“Mi assumo la piena responsabilità per l’omicidio di Vittorio Boiocchi e porgo le mie più sincere scuse ai suoi familiari per il dolore che ho causato”. È la confessione resa in aula da Daniel D’Alessandro durante il processo per l’omicidio del 29 ottobre 2022 dello storico capo ultrà dell’Inter, ucciso a colpi d’arma da fuoco sotto casa sua. D’Alessandro ha spiegato che non conosceva personalmente Boiocchi: “Non sapevo chi fosse, non lo conoscevo personalmente”. L’imputato ha poi collegato le proprie scelte alla dipendenza dalla droga: “Ero dipendente da cocaina e questo mi ha portato a prendere decisioni discutibili senza alcun tipo di lucidità”.
Beretta: “Era come essere entrato in guerra”
Nel corso del processo ha parlato anche Andrea Beretta, ex capo ultras dell’Inter, oggi collaboratore di giustizia nell’inchiesta sulle curve di San Siro coordinata dal pubblico ministero Paolo Storari. Beretta ha ricostruito quanto accaduto dopo l’omicidio di Boiocchi: “Ho ricevuto la telefonata che era successa l’azione, ho preso il telefono e l’ho messo nel microonde, sono partito per Pietralcina perché sono un fedele di Padre Pio”. Boiocchi venne ucciso fuori dalla propria abitazione il 29 ottobre 2022, prima della partita Inter-Sampdoria, con cinque colpi esplosi da una Luger calibro 9×19, di cui due risultati letali al collo e al torace.

Beretta ha inoltre raccontato le tensioni interne al tifo organizzato nerazzurro che, secondo la sua ricostruzione, hanno portato prima alla morte di Boiocchi e poi all’omicidio del 4 settembre 2024 dell’esponente della ’ndrangheta Antonio Bellocco. L’ex leader della Curva Nord ha descritto il cambiamento del mondo ultras, passato secondo lui dalla “fratellanza e l’amicizia” al “denaro e il potere”. “Sono finito in una spirale di violenza”, ha dichiarato in aula. Beretta ha poi aggiunto: “Ho commesso azioni indicibili, era come se fossi entrato in guerra, ho fatto dei disastri allucinanti come un kamikaze”, spiegando di avere messo “in pericolo sia me stesso che i miei familiari”.

