Violenza di genere in azienda, PARI. aggiorna le linee guida: focus su quella digitale ed economica

Nata poco più di un anno e mezzo fa da un gruppo di grandi imprese tra cui Atm, AstraZeneca, Capgemini, Fastweb ed Hera, l’associazione PARI. Insieme contro la violenza di genere conta oggi oltre 55 aziende aderenti. PARI. ha aggiornato le linee guida su prevenzione, tutela delle vittime e recupero degli autori di violenza nei contesti aziendali. Le linee guida sono nate dal tavolo policy, il gruppo di lavoro che riunisce le aziende associate. Il tavolo ha definito un kit documentale che comprende un documento di valutazione dei rischi e policy aziendali volte, tra l’altro, a promuovere la cultura dello speak up, con un focus specifico su violenza digitale ed economica. “Una delle prime attività di Pari è stata quella di definire delle linee guida che aiutassero le aziende a implementare o migliorare le proprie policy di contrasto alla violenza”. A dirlo è l’avvocato Luca Capone, segretario di PARI. “Si è arrivato a definire un kit documentale che affronta da un lato la sicurezza sul lavoro, dall’altro delle policy aziendali che promuovano una cultura dello speak up e agevolino le segnalazioni” – ha proseguito Capone. Il kit prevede un protocollo per la segnalazione dei casi, il supporto alla vittima anche tramite risorse psicologiche o legali, la protezione da ritorsioni e una squadra dedicata alle emergenze. Un capitolo dell’aggiornamento riguarda violenza digitale ed economica, due fenomeni in crescita. Dal tavolo policy è emerso che anche in grandi aziende le segnalazioni restano poche negli anni, pur in presenza di canali dedicati. “Non c’è una cultura dello speak up, c’è paura nel riferire, c’è evidentemente un timore nel segnalare”, ha detto Capone. Le linee guida affrontano anche la vicinanza fisica tra vittima e autore, risolvibile con il trasferimento della sede lavorativa dell’uno o dell’altro su richiesta della vittima, e indicano percorsi di recupero per gli autori di violenza, affidati a organismi esterni specializzati con supporto psicologico e formazione sulle dinamiche di potere e controllo. “Un percorso di educazione al contrasto di comportamenti violenti e inaccettabili ha una sua utilità per evitare la reiterazione di circostanze dello stesso tipo, e per la promozione di una cultura del rispetto della dignità umana”, ha concluso Capone.