B&b e non solo: torna l’obbligo di identificare l’ospite di persona

B&b e non solo: torna l’obbligo di identificare l’ospite di persona
Annullata definitivamente la sentenza di maggio scorso

Annullata definitivamente la sentenza di maggio scorso

Il riconoscimento di persona degli ospiti nelle strutture ricettive (b&b, affittacamere, hotel) non è un optional: lo ha ribadito il Consiglio di Stato con una sentenza depositata il 21 novembre 2025, che annulla definitivamente la decisione del Tar Lazio dello scorso maggio. Il Tar aveva sospeso l’efficacia della circolare del Viminale che imponeva ai gestori di verificare di persona che il titolare del documento d’identità coincidesse con l’effettivo ospite. Ora, l’obbligo torna pienamente in vigore.

Riconoscimento de visu, di cosa si tratta

Se vi è mai stato chiesto di inviare un vostro selfie durante il “self check-in” dal cellulare e pensate che questo possa bastare per un riconoscimento de visu, vi sbagliate. “De visu” significa infatti “a vista”, di persona. In pratica, il gestore della struttura ricettiva deve guardare fisicamente la persona che sta per alloggiare e verificare che il volto corrisponda al documento di identità che gli viene consegnato. Non è sufficiente quindi ricevere la foto del documento o una copia: serve un confronto diretto, faccia a faccia. Tuttavia, sarà possibile utilizzare alcune tecnologie di riconoscimento degli ospiti a patto che dimostrino l’ingresso degli stessi in appartamento.

Come si arrivati alla sentenza del Consiglio di Stato

La pronuncia è arrivata dopo il ricorso del Ministero dell’Interno e l’intervento di Federalberghi, che aveva chiesto di essere coinvolta nel procedimento. Proprio l’associazione degli albergatori sottolinea come la sentenza ristabilisca un principio chiaro: hotel, bed and breakfast, affittacamere, campeggi e anche gli host delle locazioni brevi devono non solo acquisire e trasmettere il documento dell’alloggiato, ma anche effettuare un controllo diretto della sua identità. Un passaggio considerato cruciale per la sicurezza. “Questa procedura contribuisce a elevare in maniera significativa i livelli di sicurezza, a vantaggio degli ospiti ma anche dei residenti”, osserva Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. Il riferimento è al continuo via vai negli edifici con appartamenti destinati agli affitti turistici brevi, spesso fonte di preoccupazione per chi ci vive stabilmente. Bocca ricorda inoltre che gli albergatori svolgono da sempre questo compito “con grande senso civico”, e che proprio il riconoscimento de visu ha permesso, in alcuni casi recenti, di individuare soggetti pericolosi sfuggiti ai controlli.

Riconoscimento de visu, cosa non aveva funzionato davanti al Tar

La decisione del Consiglio di Stato arriva dopo che lo stesso organo aveva rilevato una possibile incompletezza del contraddittorio nel giudizio di primo grado: senza la partecipazione di una rappresentanza del settore alberghiero, il procedimento davanti al Tar non avrebbe garantito un confronto pieno tra le parti. Con la sentenza del 21 novembre, il quadro regolatorio torna dunque stabile: chi gestisce strutture ricettive – tradizionali o extra-alberghiere – dovrà continuare a controllare di persona l’identità degli alloggiati. Una misura semplice, sostengono gli operatori, ma dal forte impatto sulla sicurezza collettiva.

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