di Marco Valsecchi

Torino, 12 ago. (LaPresse) – Abbiamo sempre ammirato l’integrità editoriale e la prospettiva globale che sono gli elementi caratteristici del successo de The Economist e sottoscriviamo pienamente la sua storica missione di ‘prender partito nella dura battaglia tra l’intelligenza, che ci spinge verso il progresso, e un’ignoranza vile e timorosa, che lo ostacola'”. Lo ha dichiarato John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, in occasione dell’annuncio da parte della società di investimento dell’accordo stipulato per l’acquisizione di 6,3 milioni di azioni ordinarie (pari al 27,8%) e di 1,26 milioni di azioni speciali “B” (pari al 100%) del gruppo The Economist da Pearson Group, per un importo complessivo di 287 milioni di sterline, pari a 405 milioni di euro.

Il perfezionamento dell’operazione è atteso per il quarto trimestre del 2015. A seguito di tale acquisto e di una distinta operazione di buy-back annunciata da The Economist sulle restanti azioni ordinarie detenute da Pearson, la partecipazione di Exor aumenterà dal 4,7% al 43,4%, rendendo la società il primo azionista singolo del gruppo proprietario del settimanale economico inglese. Previa approvazione degli azionisti, è stato comunque concordato che lo statuto di The Economist sia modificato per limitare al 20% i diritti di voto di ogni singolo azionista e per garantire che nessun singolo individuo o società possa detenere più del 50% delle azioni del gruppo. Dal punto di vista dei voti, la holding italiana conterà quindi quanto la famiglia de Rotschild, che detiene un 21% del capitale.

Per Exor si tratta della seconda grande acquisizione nel giro di due settimane, dopo l’accordo definitivo raggiunto lo scorso 3 agosto per PartnerRe, una delle principali società globali di riassicurazione. In questo caso specifico, Exor ha evidenziato in una nota che l’investimento in The Economist rientra nell’ambito di altre importanti partecipazioni di lungo termine detenute direttamente e indirettamente nei settori dei media e dell’editoria nel corso degli ultimi decenni, tra cui Bantham Books, Random House, Le Monde, Rcs MediaGroup, Italiana Editrice e Banijay Group. Lo stesso John Elkann ha dichiarato di ritenere che “The Economist abbia un enorme potenziale di crescita, in particolare per la sua capacità di cogliere le numerose opportunità di sviluppo legate alla digitalizzazione del settore dei media, sotto la guida di Zanny Minton Beddoes e di Chris Stibb”.

Pearson ha annunciato che ora si concentrerà al 100% sulla una strategia legata all’ambito educativo, investendo per gli scopi aziendali i proventi della cessione. “Il mondo della formazione sta cambiando rapidamente e vediamo grandi opportunità per far crescere il nostro business aumentando globalmente l’accesso all’istruzione di alta qualità”, ha spiegato il ceo John Fallon. “Pearson – ha dichiarato lo stesso Fallon – è orgogliosa di essere stata parte del successo dell’Economist negli ultimi 58 anni, e i nostri azionisti hanno beneficiato enormemente di questa crescita. Ci ha fatto piacere supportare la sociatà mentre costruiva un business globale, sostenendo l’eccellenza del suo giornalismo e facendo in modo che venisse letto in modo più diffuso”.

The Economist Group ha invece dato il benvenuto al nuovo azionista di maggioranza all’interno del comunicato con cui ha annunciato il buy-back delle restanti azioni in mano a Pearson. Nella nota, in cui si spiega che il riacquisto salvaguarderà l’indipendenza editoriale della testata, Exor viene definita “azionista esemplare negli ultimi sei anni” e se ne elogia “il grande rispetto per la cultura e le tradizioni di The Economist, sottolineata dalla disponibilità a fissare un tetto ai propri diritti di voto”.

La giornata di Borsa, condizionata in negativo su tutti i listini europei dalla seconda svalutazione dello yuan annunciata dalla banca centrale cinese, ha visto il titolo Exor chiudere con un -2,92% a 44,16 euro, dopo un avvio debole.

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