Lavoro, Poletti non esclude fiducia per far passare decreto

Lavoro, Poletti non esclude fiducia per far passare decreto

Padova, 14 apr. (LaPresse) – Gli scontri di via Veneto a Roma sabato scorso non spaventano il Governo che tira dritto ed è pronto alla fiducia sul decreto lavoro, che oggi approda in commissione alla Camera. E per Alitalia, Palazzo Chigi è pronto a tutto pur di portare a casa l’alleanza con Etihad. E’ stato Giuliano Poletti oggi a Padova a chiarire le intenzioni dell’esecutivo, con toni molto ‘renziani’ che lasciano poco spazio all’immaginazione. “Se qualcuno pensa di stravolgere questo decreto e togliere i fondamentali, è chiaro che il Governo non potrà essere d’accordo. E quindi il Governo difenderà il provvedimento secondo le procedure parlamentari che sono previste”. La fiducia appare dietro l’angolo. Pronti a tutto anche su Alitalia: “Se ci sarà bisogno di uno strumento straordinario, il Governo, se è sufficiente, o il Parlamento, se serve un cambio normativo, prenderanno le loro decisioni, ma solo a fronte di un piano”.

Dopo due mesi di riforme, ora c’è la necessità del lavoro giorno per giorno per trasformare in leggi le proposte. Poletti lo dice chiaramente: “Oggi comincia il lavoro in commissione, ribadisco che noi pensiamo che l’impianto sia giusto e corrisponde ad un’esigenza sostanziale. Non sono d’accordo per nulla con chi ritiene che questo decreto precarizza”. “Se la discussione parlamentare, com’è normale che sia, porta a delle modifiche e ai dei ritocchi, o introduce degli elementi che abbiamo ascoltato e che sosterremo” ha aggiunto il ministro riferendosi alla norma transitoria sul qual è il campo di applicazione e quali sono i contratti che sono dentro o fuori il decreto, “sono cose che vanno fatte” ha concluso. Ma nulla più. E già che c’è il ministro, che partecipava ad un convegno della LegaCoop del Nordest, lancia anche un piccolo rimprovero al ministro dell’Economia, reo di aver invaso il suo campo sul salario minimo: “Perché se ne occupa il Tesoro? Chiedetelo a loro” risponde, mordendosi la lingua, a chi gli faceva notare l’anomalia su questo tema.

A parte il tecnicismo interministeriale sulla supervisione sul tema, Poletti è duro con chi cerca di alzare i toni sul tema lavoro, dai sindacati a chi incendia le piazze: “Noi vogliamo una discussione su questo tema, si deve riflettere su come il mondo del lavoro è cambiato – spiega – ma non possiamo però farlo secondo lo schema classico del conflitto e contrasto che andava bene ad inizio ‘900, in questo secolo è lo strumento meno adatto ad immaginare nuove dinamiche, finalmente si ragionerà apertamente su come cambia il mercato del lavoro. Il tema del salario minimo è la chiave per questa discussione, senza sapere prima come va finire”. Intanto il primo maggio si avvia la ‘Youth guarantee’: “Partiamo e la cosa importante è che per la prima volta in Italia ci si prende carico dei giovani che interrompono gli studi e non trovano occupazione cercando di predisporre le condizioni perché a ognuno di loro venga data una possibilità”. Tutti, ha aggiunto il ministro, devono avere una ragione per mettere giù i piedi dal letto perché “non possiamo continuare a immaginare che le politiche del lavoro siano quelle dei sussidi e del sostegno al reddito, che sono necessarie ma poi bisogna decidere di costruire strumenti di transizione per il passaggio da un lavoro a un altro lavoro. La prassi Poletti è che le cose si facciano anche se poi ci saranno dei problemi da risolvere”.

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