prima di tutto il governo deve eliminare il Piano di morte che ci è stato presentato e fare tutto ciò che è necessario per salvare la produzione di acciaio in Italia. Non vogliamo dividere cittadini e lavoratori, tutti vogliamo una fabbrica green con una vera decarbonizzazione. Questo è l’unico modo per salvaguardare ambiente, salute e occupazione”.

“Per queste ragioni – aggiunge Palombella – abbiamo chiesto una convocazione urgente a Palazzo Chigi che si basa su alcune premesse, la prima è il ritiro del Piano corto che ci hanno presentato all’incontro dell’11 novembre scorso. La Meloni ci metta la faccia, questa vertenza è arrivata a un punto di non ritorno ed è per questo che serve la massima responsabilità di tutti”.

Lettera per riunire un tavolo permanente

I segretari generali di Fim, Fiom, Uilm (Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella) hanno scritto una lettera alla presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni, al sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano e ai ministri Giancarlo Giorgetti, Adolofo Urso e Maria Elvira Calderone per chiedere la convocazione urgente presso presidenza del Consiglio del tavolo permanente sull’ex Ilva AdI in As, con la presenza della premier.

“A seguito della presentazione del Piano denominato ‘ciclo corto’ – scrivono i sindacalisti – si è generata una situazione estremamente grave, caratterizzata da conflitti e forti tensioni sociali nei territori che rischiano di avere un effetto domino. Siamo fortemente preoccupati dalla decisione di interrompere ulteriori attività produttive, con pesanti e irreversibili ripercussioni sulle prospettive future degli stabilimenti dell’ex Ilva. Alle già rilevanti incertezze riguardanti il Piano di salvataggio, i processi di decarbonizzazione, la tenuta industriale e occupazionale, si sono aggiunti fondati timori relativi a una vera e propria operazione di dismissione delle attività produttive“.

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