Corruzione, arrestato Marcello De Vito. L'intercettazione: "Distribuiamoci i soldi". Di Maio: "Fuori dal M5S"

Il presidente dell'Assemblea capitolina avrebbe favorito il progetto collegato allo stadio della Roma in cambio di tangenti dal costruttore Luca Parnasi

Il presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Insieme a lui sono finite in manette altre tre persone per un presunto giro di corruzione e presunte tangenti legate alle autorizzazioni per alcuni progetti immobiliari.

In particolare, l'esponente del M5S avrebbe incassato direttamente o indirettamente delle elargizioni dal costruttore Luca Parnasi. In cambio De Vito avrebbe promesso - all'interno dell'amministrazione guidata dalla sindaca Virginia Raggi - di favorire il progetto collegato allo stadio. A seguito dell'arresto, Luigi Di Maio ha annunciato che De Vito è "fuori dal Movimento".

Indagini e intercettazioni - Corruzione e traffico di influenze illecite i reati a vario titolo contestati nell'ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo impianto sportivo dei giallorossi, alla costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Trastevere e alla riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali nel quartiere Ostiense. Secondo la gip Maria Paola Tomaselli, De Vito avrebbe messo "a disposizione la sua pubblica funzione di Presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l'azione amministrativa interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi". Gli aiuti all'imprenditore, che secondo le accuse si sarebbe poi 'sdebitato' con delle consulenze, erano legati in particolare al progetto relativo alla realizzazione del nuovo stadio e l'intervento urbanistico da eseguirsi presso i terreni dell'ex Fiera di Roma.

Secondo gli inquirenti, inoltre, "sussisteva un vero e proprio sodalizio"  tra De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo, anche lui arrestato nell'ambito dell'inchiesta.

Intercettazioni - In un'intercettazione nello studio legale di Mezzacapo i due, si legge nell'ordinanza della gip Maria Paola Tomaselli, "discutono dell'attuale congiuntura politica favorevole per massimizzare i loro profitti illeciti e si esprimono in termini assolutamente espliciti. Il legale afferma in maniera chiara che lui e De Vito devono sfruttare fino in fondo la situazione che si è venuta a creare con la nomina di De Vito a presidente del Consiglio di Roma Capitale: 'questa congiunzione astrale tra... tipo l'allineamento della cometa di Halley.. hai capito? cioè e' difficile che secondo me si riverifichi così noi... Marce'... dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me, cioè guarda... ci rimangono due anni".

La congiunzione astrale - "Qui noi abbiamo proprio un anno buono, gli ho proprio detto guarda c'è una…adesso c'è una congiunzione astrale che è come quando passa la cometa di Halley, cioè state voi al governo qua di Roma e anche al governo nazionale in maggioranza rispetto alla Lega". Così nelle intercettazioni riportate nell'ordinanza firmata dalla gip Maria Paola Tomaselli, Camillo Mezzacapo, arrestato oggi con Marcello De Vito, parlava con Gianluca Bardelli, finito ai domiciliari, e gli spiegava cosa aveva detto all'amico presidente dell'Assemblea capitolina. "Adesso hai un anno - sottolineava Mezzacapo - se adesso non facciamo un cazzo in un anno però allora voglio dire mettiamoci il cappelletto da pesca, io conosco un paio di fiumetti qua ci mettiamo là, ci mettiamo tranquilli con una sigarettella un sigarozzo là, con la canna, ci raccontiamo le storie e ci facciamo un prepensionamento dignitoso".

"Distribuiamoci questi...." - "Va beh, ma distribuiamoceli questi". Così diceva Marcello De Vito parlando di parte dei soldi che aveva ricevuto in forma di consulenze la società sua e del suo amico avvocato Camillo Mezzacapo. Secondo chi indaga quel denaro era frutto di consulenze pagate come prezzo della corruzione. Da parte sua Mezzacapo cercava di convincerlo ad aspettare fino al termine del mandato elettorale in Campidoglio per ritirare il denaro senza attirare attenzione. "Adesso non mi far toccare niente, lasciali lì... - diceva Mezzacapo - a fine man... quando tu finisci il mandato, io ci... se vuoi non ci mettiamo altro sopra se vuoi, eh. La chiudiamo, la distribuiamo, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente... e allora però questo lo devi fa' quando hai finito quella cosa". La gip Maria Paola Tomaselli, considera "illuminante" l'intercettazione perché spiega "in modo inequivocabile il patto scellerato che lega De Vito a Mezzacapo, dando chiara dimostrazione di come le somme confluite nella società Mdl, formalmente riconducibili solo al secondo, siano invece anche del pubblico ufficiale che appare, peraltro, impaziente di entrarne in possesso".

"A Roma vinceva anche il Gabibbo"  - "A Roma avresti vinto pure con il Gabibbo". Così Marcello De Vito, il presidente dell'Assemblea Capitolina arrestato per corruzione a Roma, parlava con il socio, e amico fraterno, Camillo Mezzacapo nell'intercettazione ambientale raccolta il 4 febbraio scorso durante le investigazioni.

Per gli inquirenti Mezzacapo assume il ruolo di vero e proprio procuratore del pubblico ufficiale e spiega all'esponente grillino "come la situazione debba essere sfruttata al massimo in ragione della rilevante circostanza che il suo potere di influenza e di intervento già consistente in virtù dell'incarico rivestito nonché della risalente appartenenza alla parte politica che ha espresso il sindaco di Roma Capitale, siano notevolmente amplificati per il fatto che il Movimento risulta essere non più solo al governo della citta' ma al governo del Paese". 

I carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno dando esecuzione alla misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma che prevede quattro arresti e una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di due imprenditori. Sono in corso perquisizioni degli uffici di De Vito in Campidoglio. I militari stanno setacciando anche la sua abitazione, in cerca di documenti.

Le reazioni - "Marcello De Vito è fuori dal MoVimento 5 Stelle. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione, come capo politico, e l'ho già comunicata ai probiviri", ha scritto Di Maio su Facebook, aggiungendo che "quanto emerge in queste ore oltre ad essere grave è vergognoso, moralmente basso e rappresenta un insulto a ognuno di noi, a ogni portavoce del MoVimento nelle istituzioni, ad ogni attivista che si fa il mazzo ogni giorno per questo progetto. Non è una questione di garantismo o giustizialismo, è una questione di responsabilità politica e morale: è evidente che anche solo essere arrivati a questo, essersi presumibilmente avvicinati a certe dinamiche, per un eletto M5S, è inaccettabile".

"De Vito - ha continuato Di Maio - non lo caccio io, lo caccia la nostra anima, lo cacciano i nostri principi morali, i nostri anticorpi. Ciò che ha sempre distinto il MoVimento dagli altri partiti è la reazione di fronte a casi del genere. De Vito potrà e dovrà infatti difendersi in ogni sede, nelle forme previste dalla legge, ma lo farà lontano dal MoVimento 5 Stelle". 

Dura anche la sindaca Raggi: "Nessuno sconto. A Roma non c'è spazio per la corruzione. Chi ha sbagliato non avrà alcuno sconto da parte di questa amministrazione".  "Ho piena fiducia nella magistratura e nel lavoro dei giudici", ha aggiunto, ma "una cosa è certa: nessuna indulgenza per chi sbaglia. Ho dichiarato guerra alla corruzione e respinto i tentativi di chi vuole fermare l'azione di pulizia che portiamo avanti. Qui non c'è spazio per ambiguità. Non c'è spazio per chi immagina di poter tornare al passato e contaminare il nostro lavoro. Avanti fino in fondo, senza se e senza ma, per la legalità".

"I fatti contestati a Marcello De Vito sono gravissimi: in questo momento, ancor più di prima, è necessario ribadire la piena e totale fiducia nell'operato della magistratura e delle forze dell'ordine. Non si può rimanere in silenzio. La corruzione è un male che colpisce in qualsiasi forza politica e bisogna essere intransigenti", è il commento di Nicola Morra, presidente commissione Antimafia ed esponente del M5S.
 

 

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