Nel castello della Valle, in uno dei bprghi più belli d'Italia, sulla costa tirrenica calabrese la personale di Anna Maria De Luca

In uno dei borghi più belli d’Italia, sulla costa tirrenica calabrese, su uno sperone roccioso sul versante sud-est del centro storico di Fiumefreddo Bruzio (CS) scopriamo il castello della Valle, con la famosa Stanza dei desideri: sala che Salvatore Fiume dipinse a metà degli anni Settanta e ridipinse nel 1996, un anno prima della sua scomparsa, dopo che gli affreschi originali erano stati distrutti dalle intemperie. In quel periodo, l’artista decise di donare al paese la propria arte, nell’intento di rivitalizzare il borgo: affrescò nel 1977 la volta della cappella di San Rocco e negli anni 90 collocò una scultura di bronzo in ciascuna delle due piazze panoramiche che affacciano sul Mar Tirreno. Dietro una delle due, una scritta memorabile, meta di tanti turisti, che invita all’augurio più grande: “Che la donna che ami si innamori di te”.

Oggi, la storia di Fiumefreddo è simile a quella di tanti borghi italiani dove la presenza demografica risulta in calo costante, ma la magia e la bellezza del borgo continuano ad attrarre artisti e cineasti (qua è stato girato “La moglie del sarto”, per esempio). E’ un tempo sospeso quello che si vive nel castello: fondato nel 1201 fu poi donato, nel Cinquecento, da Carlo V d’Asburgo al marchese Hernando de Alarcón che lo rimodernò secondo il gusto tardorinascimentale dell’epoca. Assediato nel 1806-1807 dalle truppe napoleoniche, fu quasi completamente distrutto.

Dichiarato “Monumento Contro Tutte le Guerre” nel 2006, oggi il castello ospita fino al 28 agosto la personale di Anna Maria De Luca, “Il Tempo dell’Attesa”. La mostra, patrocinata da Iaaps, International Association for Art and Psychology, è stata inserita dall’assessorato al Turismo nel programma estivo del Comune: “Vogliamo sviluppare il turismo a 360 gradi – commenta l’assessore Carmine Bruno – per questo puntiamo sull’arte, sui libri, sullo sport, la gastronomia”.

“Quale luogo più di un castello, con i suoi silenzi, parla dell’attesa? Il castello della Valle – spiega Anna Maria De Luca – si sposa perfettamente con il racconto del tempo che si snoda nei miei quadri, dai colori più violenti delle fasi acute del periodo covid, a quelli più leggeri dei tempi di “normalità”: siamo tutti in attesa di qualcosa, viviamo il tempo presente con l’ansia del tutto e subito, seguendo frenetici ritmi tra social e cellulari. La mia pittura è un invito a vivere il tempo, pienamente, anche quel tempo sospeso che tutti abbiamo in qualche modo sperimentato durante il Covid”.

Spiega il presidente Roberto Boccalon, psichiatra e psicanalista: “Il tempo dell’attesa, ritratto nei quadri di Anna Maria, è quello che rende possibile lo sviluppo del desiderio, letteralmente de-sidera, la percezione di lontananza dalle stelle, una nostalgia dell’infinito, una rinuncia apparente basata su uno sguardo che sa andare oltre. Nell’ottica di una ecologia della mente, l’alternanza dei ritmi di presenza – assenza, la capacità di tollerare la frustrazione nel processo di identificazione, il tempo dell’attesa è una sorta di gravidanza psichica, è un salto di livello, una trasformazione simbolica. Orfeo perde Euridice perché non sa tenere a bada l’impulso di guardarla: occorre avere la capacità di attendere per poter rendere possibile la trasformazione”.

E sempre a proposito di Tempo dell’Attesa, il 20 agosto, nel castello, si aprirà la mostra fotografica Esma, patrocinata dalla 21Marzo, che racconta lo storico processo in cui il Governo, 30 anni dopo la scomparsa di tre nostri concittadini italiani, riuscì finalmente ad ottenere giustizia contro i vertici della dittatura militare argentina. Per l’occasione, ospite d’onore della mostra fotografica della De Luca sarà il pm del processo Esma, Francesco Caporale, già procuratore aggiunto a Roma. Le foto della De Luca in esposizione nel castello sono state pubblicate, durante il processo, in Italia su Repubblica e in Argentina sul Clarin, per documentare le udienze nell’aula bunker di Rebibbia dove trovò finalmente giustizia la memoria della sua parente, Angela Maria Aieta, madre coraggio alla quale sono dedicate piazze e scuole in Italia e in Argentina.

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