Pompei, uno studio conferma la versione di Plinio: ecco la data dell’eruzione

Pompei, uno studio conferma la versione di Plinio: ecco la data dell’eruzione
Foto LaPresse/Alessandro Pone 16 Ottobre 2018 Pompei, NapoliPolitica Bonisoli a Pompei: una nuova incisione cambia la data dell’eruzione del VesuvioNella foto: archeologi al lavoro negli scavi della Regio V di Pompei Photo LaPresse/Alessandro Pone October 16, 2018 Pompei, Naples PoliticsA charcoal inscription uncovered during new excavations at Pompeii backs the theory that the Mount Vesuvius eruption that destroyed the ancient Roman city took place in October of 79 AD, not August.In the pic: archaeologists at work

Gli scritti del filosofo, unico a indicare una data precisa, riportano unanimemente il 24 agosto 79 d.C.

L’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano è avvenuta il 24 agosto del 79 dopo Cristo, come scritto da Plinio il Vecchio: la data del 24 ottobre del 79 d.C, come recentemente mostrato da Pedar Foss sulla base di una dettagliata analisi delle fonti, “non ha alcuna base documentale”. È quanto viene suggerito in un articolo che è stato pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei dedicato alla data dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., che distrusse Pompei ed Ercolano, e che Plinio il Giovane ricorda per il 24 agosto, ma che da tempo è stata messa in dubbio a favore di una data più in là nell’anno.

La ricerca

Gli autori della ricerca ora pubblicata, che presenta i risultati di un progetto di archeologia sperimentale sulla durabilità di iscrizioni a carboncino nonché un aggiornamento sullo studio delle fonti letterarie e archeobotaniche, concludono invece che al momento non ci sono sufficienti elementi per scartare la data del 24 agosto, presente già nei più antichi manoscritti. Pongono, inoltre, alcuni interrogativi riguardo a cambiamenti climatici e diversità geografiche caratterizzanti coltivazioni e pratiche agricole nel mondo antico. Tale data, infatti, è il risultato di una duplicazione. I manoscritti più antichi della lettera di Plinio il Giovane, l’unico a indicare una data precisa, riportano unanimemente “nono” o “nonum kal. Septembres”, ovvero il 24 agosto 79 d.C. (Plin.. Epist VI, 16, 4). Alcuni testi presentano però una lacuna al posto del mese.

L’origine del fraintendimento

 La questione si complica dal momento che la differenza tra “n” e “v” non è sempre chiara, per cui alcuni manoscritti riportano “novum, novu” o “nov/nou”. Da lì nasce il fraintendimento: “nov” viene integrato come novembres/ novembribus, cioè novembre (Foss 2022, pp. 128-132). Nasce così l’ipotesi, infondata, del 1° novembre (kalendis novembribus). Nel 1929, Giovanni Battista Alfano e Immanuel Friedlaender pubblicano uno scritto in cui sostengono la data del 24 ottobre, senza rendersi conto che essa è basata su un uso improprio della tradizione dei manoscritti: mantengono “non.” per il “nono giorno delle calende” aggiungendo come mese nov(embres), anche se nov. e non. sono semplicemente due letture (una delle quali errate) della stessa parola (Alfano, Friedlaender 1929). Pedar Foss è stato in grado di dimostrare chiaramente che tutte le date, fuorché il 24 agosto, sono pura invenzione (quella del 24 ottobre di appena un secolo fa) senza alcuna base nella tradizione dei manoscritti. Questo non vuol dire che il 24 agosto sia necessariamente la data corretta. Plinio il Giovane potrebbe essersi sbagliato. Infatti, gli scavi archeologici nelle città vesuviane hanno fornito elementi atti a mettere in dubbio la data agostana

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