Buchmesse, Paolo Giordano: “Dopo ‘no’ a Saviano anche io ho trovato un altro impegno”

Buchmesse, Paolo Giordano: “Dopo ‘no’ a Saviano anche io ho trovato un altro impegno”

Lo scrittore vincitore del Premio Strega: “Come si può anche solo pensare di non invitarlo in una delegazione italiana?”

La prima cosa che ho fatto dopo aver ricevuto l’invito alla Buchmesse è stata chiedere a Roberto Saviano se fosse stato invitato: no. Quindi mi sono fabbricato un impegno alternativo anch’io (c’ho judo)”. Così lo scrittore Paolo Giordano, vincitore del Premio Strega con il suo primo romanzo ‘La solitudine dei numeri primi’ nel 2008, parlando della Buchmesse in un post su X.

Purtroppo Roberto è diventato una cartina al tornasole di certi criteri politici di inclusione ed esclusione. Inaccettabili nella cultura. Essere ospiti alla Buchmesse è un appuntamento importante per gli scrittori e le scrittrici, non esserci o rinunciare ha un costo”, aggiunge. “Non è solo una questione politica -osserva Giordano- ma di banale opportunità: credo che Roberto sia l’unico di noi ad aver parlato all’accademia di Svezia. Come si può anche solo pensare di non invitarlo in una delegazione italiana? Quanta miopia serve anche solo strategica?”.

Poi conclude: “Se l’affaire Antonio Scurati fosse accaduto prima degli inviti, sarebbe successo lo stesso anche a lui. Io credo che tutto questo abbia raggiunto un livello di esplicitezza inaccettabile. Peccato. La Buchmesse era una grande occasione per tutti e tutte noi. E per il paese”. 

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