Sono trascorsi esattamente 34 anni dalla strage di Capaci, l’attentato in cui morì il giudice Giovanni Falcone. Oggi Palermo ricorda il magistrato con una serie di celebrazioni.
Fu un evento che ha segnato in maniera indelebile la storia della Repubblica e la coscienza collettiva del Paese. Una strage che ha rappresentato un punto di non ritorno, uno spartiacque tra un “prima e un dopo”, cambiando profondamente il modo di intendere il valore della legalità, della giustizia e dell’impegno civile contro ogni forma di criminalità mafiosa. A distanza di oltre tre decenni, la straordinaria partecipazione istituzionale, civile e associativa alle commemorazioni testimonia quanto il sacrificio del giudice Giovanni Falcone, della giudice Francesca Morvillo e degli agenti della Polizia di Stato Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro continui a vivere nella memoria del Paese, alimentando una sempre più diffusa cultura della legalità e dell’antimafia, oggi patrimonio condiviso della società italiana.
Le celebrazioni: il programma della giornata
Le commemorazioni avranno inizio con la deposizione di una corona d’alloro presso la Stele di Capaci, il monumento ai caduti posto sull’autostrada A29, nel tratto compreso tra l’aeroporto di Palermo e la città, devastato il 23 maggio 1992 da circa 500 Kg di tritolo. A seguire, presso la storica sede del Reparto Scorte, ubicata all’interno della caserma Pietro Lungaro, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, unitamente al Capo della Polizia di Stato – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Vittorio Pisani, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, deporranno una corona d’alloro in corrispondenza della lapide dedicata alle vittime della strage mafiosa. Nel corso della cerimonia si procederà allo svelamento del Quadro contenente il brevetto del ministro dell’interno, relativo al conferimento, da parte del Presidente della Repubblica, della Medaglia d’oro al Merito civile, alle donne e agli uomini della Polizia di Stato, impegnati nei servizi di Scorta e Tutela. A seguire verrà celebrata, all’interno della Cappella della Caserma Pietro Lungaro, una Santa Messa in suffragio dei Caduti della Strage di Capaci officiata dal Cappellano della Polizia di Stato, Don Massimiliano Purpura.
All’interno dell’Aula Corona della caserma Lungaro seguirà la proiezione del docufilm “I ragazzi delle scorte”, con una puntata dedicata alla storia dell’Agente Scelto Rocco Dicillio. Alle ore 17:58, ora in cui avvenne la strage di Capaci, un minuto di raccoglimento precederà l’esecuzione del Silenzio di Ordinanza, che verrà eseguito presso l’Ufficio Scorte, alla Stele di Capaci e presso l’Albero Falcone.
Le celebrazioni si concluderanno alle 19:00 presso la Chiesa di San Domenico con una Santa Messa in suffragio delle vittime.
“Tutte le forze politiche e le istituzioni devono tenere alta la guardia, perché purtroppo la mafia è tornata a sparare”, e “occorre rafforzare i presidi di legalità e trasparenza. E questo vale anche negli appalti”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine del corteo per il 34esimo anniversario della strage di Capaci a Palermo. “Tutte le istituzioni devo fare la loro parte”, ha aggiunto Schlein, sottolineando che “oggi è il giorno del ricordo della strage che ha ucciso Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli uomini della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco di Cillo: nomi che non non possiamo mai dimenticare, uomini dello Stato che lo hanno servito con disciplina e onore. Hanno fatto quello che dobbiamo fare tutti, contrastare il fenomeno mafioso in ogni sua manifestazione. Non siamo qui solo a ricordare la strage, ma anche e soprattutto a onorare la loro vita che ancora oggi è di esempio nell’impegno al contrasto a ogni forma di criminalità organizzata: questo si fa anche sostenendo il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, ma si fa anche con un lavoro culturale, con i servizi sociali, con il contrasto alla povertà e con il supporto concreto agli esercizi commerciali minacciati dalla mafie. Siamo stati a Sferracavallo per incontrare i negozianti: le istituzioni non devono lasciarli soli. La mafia tenterà sempre di infiltrare l’economia e la politica deve trovare anticorpi molto saldi”.
Maria Falcone ha voluto essere sola sul palco allestito sotto l’albero Falcone in via Notarbartolo a Palermo, dove viveva il giudice ucciso dalla mafia 34 anni fa con la moglie e gli uomini della scorta. Nessun politico, nessun ministro, nessun segretario di partito per il minuto di silenzio alle 17,58. “Giovanni Falcone è solo nostro, non di Cosa nostra”, ha ribadito la sorella del giudice prima di far salire i ragazzi che hanno pronunciato i nomi delle vittime di Capaci e di via D’Amelio: Francesca Morvillo, Emanuela Loi, Rocco Di Cillo, Agostino Catalano, Vito Schifani, Claudio Traina, Antonio Montinaro, Walter Eddi Cosina, Vincenzo Li Muli, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone.
“Sono più di tre anni che la commissione Antimafia, sotto una presidenza in mano a Fratelli d’Italia, ha sistematicamente cercato di evitare gli approfondimenti da noi suggeriti sulla scorta di prove documentali, per accertare la verità sulle stragi mafiose del ’92 e ’93. Ha buttato al vento questi anni per fare la guerra ad alfieri dell’antimafia come Scarpinato a De Raho. Torneremo al governo e a quel punto la presidenza toccherà alla maggioranza, così recupereremo il tempo perduto e andremo alla ricerca della verità”. Così il leader M5s, Giuseppe Conte, a margine del corteo delle associazioni a Palermo in occasione dell’anniversario della strage di Capaci.
Alle 17.58 a Palermo, alla commemorazione per la strage di Capaci di 34 anni fa, è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della bomba che esplose, il 23 maggio 1992, proprio a quell’ora. Davanti all’Albero di Falcone è stato letto il lungo elenco delle vittime della mafia.
La vita per la vita: in occasione del riconoscimento istituzionale del Giardino della Memoria in Parco Regionale della Memoria, nel giorno del 34esimo anniversario della strage di Capaci, il Consiglio di Presidenza dell’Associazione Aglaia, ha designato il Premio Giovanni Paolo II a Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro,Caposcorta di Giovanni Falcone morto il 23 maggio 1992 insieme ai poliziotti Vito Schifani, Rocco Di Cillo ed il magistrato Francesca Morvillo.
Il premio presieduto dal maestro Espedito De Marino, è nato oltre 20 anni fa, nelle precedenti edizioni è stato consegnato ad eminenti personalità, ai Pontefici Benedetto XVI e Francesco, ai cardinali Raffaele Martino, Ersilio Tonini, Crescenzio Sepe e Pierbattista Pizzaballa ,al virologo Giulio Tarro.
“Per aver tutelato e promosso la Sacralità della vita in armonia con i principi Cristiani e con i valori ereditati dalla dottrina sociale della Chiesa Cattolica” queste le motivazioni attribuite dal Comitato d’Onore, Scientifico e Culturale del ‘Premio Internazionale Giovanni Paolo II’, presieduto dal Cav. Uff. Gen. Dr. Francesco Lupo, coadiuvato dal Comm. Gianni BORDIN e dall’Avv. Antonio Froncillo.
“Il celebre monito di Papa Giovanni Paolo II, contro la mafia pronunciato il 9 maggio 1993 durante la sua visita pastorale ad Agrigento, culminato con la famosa esortazione ai mafiosi: ‘Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio! racchiude il senso profondo di questo Premio a Tina Montinaro, testimone instancabile della legalità’ – afferma Pietro Grasso già Presidente del Senato,magistrato che ha dedicato 43 anni alla ricerca di boss e mafiosi e che ha consegnato il Premio a Tina Montinaro.
“Tina Montinaro è una Donna in Prima Linea da prendere come esempio: è testimone del vero amore,dell’amore eterno, quell’ amore per il suo Antonio Montinaro che neanche il tritolo è riuscito a distruggere. Un amore infinito che le dà la forza di parlare ai giovani attraverso l’Associazione QS15 e la Fondazione dedicata ad Antonio Montinaro. In una società, che sembra aver smarrito i suoi punti di riferimento, Tina è il simbolo delle donne di un tempo che sanno unire i contesti e tenere saldi i valori della famiglia, senza rinunciare all’emancipazione dei tempi “, afferma la dottoressa AnnaRita De Feo-consulente del Premio presente nel Parco Regionale della Memoria a Capaci(PA).
“Con il Progetto dal Sangue versato al sangue Donato” I DonatoriNati della polizia di Stato con la QS15 divulgano la cultura del dono e della vita. Tina Montinaro è l’alfiere di un impegno itinerante e straordinario, che va avanti da oltre 30 anni e che ci onoriamo di accompagnare”, afferma Claudio Saltari Nazionale DonatoriNati.
“Il 23 maggio è l’anniversario della strage di mafia che più ha segnato la storia italiana recente. Togliendo la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo, Cosa Nostra volle sfidare lo Stato che finalmente la affrontava a viso aperto, affermando la forza della legge. Per questo oggi noi celebriamo la giornata della legalità, perché quella esplosione che tutti abbiamo percepito, ovunque fossimo quel giorno, come capace di sconvolgere le nostre coscienze e la nostra società, si trasformi nella capacità delle istituzioni repubblicane di contrastare costantemente la criminalità organizzata, in tutte le sue forme, con ogni mezzo che la legge prevede. Un Paese che sopporta che interi territori siano ostaggio delle mafie, e che subisce la loro espansione territoriale, non può dirsi pienamente libero e democratico. È una vicenda nella quale purtroppo siamo ancora oggi coinvolti, una realtà ancora presente nel tessuto civile del nostro Paese. Quella drammatica esplosione ha prodotto una ferita ancora aperta. Ricordare Capaci significa rendere omaggio a quei martiri, e con loro ai tanti, troppi, che hanno sacrificato la vita alla democrazia repubblicana, e al contempo rinnovare l’impegno a operare concretamente ogni giorno per la legalità e la giustizia”. Così il senatore del Pd, Marco Meloni, in una nota.
“‘Quando ci chiudevamo qui con Falcone avevamo la nostra piccola oasi per lottare contro la mafia’. Questa mattina ho provato una profonda emozione ascoltando le testimonianze di chi c’era qui fra le stanze del ‘bunkerino’ del Tribunale di Palermo in cui Giovanni Falcone con Paolo Borsellino si batteva con tutte le sue energie morali e fisiche per sconfiggere la mafia.Non hanno ucciso le idee di Falcone il 23 maggio del ’92, non hanno ucciso il valore e l’impegno di Francesca Morvillo, degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.Dobbiamo coltivare la speranza e dare il massimo per seguire l’esempio, battendoci insime ai campioni antimafia che abbiamo portato in Parlamento. Dobbiamo tornare al Governo per spazzare via le norme con cui hanno spuntato le armi alla giustizia contro mafie e corruzione”. Lo scrive sui social il leader M5S Giuseppe Conte, postando alcune foto della sua visita di oggi a Palermo.
“Questa esposizione dimostra come il sistema museale possa essere al servizio della legalità, non solo nell’anniversario della strage di Capaci, ma ogni giorno. Significa mettersi a disposizione della testimonianza della memoria e della lotta contro la criminalità organizzata. La mafia ci sta guardando, ma anche noi la stiamo guardando negli occhi e le opponiamo la cultura del diritto, della sicurezza, della prevenzione e il culto della bellezza. Non le daremo tregua”. Lo ha dichiarato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli oggi a Palermo, in occasione della visita alla mostra ‘Il segno della Rinascita’, ospitata al museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura.
“Oggi è il Giorno della Memoria, della strage di Capaci, del dolore fortissimo che attraversò l’Italia intera, quel pomeriggio del 23 maggio. E che non si è mai fermato. Ma è anche il giorno dell’ipocrisia, purtroppo. Sento ricordare Falcone e Borsellino da persone che non si sono mai occupate di mafia, che non l’hanno mai conosciuta sulla pelle, per fortuna loro. O perché erano troppo giovani, in quei giorni duri della storia del nostro Paese, o perché nelle loro parole leggo solo il bisogno di ‘esserci’ per forza. Grazie, ne possiamo fare a meno. La mafia oggi si è trasformata e circola indisturbata nei circoli sportivi, nelle sedi dei partiti, nelle parentele che occupano poltrone da cui possono ascoltare, vigilare, e riferire. E’ un’immagine seppiata di un mondo che resiste a tutto. Un mondo abitato da gente che sul proprio vocabolario ha cancellato la parola legalità e l’ha sostituita con le parole ‘interesse individuale’. Io conoscevo davvero Giovanni Falcone, e oggi so che la mafia che l’ha ucciso, che si è portata via con tanta violenza anche sua moglie Francesca, e gli agenti Montinaro, Schifani e Dicillo, è la stessa mafia che, sotto abiti più moderni, impedisce alle generazioni giovani di crescere, di trovare il proprio riscatto. E questo non solo in Sicilia, ma anche al Nord. Ricordate le parole della vedova Schifani in chiesa? Disse disperata, mentre il prete cercava di fermarla ‘tanto quelli non cambiano, non cambiano’. Aveva ragione. Non sono cambiati”‘. Lo dichiara Rita Dalla Chiesa, vicepresidente dei deputati di Forza Italia.
“34 anni fa la terribile strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Un vigliacco attentato mafioso che ha segnato per sempre la storia del nostro Paese, che non è riuscito però a fermare il coraggio, la dignità e il senso dello Stato di chi lotta per la legalità. Roma non dimentica”. Lo scrive su X il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri.
“La mafia va combattuta, sempre, mai abbassare la guardia, perché è in continua trasformazione e trova molti modi di penetrazione nella società. Il dovere delle istituzioni, ma anche di tutti i cittadini, è restare uniti. La politica non si può dividere quando si combatte la mafia, le leggi vanno fatte assieme. Nella mia lunga esperienza politica, ho assistito alla gestazione di leggi importantissime, penso alla stabilizzazione del 41 bis e al sequestro per equivalente, che sono state approvate dall’intero Parlamento. Questa è una vittoria dello Stato”. Così il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, partecipando oggi a Palazzo Jung, a Palermo, alla manifestazione per il 34° anniversario della Strage di Capaci e ricordando le vittime Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
Il presidente, a margine, ha ricordato che la Sicilia è la prima regione in Italia ad avere approvato lo scorso anno la legge Liberi di scegliere, trasformando l’intuizione coraggiosa del presidente del Tribunale per i minori di Catania Roberto Di Bella in concreto strumento per aiutare giovani e donne ad emanciparsi dai contesti di criminalità organizzata, attraverso percorsi di riscatto finanziati dalla Regione.
“Nella Giornata della legalità, l’Italia ricorda la strage di Capaci e rende omaggio a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, servitori dello Stato che hanno sacrificato la propria vita nella lotta contro la mafia. Quella ferita, a distanza di anni, resta viva nella coscienza collettiva del Paese.
Ma da quel dolore è nata una consapevolezza ancora più forte: il rispetto della legge e il contrasto alla criminalità organizzata non sono principi astratti, ma condizioni indispensabili per garantire libertà, sviluppo e futuro alle nostre comunità. La legalità si costruisce ogni giorno: nelle istituzioni, nella scuola, nel lavoro, nell’amministrazione pubblica, nelle scelte individuali e collettive.
Molto è stato fatto grazie al sacrificio e all’impegno di chi ci ha preceduto, ma molto resta ancora da fare. Ed è una responsabilità che appartiene a ciascuno di noi”. Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia.
“Sono trascorsi 34 anni dalla strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e collega Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Insieme a Paolo Borsellino, ucciso qualche mese più tardi, Falcone stava dimostrando con il suo straordinario lavoro che la mafia non è imbattibile e che lo Stato non abbassa mai la testa. Sono trascorsi tanti anni, ma la loro lotta alla mafia sia, oggi più che mai, anche nostra”. Così Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati.
“Nel Giorno della Legalità ricordiamo la strage di Capaci, una delle pagine più buie della storia della nostra Repubblica. Il sacrificio di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta continua a indicarci la strada: difendere lo Stato, la giustizia e la libertà da ogni forma di violenza e sopraffazione. A noi il dovere di trasformare quella lezione in impegno quotidiano, soprattutto verso le nuove generazioni, affinché la cultura della legalità sia il fondamento di un’Italia che non si lascia piegare dalla criminalità e dalle intimidazioni”. Lo scrive su X il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
“Il 23 maggio 1992 non è soltanto una data tragica della nostra storia. È una frattura. Una linea profonda che attraversa la Repubblica, la nostra coscienza, la nostra memoria.
La strage di Capaci voleva colpire lo Stato, intimidire le Istituzioni, spezzare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella legalità. Ma alcune fratture, anche nella storia, non diventano cedimento. Si trasformano in punti di resistenza. Così è per Capaci: una ferita dolorosa, incancellabile, che continua a ricordarci chi siamo, da che parte stare e quale responsabilità abbiamo davanti al Paese. Ci ricorda che la legalità non è un principio astratto, ma una scelta quotidiana”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un post su X. “Ci ricorda il sacrificio del magistrato Giovanni Falcone, di sua moglie, Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e degli agenti della Polizia di Stato Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, di cui oggi onoriamo la memoria.
Anche per questo il 23 maggio è la Giornata della legalità: per tramandare i valori di coloro che si sono sacrificati per il bene comune. Un testimone da raccogliere, un impegno da portare avanti, un esempio con cui misurarsi ogni giorno”, conclude il ministro.
“L’agenzia nazionale per i beni confiscati alla mafia è un grande asset dello Stato che abbiamo sviluppato e rafforzato, in relazione anche al cambiamento del fenomeno mafioso sempre più centrato sugli interessi economici piuttosto che sulla violenza. Abbiamo rafforzato l’Agenzia, migliorato la destinazione dei beni del 300%. C’è qualche difficoltà legata alla natura del bene, ma c’è un importante numero di beni destinati anche in maniera simbolica, come quelli diventati caserme dei carabinieri in territorio complessi”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al Museo del Presente di Palermo.
“Io mi sento magistrato, prima ancora che ministro, quindi questa giornata per me è particolarmente emozionante. Sia io che Giovanni Falcone abbiamo rischiato la vita: io quando indagavo sulle Brigate Rosse e lui sulla mafia. Purtroppo, lui ha sacrificato la vita per un ideale che è quello di tutti noi: salvaguardare lo Stato e la sicurezza dei cittadini”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante la visita del museo del Presente a Palazzo Jung a Palermo durante la commemorazione del trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.
“Il 23 maggio 1992 l’Italia si fermò di fronte all’orrore della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e collega Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Ricordare oggi questa dolorosa pagina della nostra Storia significa non lasciare che il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia venga dimenticato”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.
“Ci sono uomini che attraversano la storia e uomini che, invece, riescono a cambiarla per sempre. Giovanni Falcone appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. E forse è proprio per questo che, a distanza di anni, il suo nome continua a rappresentare non soltanto il simbolo della lotta alla mafia, ma anche l’idea più alta di Stato, giustizia e coraggio. Nulla di ciò che è stato fatto contro la mafia, e nulla di ciò che ancora oggi continuiamo a fare anche in Commissione parlamentare antimafia, sarebbe stato possibile senza il suo esempio e senza quello di Paolo Borsellino. Due uomini diversi, uniti però dalla stessa visione, dallo stesso senso del dovere e da una solitudine che troppo spesso lo Stato ha faticato a comprendere”. Così la presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo in un post su Instagram in occasione dell’anniversario della strage di Capaci.
“La fotografia che li ritrae sorridenti insieme è diventata il simbolo di un’intera generazione come la mia. Ma dietro quel sorriso si nascondevano il peso delle responsabilità, l’amarezza e forse anche la consapevolezza di essere stati lasciati troppo soli.
Giovanni Falcone è stato l’architetto della moderna lotta alla mafia. Ha costruito, pezzo dopo pezzo, una struttura investigativa e giudiziaria capace di colpire le organizzazioni criminali come nessuno era riuscito a fare prima. Il maxiprocesso e la nascita della Direzione Nazionale Antimafia restano ancora oggi tra le sue più grandi eredità. Ma la sua eredità più importante probabilmente non è nelle aule di tribunale o nelle sentenze, È nelle coscienze”, prosegue il post. “Falcone ci ha insegnato che la mafia può essere combattuta. Che lo Stato, quando vuole davvero esserci, può vincere. E che il coraggio non significa non avere paura, ma scegliere ogni giorno di andare avanti nonostante quella paura: ‘Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola’. Grazie Giovanni, grazie Francesca, grazie Antonio, grazie Rocco, grazie Vito, a testa alta avete rappresentato lo Stato che non si arrende. Il vostro ricordo è rimasto e deve rimanere scolpito nella memoria di una Nazione che crede nei valori della legalità”, conclude Colosimo.
“Sono fenomeni diversi: all’epoca c’era veramente chi tendeva a negare proprio il futuro di questi territori. Adesso sono fenomeni importanti, importantissimi, molto seri ma qualcosa di diverso. Mi piace sottolineare che le forze dell’ordine e la magistratura manifestano sempre una grande saldatura nel contrasto a fenomeni per come essi in qualche modo si manifestano anche in maniera così variabile, quindi bisogna avere fiducia nello Stato e nell’istituzione”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rispondendo a una domanda sull’emergenza sicurezza a Palermo a margine della inaugurazione della mostra su Giovanni Falcone a palazzo Jung.
In occasione delle commemorazioni per il 34° anniversario della strage di Capaci e il 40° anniversario del Maxiprocesso contro Cosa Nostra, è stato inaugurato a Palermo il nuovo progetto espositivo allestito all’interno del ‘Museo del Presente’, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Falcone e le Gallerie degli Uffizi con il sostegno di Confcommercio, da sempre sensibile ai temi della legalità e della memoria. L’iniziativa propone al pubblico le opere gravemente danneggiate nell’attentato mafioso di via dei Georgofili a Firenze del 1993, oggi restituite ai visitatori dopo oltre trent’anni grazie a un lungo e complesso intervento di restauro. Un percorso che unisce memoria, arte e responsabilità civile, trasformando una delle ferite più profonde della storia italiana in un’occasione di riflessione collettiva e di impegno verso il futuro.
A rappresentare Confcommercio all’inaugurazione la vice presidente con incarico alla legalità, sicurezza ed etica d’impresa, Patrizia Di Dio, che ha dichiarato: “Essere oggi al ‘Museo del Presente’ significa riaffermare un principio fondamentale: la legalità è anche un fatto culturale, civile e morale e la cultura è uno degli strumenti più forti contro ogni forma di sopraffazione e illegalità. Confcommercio ha aderito convintamente al progetto della Fondazione Falcone che ha scelto di unire memoria, arte e responsabilità collettiva, trasformando opere ferite dalla violenza mafiosa in simboli di rinascita. La bellezza delle tele, recuperate dopo lo sfregio dell’attentato di via dei Georgofili, è la risposta al tentativo della mafia di colpire l’identità culturale e democratica del Paese. Confcommercio crede che la lotta alla mafia passi anche attraverso la diffusione di una cultura dell’etica economica e della responsabilità sociale. Le imprese sane sono presidi di libertà, legalità e sviluppo ed è soprattutto alle nuove generazioni che dobbiamo consegnare questo messaggio”.
Il percorso espositivo presenta, per la prima volta insieme, i capolavori di Bartolomeo Manfredi e Gherardo delle Notti, danneggiati nell’attentato di Firenze e oggi nuovamente fruibili dal pubblico. Accanto alle tele storiche trovano spazio le opere contemporanee della collezione “Risarcimento”, con contributi di artisti internazionali come Christo, Robert Rauschenberg, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino ed Emilio Isgrò, che hanno scelto di affidare all’arte un messaggio esplicito contro la mafia e la violenza.
“A trentaquattro anni dalla strage di Capaci, il pensiero va a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli uomini della scorta assassinati dalla mafia: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Quel giorno segnò profondamente la coscienza nazionale e mostrò tutta la brutalità della criminalità organizzata, contrastata con coraggio da uomini e donne che scelsero di servire il Paese, il bene comune e di difendere l’ordine democratico. La loro testimonianza continua a rappresentare un richiamo forte all’impegno e alla necessità di lottare costantemente contro ogni forma di minaccia mafiosa”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
“Dal 2002 si celebra la Giornata Nazionale della Legalità: un momento non solo per ricordare le vittime di tutte le mafie, ma per far conoscere soprattutto ai giovani l’importanza della legalità e dell’impegno civile. Perché è dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane che possiamo costruire un futuro libero dalla paura e dall’indifferenza.”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.
“L’eredità di Falcone e Borsellino costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene alla nostra democrazia. Pegno consegnato anzitutto alle generazioni più giovani”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“L’impegno contro la mafia “non ha mai sosta, per combattere le zone grigie, l’indifferenza, le metamorfosi della piovra criminale. Giovanni Falcone, e con lui Paolo Borsellino, ce lo hanno insegnato: la mafia finirà grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti, con un impegno educativo che sappia far crescere la fiducia in un domani da costruire insieme”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Il 23 maggio rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani ‘la Giornata della legalità’. L’organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili.”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Grazie a donne e uomini delle istituzioni, coraggiosi e tenaci. Grazie al contributo decisivo dei cittadini”, aggiunge il Capo dello Stato.
“La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Nell’anniversario, il primo pensiero, commosso, va a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, barbaramente uccisi in quel tragico giorno. A loro saranno sempre uniti, con lo stesso filo della memoria, i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, vittime della medesima strategia eversiva e anch’essi testimoni fino al sacrificio estremo dei valori costituzionali incompatibili con le trame infami della mafia”, aggiunge il Capo dello Stato.
“In occasione dell’anniversario della strage di Capaci, l’Italia si inchina e rende omaggio a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, barbaramente assassinati dalla mafia il 23 maggio 1992. Il loro sacrificio resta un monito e un’eredità morale per le Istituzioni e per tutti coloro che ogni giorno servono la Nazione con coraggio, onore e senso del dovere. Coltivare la loro memoria significa rinnovare l’impegno nella difesa della legalità e nella lotta contro ogni forma di criminalità mafiosa”. Così, sui social, il presidente del Senato Ignazio La Russa.
“In Italia c’è un prima e un dopo Capaci: la strage mafiosa in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro segnò per sempre la storia del nostro Paese. La reazione degli italiani alla tragedia del 23 maggio 1992 fu forte e diffusa: la spinta dei cittadini onesti, la loro rabbia e il loro desiderio di riscatto sono ancora vivi a 34 anni di distanza e continuano ad alimentare la battaglia contro Cosa Nostra.
Da allora la criminalità organizzata ha subito colpi durissimi, ma la sfida non è ancora vinta. Ogni anno il ricordo di chi ha dato la vita per la legalità ci ricorda l’importanza di dare continuità a questa lotta, di non abbassare mai la guardia e di continuare a studiare le nuove forme con cui le mafie tentano di sfuggire alla giustizia: infiltrazioni nell’economia legale, uso della finanza digitale, riciclaggio internazionale, cybercriminalità e infiltrazione nei flussi di denaro pubblico. Sono mafie 2.0, più silenziose, moderne e difficili da contrastare, ma altrettanto pericolose”. Lo dichiara il ministro per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati.
“Nell’anniversario della strage di Capaci, rendiamo omaggio alla memoria del giudice Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, vittime della violenza mafiosa. Il loro sacrificio continua ancora oggi a parlare alla Nazione e alle nuove generazioni, ricordandoci che il contrasto alla mafia richiede coraggio, senso dello Stato e un impegno quotidiano che non deve mai venire meno”. Lo dichiara il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.
“34 anni dalla strage di Capaci. Il ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro resta indelebile nel cuore degli italiani. Eroi che, con il loro coraggio e il loro sacrificio, continuano a indicarci la via nella battaglia senza tregua contro ogni forma di mafia”. Lo scrive sui social il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.
“Trentaquattro anni fa, nella strage di Capaci, persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
Quel giorno la mafia colpì magistrati, donne e uomini dello Stato impegnati ogni giorno nella difesa della legalità e della sicurezza dei cittadini. Falcone e i suoi uomini conoscevano i pericoli, erano consapevoli dei rischi eppure scelsero di restare, di continuare a lottare contro la criminalità organizzata. Perché ci sono battaglie che non si possono abbandonare”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“Oggi rinnoviamo il nostro impegno a custodire la loro memoria e la loro eredità. Perché ricordare non è solo un esercizio di stile ma significa riaffermare con forza quel patto tra generazioni che ci spinge a proseguire lungo la strada tracciata, guidati dai valori che li ispirarono e che ognuno di loro onorò sempre con sacrificio e dedizione. La memoria di Giovanni Falcone e delle vittime delle stragi di mafia vive nelle scelte quotidiane di chi decide di servire lo Stato con onore e responsabilità”, aggiunge.

