Sorelle scomparse all’Aquila e ritrovate a Formia, il pm: “Segregate, nascoste e tenute isolate per 14 giorni”

Sorelle scomparse all’Aquila e ritrovate a Formia, il pm: “Segregate, nascoste e tenute isolate per 14 giorni”

Non è escluso che ci siano altre persone coinvolte nel sequestro e gli inquirenti starebbero procedendo alla loro identificazione

Le due sorelle di 12 e 16 anni, scomparse da Civitella Alfedena (L’Aquila) e ritrovate a Formia, vivevano “Segregate e nascoste, tutto il tempo in camera, all’infuori del pranzo o della cena, non potendo uscire di casa né affacciarsi dal balcone, fino giorno 21 giugno 2026, alle 21 circa” quando hanno riacquistato “la libertà in forza di un intervento dei carabinieri”. È la descrizione del procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo, nel decreto di fermo. Le ragazze, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero rimaste a casa di una lontanissima parente, per 14 giorni, isolate e solo con una televisione in camera, con le tapparelle della finestra del balcone completamente chiuse.  Non è escluso che ci siano altre persone coinvolte nel sequestro e gli inquirenti starebbero procedendo alla loro identificazione. È quanto emerge dal decreto di fermo emesso nei confronti della madre delle bambine, Valentina D’Acunto, il compagno della donna Vincenzo Esposito, il nonno materno Marco D’Acunto. 

Il legale della madre: “Aspetto gli atti per sollevare eccezione”

Resta “in attesa degli atti” l’avvocato Enrico Mastantuono che difende la madre, il compagno della madre e il nonno delle due giovani. I tre sono sottoposti a fermo di polizia giudiziaria con l’accusa di sequestro di persona in concorso e l’aggravante specifica scattata in automatico per via della minore età delle ragazze e della parentela. I provvedimenti hanno riguardato la madre delle minori, Valentina Dacunto, in carcere a Teramo, il compagno della donna, Vincenzo Esposito, e il padre della Dacunto, Marco Dacunto, nonno materno delle adolescenti. “Non sono pronto a sollevare nessuna eccezione in quanto non conosco gli atti”, ha spiegato a LaPresse il legale dei tre, riferendosi all’ipotesi precedente avanzata d’incompetenza territoriale del Tribunale di Sulmona. L’interrogatorio sarà fissato entro giovedì.

Nel decreto di fermo c’è il pericolo di fuga

Nel decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona (L’Aquila) viene contestato il reato di sequestro di persona aggravato in concorso. Nel provvedimento, firmato dal procuratore Luciano D’Angelo e dal sostituto procuratore Edoardo Mariotti, è stata disposta la custodia in carcere per la madre delle bambine, Valentina D’Acunto, il compagno Vincenzo Esposito, il nonno materno Marco D’Acunto. La misura restrittiva si è resa necessaria per bloccare un imminente e concreto rischio di fuga dei 3 familiari i quali, secondo l’accusa, intendevano far perdere definitivamente le proprie tracce portando via con sé le due minori. Nel provvedimento della magistratura la 80enne Maria Sofia Di Russo, che ha ospitato le bambine nella sua abitazione di Formia (Latina), risulta invece indagata a piede libero per il reato di sequestro di persona aggravato in concorso, senza che per lei sia stato siglato il medesimo provvedimento di fermo in carcere, applicato agli altri 3 indagati.

Le indagini, condotte dai Carabinieri del Comando provinciale dell’Aquila e di Latina, con il supporto del Raggruppamento Operativo Speciale, hanno accertato che le bambine, dopo essere state prelevate in piena notte il 7 giugno, dalla comunità educativa Hope, sono state segregate nell’abitazione dell’anziana donna a Formia (Latina). Le minori sono rimaste nascoste in una camera, senza poter uscire o affacciarsi dal balcone, fino al blitz dei militari del 21 giugno. A confermare la volontà di rendersi irreperibili e la complessità del piano di depistaggio, i magistrati hanno evidenziato nel provvedimento come il gruppo avesse acquistato a Napoli 10 schede telefoniche fittizie intestate a cittadini pakistani e agganciate a celle di Minturno (Latina), 7 delle quali erano ancora pronte per essere utilizzate durante la latitanza. 

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