Il Pil cresce dello 0,7% nel 2024. La conferma arriva dall’aggiornamento dell’Istat. Quindi buone notizie sul fronte della crescita economica italiana. L’Istat ha anche rivisto al rialzo dello 0,3% il dato del 2023, che segna così una crescita definitiva dell’1% rispetto al precedente 0,7%.
Per il 2025 la Banca d’Italia stima una crescita dello 0,6%.
L’apporto dei consumi
Nei ‘Conti economici nazionali’ relativi al biennio 2023-24, l’Istat mette in evidenza anche come l’anno scorso ci sia stato un apporto dei consumi al Pil pari allo 0,5% (o al +0,6% considerando anche gli investimenti fissi lordi e gli oggetti di valore). Dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto è aumentato invece in agricoltura (+2,0%), costruzioni (+1,1%) e servizi (+0,8%), mentre è risultato stazionario per quanto riguarda l’industria.
Il deficit e il fisco
Sempre per quanto riguarda il 2024, l’istituto di statistica conferma la stima relativa al rapporto deficit/Pil – in deciso miglioramento al -3,4% – e segnala l’aumento di un punto della pressione fiscale complessiva, che si attesta al 42,5% considerando un aumento delle entrate fiscali e contributive (5,8%) maggiore rispetto a quello del Pil a prezzi correnti (+2,7%).
Per il Mef premiato il buon lavoro
Il ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) “esprime soddisfazione” per la revisione al rialzo del Pil, elemento che secondo il viceministro Maurizio Leo “dimostra il fatto per cui lavorare bene e con prudenza premia sempre“.
I problemi dell’export
Non condividono però questo entusiasmo le associazioni delle imprese e dei consumatori. Per Confcommercio, i dati di Istat mostrano “alcuni aspetti favorevoli”, come il miglioramento dei consumi in alcuni segmenti ma al contempo “rendono più evidenti alcune criticità”, come “le difficoltà dell’export, i cui volumi sono stati rivisti al ribasso”, nell’ambito di una dinamica “già presente nel 2023, ben prima dei dazi”. Per il Codacons, invece, i dati segnalano “la mancata ripartenza dei consumi in Italia, con la spesa delle famiglie che registra una marcata flessione in alcuni comparti chiave”. Secondo l’associazione “pesa il forte incremento dei prezzi che lo scorso anno ha interessato alcuni settori”, aumenti che proseguono “anche nel 2025” e che “devono portare il governo a seri interventi per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie”.

