Consolato Usa a Milano, il manager del cantiere indagato anche per estorsione

Consolato Usa a Milano, il manager del cantiere indagato anche per estorsione
Carabinieri davanti al cantiere del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano. (Foto: Claudio Furlan/LaPresse)

Tra le accuse, anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Si allarga l’inchiesta della Procura di Milano sullo sfruttamento dei manovali indiani pagati meno di 2 euro l’ora per costruire il cantiere di Caddell Construction del nuovo Consolato statunitense di Piazzale Accursio da 200 milioni di dollari. Il manager turco della società, Ulas Demir, ora è indagato anche per estorsione ai danni di quegli stessi lavoratori che avrebbero subito “reiterate minacce di licenziamento e rimpatrio” in India, in particolare nei confronti di chi, dopo essersi infortunato, avrebbe chiesto di “potersi assentare” per il “riposo”. È accusato anche di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.

La circostanza emerge dalle motivazioni con cui il Tribunale del riesame di Milano il 6 luglio ha confermato per il 47enne, detenuto in carcere a Bergamo dopo aver tentato di scappare dall’Italia a fine maggio, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. All’udienza del 20 giugno, di fronte ai giudici Galli-Ambrosino-Recaneschi, il pubblico ministero Paolo Storari, che indaga con i carabinieri del Nucleo Ispettorato Lavoro ha proceduto ad aggiornare l’iscrizione sul registro degli indagati dell’architetto turco della società Enka, indicato come “preposto della sede secondaria” che Caddell, che si occupava di dirigere i lavori nel maxi progetto di rigenerazione urbana dell’ex tiro a segno di Milano per conto della società statunitense che realizza ambasciate e consolati in tutto il mondo. Demir ora risponde anche di estorsione e immigrazione clandestina.

Il manager: “Non fuggivo, ero in ferie per la Festa del sacrificio”

Il manager turco di Caddell Construction, Ulas Demir, non avrebbe tentato di scappare dall’Italia verso Istanbul, ma avrebbe voluto trascorrere “con la famiglia” le “ferie” in patria per la festa del “Kurban Bayrami“, una delle principali ricorrenze islamiche nota come ‘Festa del Sacrificio‘. Lo ha sostenuto la difesa dell’uomo, con gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Riccardo Lugaro, di fronte al Tribunale del riesame di Milano per chiedere la scarcerazione dopo che il 47enne è stato fermato a fine maggio all’aeroporto di Orio al Serio, pochi giorni dopo che i pubblici ministeri milanesi Paolo Storari e Mauro Clerici avevano disposto il controllo giudiziario d’urgenza per caporalato dalla multinazionale americana dell’edilizia Caddell Construction di cui Demir è uno degli apicali in Italia. Una versione che, secondo le difese, sarebbe supportata dalle “mail scambiate” con i responsabili dell’Ufficio legale della società turca Enka – colosso anatolico delle costruzioni che, in joint venture con Caddell, realizza da anni numerose infrastrutture diplomatiche nel mondo del governo di Washington -, gli avvocati turchi Cem Celiker e Kaan Aksu. I quali gli avevano dato “precise rassicurazioni” sul fatto che non avrebbe rischiato l’arresto cercando di lasciare l’Italia.

Per i legali dell’uomo, “riunirsi con i propri familiari” in occasione del “Kurban Bayrami” sarebbe “tradizione” e Ulas Demir, indagato con l’accusa di aver sfruttato almeno 34 lavoratori e averli minacciati di “essere rispediti in India” se si fossero ribellati, avrebbe agito in “assoluta buona fede”. Versione a cui non hanno creduto i giudici della libertà alla luce del fatto che il biglietto aereo è stato acquistato il 31 maggio 2026, due giorni dopo il decreto di controllo giudiziario d’urgenza e 24 ore dopo una delle telefonate intercettate agli atti dell’inchiesta dei carabinieri e che per gli inquirenti mostrerebbe la volontà di sottrarsi all’autorità giudiziaria.

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