Il Consiglio d’Indirizzo del Teatro La Fenice di Venezia ha approvato la nomina della Maestra Beatrice Venezi a direttrice musicale. Lo ha reso noto la Fondazione lirica in una nota nella quale precisa che l’incarico avrà inizio dal prossimo ottobre. La scelta è stata presa nonostante le proteste da parte delle maestranze e dei lavoratori del teatro veneto che più volte si sono espressi contro la sua nomina.
Colabianchi: “Nomina di Beatrice Venezi è un investimento sul futuro”
La decisione di nominare Beatrice Venezi quale direttrice musicale del Teatro La Fenice è “una scelta che assume consapevolmente anche il valore di un investimento sul futuro, non ultimo in ragione della sua giovane età”, ha dichiarato il sovrintendente e direttore artistico del Teatro La Fenice Nicola Colabianchi. “In un contesto spesso segnato da percorsi direttoriali lunghi e insistiti, la decisione di affidare un incarico di tale rilievo a un’esponente di una nuova generazione rappresenta un atto di fiducia nella capacità di costruire continuità e percorsi nel medio e lungo periodo, assicurando al Teatro una prospettiva di sviluppo e di rinnovamento”, ha aggiunto.
“Per le Fondazioni lirico-sinfoniche, come noto, la legge sancisce la competenza esclusiva del Sovrintendente rispetto alla nomina del Direttore Musicale. Tutti ne siamo ben consapevoli”, ha scritto ancora il sovrintendente Colabianchi nella sua relazione. “Tuttavia, il senso di responsabilità istituzionale che accompagna la mia funzione e l’attenzione mediatica orchestrata intorno a La Fenice mi spingono a un atto che, seppur non dovuto, considero opportuno, ossia rivolgermi a Voi del Consiglio d’Indirizzo, per mettervi a conoscenza in modo ufficiale e minuzioso delle ragioni, del contesto e degli obiettivi che hanno orientato la mia scelta, affinché sulla stessa possiate esprimere un parere di approvazione o di dissenso, di cui sarà mia cura tenere conto”, ha aggiunto.
“La storia della musica dimostra come decisioni artistiche che incidono su ruoli di vertice non vengano mai percepite come atti meramente tecnici, ma assumano inevitabilmente una valenza simbolica e pubblica” e anche per questo “chi riceve la responsabilità di guidare i teatri d’opera e le grandi istituzioni musicali ha il dovere di giudicare e scegliere sulla base di competenza, responsabilità e visione, non sulla base di consuetudini o sotto stretta osservanza di modelli di potere ereditati”.
“La Fenice e il luogo che ha ospitato prime mondiali di compositori che, al loro tempo, furono considerati innovatori, talvolta controversi. Per oltre due secoli, ha dimostrato una costante apertura alle novità musicali, assumendosene il rischio. La grandezza della Fenice non risiede soltanto nella custodia della tradizione, ma nella capacità di riconoscerne le evoluzioni prima che diventino consuetudine”, ha scritto Colabianchi.
“Non è casuale, del resto, che questo Teatro porti il nome La Fenice. Già in esso si riflette una scelta avveniristica: la capacità di risorgere dalle proprie ceneri, di trasformare brace spenta in rinascita culturale e artistica per Venezia e per l’Italia. Un simbolismo che la storia ha reso quasi letterale attraverso gli incendi e le ricostruzioni e che continua a vivere come metodo e responsabilità”, si legge ancora nella relazione. Colabianchi ha quindi sottolineato che “la scelta risponde, poi, a una coerenza artistica e progettuale di natura strettamente musicale”.
“Beatrice Venezi possiede una formazione direttoriale solida, fondata su una conoscenza approfondita della partitura e su un metodo di lavoro orientato all’analisi strutturale del testo musicale, alla chiarezza dell’articolazione formale e al controllo dell’equilibrio timbrico orchestrale. Il suo profilo si colloca pienamente nella tradizione direttoriale italiana ed europea, con particolare attenzione al repertorio operistico, affrontato attraverso un rapporto rigoroso con la scrittura vocale, l’agogica e il rapporto tra buca e palcoscenico”.
“La cifra complessiva del suo lavoro risiede dunque in un equilibrio tra fedeltà alla partitura, prassi esecutiva storicamente informata, e capacità di restituire attualità al linguaggio musicale, senza forzature interpretative né letture museali. Tale impostazione risulta pienamente coerente con l’identità del Teatro La Fenice, storicamente impegnato a unire la tutela del grande repertorio con l’assunzione di responsabilità nei confronti dell’evoluzione del linguaggio musicale”, ha ribadito.
Sempre per il sovrintendente Colabianchi, per la nomina di Venezi, “vi è poi una motivazione di natura istituzionale. Il Direttore Musicale oggi non è soltanto un interprete sul podio, ma una figura chiamata a concorrere alla continuità dell’indirizzo artistico, al dialogo con le strutture interne e alla rappresentanza dell’immagine del Teatro. In questo senso, la designazione di Beatrice Venezi è fondata sulla sua capacità di assumere una responsabilità ampia e strutturata valorizzando un percorso di crescita destinato a rafforzarsi”.
“Ulteriore elemento è la sua capacità di parlare a pubblici diversi, inclusi coloro che si avvicinano oggi con maggiore esitazione alla musica colta. Senza rinunciare al rigore artistico, il Teatro ha il dovere di interrogarsi sulla propria sostenibilità culturale e sul rinnovamento generazionale del pubblico. L’accessibilità e la comunicazione non sono elementi estranei alla missione di un’istituzione pubblica, ma strumenti al servizio della sua vitalità”.
“La nomina si inserisce, come già ricordato, in una scelta consapevole di valorizzare il talento italiano, non in chiave difensiva o domestica, ma come affermazione di una leadership artistica nazionale capace di dialogare e competere nel contesto internazionale. La Fenice ha storicamente svolto questo ruolo, e intende continuare a farlo. Non posso poi ignorare – pur senza farne un argomento retorico – il valore simbolico di una scelta che contribuisce alla normalizzazione della presenza femminile nei ruoli apicali della musica. Non una nomina ‘in quanto donna’, ma una nomina che prescinde dal genere proprio perché fondata su competenza, progetto e responsabilità“, ha concluso.

