Pioggia di applausi per 'Robinù', il documentario di Michele Santoro, realizzato insieme alle sceneggiatrici Micaela Farrocco e Maddalena Oliva e presentato ieri al Festival di Venezia. 'Robinù' racconta le faide tra i baby boss di Napoli per il controllo dello spaccio di droga, ragazzini giovanissimi e agguerriti che vivono nel mito dei grandi boss, ricalcandone i comportamenti e la violenza.
"La Rai non è presente con sufficiente forza per offrire alle realtà produttive una sponda editoriale importante", ha dichiarato Santoro alla conferenza stampa di presentazione. "C'è l'abitudine – ha aggiunto – a una logica della rappresentazione del reale ordinata, educativa, ispirata ai buoni sentimenti. Ritengo che se non si fa un atto coraggioso nella rappresentazione della realtà, difficilmente avremo il fiorire di nuove possibilità, che oggi vedono tanti giovani colleghi faticare in modo incredibile per trovare un dialogo con quello che istituzionalmente dovrebbe essere il loro punto di riferimento. Il servizio pubblico dovrebbe mettere al primo posto il genere del documentario".

