Volano i prezzi di petrolio e gas. L’energia per illuminare, riscaldare e far camminare il Pianeta è alle stelle. Ed è soltanto una delle conseguenze della guerra in Ucraina. Intanto l’Opec+ – l’alleanza di 23 nazioni produttrici di petrolio guidata da Arabia Saudita, che include anche la Russia – decide un aumento modesto della produzione di petrolio a 400mila barili al giorno, scegliendo di fatto di non prendere in considerazione gli effetti del conflitto nel cuore dell’Europa. In casa nostra, i benzinai denunciano le difficoltà e si dicono allo stremo. Ed è Assopetroli-Assoenergia a lanciare l’allarme dei distributori sul calo dei carburanti e sulla scarsa disponibilità negli ultimi giorni.
Il prezzo dei futures del petrolio Brent supera la soglia dei 112 dollari scambiando (a 112,76 dollari al barile in rialzo del 7,42%), raggiungendo un livello che non si vedeva da aprile 2014. Il gas in Europa incrementa il prezzo del 14,24% a 139 euro al Megawattora (con picchi di 140 euro). E, per via delle sanzioni Ue e del forte nervosismo sui mercati, fa molto rumore il tonfo in Borsa per Gazprom nel listino a Londra.
Un aumento della produzione di petrolio avrebbe, almeno in teoria, potuto attenuare questa impennata. Era forse questo che ci si aspettava dall’Opec+: un incremento della produzione avrebbe infatti (forse) potuto raffreddare lo scenario dei mercati e mitigare la corsa verso l’alto dei prezzi. Invece dalla riunione è stato confermato quanto era già nell’aria sul meccanismo di adeguamento della produzione mensile, alzando la produzione a 400mila barili. Inoltre la prossima riunione è stata fissata il 31 marzo.
In Italia la federazione dei benzinai parla di “categoria allo stremo; non si può continuare a far fronte a questi rialzi”. Per esempio la benzina e il diesel a 2 euro al litro sono insostenibili per “la tenuta. Non si riesce più nemmeno a fare scaricare il carburante che, quando arriva al gestore, ha sempre un prezzo più alto rispetto al giorno precedente”. A questo si aggiungono “le spese energetiche per gli impianti”, specie di notte. Scendono poi in campo i consumatori che puntano il dito contro la decisione dell’Opec+, definita “a dir poco irresponsabile” e che “non tiene in nessun conto dello scoppio della guerra in Ucraina, delle tensioni sui mercati internazionali e dell’eventuale blocco delle esportazioni russe”.
La situazione è grave per i distributori – sia per la rete stradale sia per l’ingrosso – che attraverso Assopetroli-Assoenergia fanno sentire la propria voce per la scarsa disponibilità dei carburanti, specie negli ultimi giorni in seguito all’acuirsi del conflitto in Ucraina.

