Famiglia nel bosco, la mamma si commuove pensando alla decisione sul ricongiungimento con i figli

Famiglia nel bosco, la mamma si commuove pensando alla decisione sul ricongiungimento con i figli
(Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse)

“Sono un po’ nervosa pensando alla prossima settimana”, quando è attesa la decisione sul possibile ricongiungimento con i figli. Lo ha detto Catherine Louise Birmingham, madre della cosiddetta “famiglia nel bosco“, intervenendo alla presentazione del suo libro all’Istituto di Terapia Cognitivo Interpersonale di Roma. “Stessi figli che – spiega Catherine – sono quelli che più mi hanno dato insegnamenti nella vita” e che, quando lei gli ha chiesto cosa volessero che dicesse nel libro, hanno risposto: “il fatto che siamo sempre insieme”. Poco dopo è intervenuto anche il padre, Nathan, che sulla decisione di vivere così la vita propria è quella dell’intera loro Famiglia, ha affermato: “per noi è stata una scelta facile, noi abbiamo vissuto tutta la vita nelle grandi città, sappiamo bene come funzionano e non volevamo questa vita per i nostri figli”, sottolineando come i problemi nelle città aumentano, anche per via dei “social e del bullismo”. “Noi possibilmente vogliamo cambiare il nostro mondo”, continua ancora Nathan, che ricorda come la loro scelta di autosufficienza sia imitata da moltissime altre persone. 

Pillon: “Bambini meglio con genitori che in scuole dove arriva gender

“Catherine e Nathan sostengono esattamente l’opposto di quello che pensiamo noi. Loro dicono i bambini non devono stare coi loro pari quando sono piccoli, debbono stare con gli adulti, perché i loro pari sono come loro e quindi non hanno una capacità educativa nei loro confronti, mentre gli adulti sì. Allora ecco perché è importante che i bambini fino a una certa età stiano soprattutto coi loro genitori, perché possono vedere il modello e quindi poi seguirlo naturalmente senza bisogno di rimproveri o di premi”. Così l’avvocato Simone Pillon, intervenendo della presentazione del libro di Catherine Louise Birmingham a Roma. “Noi invece che cosa facciamo?” chiede l’ex senatore leghista, “lasciamo i nostri figli per 3 o 4 ore davanti alla televisione, un paio di ore davanti al tablet, 4-5 ore a scuola”, rimarcando come proprio all’interno delle scuole “non si sa quello che passa al convento, qualche volta arriva anche il gender, o anche peggio”. “Dopodiché, quando non fanno quello che gli diciamo, li puniamo. È il modo corretto di educare questo? O forse sarebbe più corretto starci 24 ore al giorno, come fanno Nathan e Catherine”, domanda ancora Pillon al pubblico presente. 

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