Ventotene (Latina), 1 set. (LaPresse) – “La recessione ha reso difficile l’azione di bilancio, che ha inevitabilmente avuto riflessi negativi sull’attività economica nel breve periodo. Tuttavia, la prudenza nella gestione dei conti pubblici ha contribuito a evitare scenari peggiori, a contenere prima e a ridurre poi i differenziali di interesse tra i titoli sovrani dell’area, a scongiurare nuove crisi di liquidità”. E’ quanto ha affermato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco al Seminario ‘Il federalismo in Europa e nel mondo’ a Ventotene in provincia di Latina. “È stato anche difficile – ha aggiunto Visco – attuare le riforme strutturali che, se contribuiscono a ricostruire il potenziale di crescita di un’economia, possono avere costi di breve periodo, in particolare in termini di occupazione”.
“Per l’Italia – ha detto ancora – il rispetto della cosiddetta regola del debito non impone un orientamento permanentemente restrittivo alla politica di bilancio, ma presuppone il ritorno su un sentiero stabile di crescita, richiede una decisa accelerazione nel processo di adeguamento ai cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici dell’ultimo trentennio”.
E circa la politica economica europe Visco ha spiegato: “La riforma della governance europea, insieme con gli sforzi compiuti a livello nazionale, ha avviato la ricostruzione di un rapporto di fiducia tra gli stati membri”. “Oltre l’unione bancaria – ha specificato Visco – ci deve essere la prospettiva di un’unione di bilancio, infine politica”. “Occorre continuare ad accrescere il coordinamento delle politiche economiche e strutturali e gli incentivi alle riforme – ha detto ancora il numero uno di via Nazionale -, passare da una gestione di tipo intergovernativo basata sulla peer review delle politiche nazionali all’elaborazione di vere e proprie politiche comuni. Vanno precisati i contorni, definiti i tempi di attuazione, del progetto di un bilancio pubblico comune dell’area dell’euro”. “Più di ogni condizione – ha concluso – è essenziale la comune determinazione a procedere verso una piena Unione europea. La Bce e le banche centrali nazionali hanno dimostrato di essere pronte ad accompagnare questo cammino, continuando a ‘produrre’ la fiducia necessaria. Ma la fiducia non resiste a lungo all’assenza di progressi concreti. La politica monetaria è in grado di garantire la stabilità solo se i fondamentali economici e l’architettura istituzionale dell’area sono con essa coerenti. Ogni paese deve fare la propria parte”.

