La Consob concede 30 giorni di proroga per l’Ops (Offerta pubblica di scambio) di UniCredit su Bpm. La Consob – secondo quanto si apprende da fonti finanziarie – ha quindi in sostanza sospeso per 30 giorni l’Ops di Unicredit su Bpm, il cui termine era in scadenza per domani 23 luglio.
Gli ultimi passaggi, Golden Power e lettera Ue
I tempi si erano allungati anche per l’intervento del governo con la Golden Power.
Poi si è interessata della questione anche la commissione Europea, con una lettera all’Italia. Secondo l’Ue il decreto della presidente del Consiglio dei ministri del 18 aprile 2025, che impone determinati obblighi all’entità risultante dalla fusione, derivanti dall’acquisizione di Banco Bpm da parte di UniCredit (il cosiddetto ‘Golden Power’), potrebbe costituire una violazione dell’articolo 21 del Regolamento Ue sulle concentrazioni e di altre disposizioni del diritto dell’Ue.
L’Italia potrà naturalmente rispondere alla lettera dell’Ue. Tanto che Palazzo Chigi fa sapere di avere l’intenzione di fornire tutti i chiarimenti richiesti. Ma poche ore prima della lettera Ue era stata UniCredit a sostenere senza mezzi termini tutta la sua contrarietà di fronte all’utilizzo della Golden Power, all’indomani della decisione del Tar del Lazio, il 12 luglio 2025, di accogliere il ricorso sulla Golden Power, annullando così parzialmente il decreto.
Dal punto di vista della concorrenza, la commissione Ue ha approvato l’operazione ai sensi dell’Eumr, subordinatamente a determinate condizioni, il 19 giugno 2025. Separatamente, l’Italia ha emanato un decreto che impone obblighi a UniCredit al completamento dell’acquisizione di Bpm, sulla base della normativa nazionale che autorizza le autorità italiane a esaminare gli investimenti in società attive in determinati settori di importanza strategica, tra cui il settore bancario. Ecco allora la Golden Power.
Gli Stati membri possono adottare misure appropriate per tutelare interessi legittimi – ai sensi dell’articolo 21, paragrafo 4, del Regolamento Ue sul Mercato Interno – a condizione che siano compatibili con i principi generali e le altre disposizioni del diritto dell’Ue e che siano appropriate, proporzionate e non discriminatorie. Tale obbligo è soggetto al vaglio della Commissione, in particolare per salvaguardare la propria competenza ai sensi del Regolamento Ue sul Mercato Interno ed evitare la frammentazione del Mercato Unico.
Il 26 maggio 2025, la Commissione ha inviato una richiesta di informazioni all’Italia per una migliore comprensione del decreto. L’Italia ha risposto l’11 giugno 2025. Dopo aver valutato attentamente la risposta dell’Italia, la Commissione conclude in via preliminare che il decreto potrebbe violare l’articolo 21 del Regolamento Ue sul Mercato Interno.
La sicurezza pubblica costituisce, tra gli altri, un interesse legittimo ed è esplicitamente menzionata nell’articolo 21 (paragrafo 4, del Regolamento Ue sul Mercato Interno), ma la Commissione ritiene in via preliminare che la giustificazione delle condizioni sia attualmente carente di motivazione e che la Commissione avrebbe probabilmente dovuto riesaminare il decreto prima dell’attuazione. La valutazione preliminare rileva che il decreto potrebbe essere incompatibile con altre disposizioni del diritto dell’Ue, tra cui quelle sulla libera circolazione dei capitali e sulla vigilanza prudenziale da parte della Banca centrale europea.
La valutazione preliminare invita l’Italia a presentare le proprie osservazioni. “In merito alla lettera della commissione Ue sull’applicazione dei poteri speciali all’offerta di UniCredit per Banco Bpm – si rileva da Palazzo Chigi – il governo italiano con spirito collaborativo e costruttivo risponderà ai chiarimenti richiesti così come già fatto in sede giurisdizionale dinanzi al Tar nei termini e con motivazioni ritenute già legittime dai giudici amministrativi”. Ora, in base alla risposta dell’Italia e alla sentenza del tribunale italiano, la Commissione valuterà i prossimi passi.
Proroga per clima di incertezza e effetti valutazione Ue
Quindi i motivi che hanno portato la Consob a prorogare la scadenza di 30 giorni riguardano un po’ questo clima e questo contesto. E – come si legge nella delibera della Consob – “la situazione di incertezza creatasi per effetto” della pronuncia del Tar Lazio e della valutazione preliminare della Commissione Ue “non consente, allo stato, agli oblati di pervenire a un fondato giudizio sull’offerta e che, pertanto, si rende necessario disporne la sospensione per il tempo massimo consentito dall’art. 102, comma 6, lett. b), del Tuf, ossia 30 giorni di calendario decorrenti dalla data della presente delibera”.
La lettera di UniCredit al governo
La Consob rivela poi che c’è stata una “lettera del 15 luglio 2025” con cui “UniCredit, a seguito della sentenza del Tar del Lazio, ha chiesto alla presidenza del Consiglio dei ministri e all’amministrazione competente per il monitoraggio di avviare un contradditorio in merito alle prescrizioni imposte dal decreto” per “dare seguito alle indicazioni contenute nella sentenza del Tar Lazio finalizzate all’instaurazione di ‘idonee (ed auspicabilmente virtuose) modalità di interlocuzione tra la pubblica autorità e” Unicredit. Il riferimento della Consob è a una lettera relativa al Golden Power.
Il blogger Masi: “Ha fatto bene Savona a prorogare”
“Credo che il presidente della Consob Paolo Savona, che non ha paura di mettersi contro l’attuale governo visto la sua imminente scadenza – commenta a LaPresse Massimo Masi, ex segretario generale Uilca (Uil credito, esattorie e assicurazioni) e oggi blogger che si occupa di banche e assicurazioni – abbia fatto bene a concedere altri 30 giorni a Unicredit per l’Ops su Banco Bpm, in attesa del parere definitivo della Dg Comp. In questo mese mi auguro, anche per il bene delle banche interessate, del sistema bancario italiano, e delle lavoratrici e dei lavoratori delle banche interessate che si arrivi ad una conclusione definitiva. Credo che chi nei giorni scorsi ha affermato che l’Ops di Unicredit su Banco Bpm poteva diventare l’operazione di M&A più lunga della storia avesse ragione. Tra sentenze del Tar, pareri di Bruxelles, Golden power facilmente contestabili, si è arrivati alla seconda sospensione dell’Ops di Unicredit da parte di Consob“. La domanda che pone Masi “conoscendo un po’ i personaggi che partecipano a questa ‘lunga opera’ è sempre la solita: perché? Perché in un’operazione dove il mercato doveva farla da padrona si sono inserite le spinte – non proprie spontanee – del governo? Perchè se Unicredit ha ragioni da vendere, anche Bpm ne ha. Essere sotto ‘passivity rule’ da novembre 2024 non è piacevole”.

