“Lavorare col sole è troppo faticoso. È tutto molto più complicato, bevo molta acqua, ma durante la giornata riesco a fare solo tre pause. Lavoro dalle 9 alle 16 e dalle 18 all’una di notte”. Le parole di un fattorino di origine pakistana attivo a Milano descrivono in maniera puntuale come l’ondata di calore di questi giorni abbia effetti ancora più pesanti per alcune categorie di lavoratori. In particolare per i rider, impegnati nella consegna di pasti e non solo durante tutta la giornata, comprese le ore più dure dal punto di vista del clima.
In Lombardia, spiega Vittorio Sarti della Uil, i rider non sono stati compresi nelle categorie di lavoratori obbligati a fermarsi in caso di caldo estremo. “Chiediamo alle istituzioni regionali e al governo e alle Regioni nuovi strumenti, così da tutelare questi lavoratori”, spiega Sarti, secondo cui “non si può rincorrere ogni anno l’emergenza”. Mancando ai rider una sede fisica, “dato che si muovono per la città con le loro bici, senza una base a cui fare ritorno”, per i fattorini “ristorarsi diventa un problema”, aggiunge Sarti, che rifiuta l’idea di premiare con dei bonus i lavoratori che continuano le loro attività (“non possiamo risolvere il problema della sicurezza e della salute sul lavoro dando qualche centesimo in più”) e chiede anche agli esercenti, in attesa di passi avanti sul fronte legislativo, “di mettersi a disposizione per aiutare i lavoratori, fornendo ombra e acqua nel momento in cui si attende una consegna”.
La situazione in Piemonte
In Piemonte, invece, un provvedimento regionale che vieta ai rider di lavorare sopra i 35 gradi è stato approvato. Ma il problema è la sua effettiva applicazione. “Le piattaforme non rispettano l’ordinanza, violazioni da noi denunciate all’Ispettorato del Lavoro, ma il problema è che nonostante fossero tenute a farlo, Deliveroo e Glovo non hanno mai bloccato il servizio”, spiega Danilo Bonucci, segretario generale della NIdiL Cgil Torino. “Inutile fare le leggi se poi non vengono applicate”, aggiunge il sindacalista, che ricorda inoltre come i rider siano lavoratori “che non hanno ammortizzatori sociali o cassa integrazione“. Tutele “che hanno invece altri lavoratori presenti nell’ordinanza, ad esempio gli edili”. Di conseguenza, aggiunge Bonucci rivolgendosi all’istituzione regionale, “serve attingere ai fondi accantonati per esigenze eccezionali”, così da dare una risposta a questi lavoratori “che se si fermano non hanno fonti di reddito”.
Sullo sfondo, resta lo stallo sul nuovo contratto collettivo nazionale dei rider del food delivery, che secondo la segretaria generale della UilTemp, Lucia Grossi, vede le trattative ” concentrarsi esclusivamente sul lavoro autonomo, senza affrontare il tema del lavoro subordinato e delle tutele che ne derivano”, non affrontando così “alcuni dei nodi fondamentali che caratterizzano oggi il settore”, a partire da “sistemi di remunerazione ancora strettamente legati alla singola prestazione, con evidenti ricadute sulla continuità reddituale e sulle condizioni di lavoro”.

