I “diari” che raccontano Andrea Sempio come “protagonista violento” di “sogni” incentrati su stupri e accoltellamenti. Il profilo psicologico che lo descrive come “controllato, rigido” se non per un “ghigno” che gli apparirebbe in faccia di fronte a domande sulla morte di Chiara Poggi. L’ipotesi che dopo averla uccisa sia andato a pulirsi a casa della “nonna”. Le accuse al 38enne prendono forma nelle 309 pagine di informativa finale dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano.
La professoressa Cristina Cattaneo a cui è stato chiesto di ri-datare l’ora della morte arriva alle stesse conclusioni di 19 anni di indagini e processi: “in via di elevatissima probabilità” è stata uccisa fra le 7 e le 12.30 perché questo dicono le “evidenze scientifiche più solide”. Il range si può “stringere”, come aveva fatto il il dottor Ballardini nell’autopsia del 2007 da consulente della Procura di Vigevano parlando di “maggior centratura tra le 11-11:30”, ma con metodi “meno precisi/accurati”. Per l’anatomopatologa il “dato scientifico” va considerato assieme a quelli “circostanziali”: come la “disattivazione dell’allarme” della villetta di via Pascoli da parte della vittima alle ore 9.12, la bicicletta nera da donna vista alle 9.10, le non risposte al telefono dalle 9.45 e il “contenuto gastrico” nello stomaco che indica un “periodo della morte probabilmente compreso da 30 minuti e 2/3 ore circa dall’ingestione” della colazione. Utile ma neutro, potendo solo supporre a che ora abbia mangiato.
Le intercettazioni di Sempio in auto e lo scontrino-alibi
Ci sono intercettazioni che secondo la Procura di Pavia incastrerebbero Andrea Sempio. Il 14 aprile e il 12 maggio 2025 in auto mentre ascolta i “podcast” su Garlasco. Quella in cui pare dire di aver “visto” i “video” intimi della coppia Poggi-Stasi, forse su un “cellulare” o scaricati da una “penna” Usb, ritenuti il fattore scatenante del movente “sessuale”. Ma c’è, pochi minuti più tardi, un’altra captazione in cui afferma “sono sicuro che qua ascoltano”, rendendo complessa l’ipotesi della confessione in diretta. Così come l’ambientale, piena di passaggi incomprensibili, dove dice “quando sono andato io…(per i carabinieri è compatibile con “quando sono andato via” dalla casa, ndr) il sangue c’era… “e allora.., cioè lui (Stasi) non se n’è reso conto ma… senza accorgersene ha evitato le macchie“.
Lo scontrino-alibi nel parcheggio di Vigevano per la mattina del delitto alle ore 10.18. La madre di Sempio, Daniela Ferrari, si dispera intercettata da una cimice a ottobre 2025: “È colpa mia, gli ho detto di tenere lo scontrino, gli ho rovinato la vita all’Andrea”, dice al marito in una discussione su un nuovo “supertestimone”. Lui risponde: “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu (sospiro) secondo lui”.
Da accertamenti sulla donna e sull’amico vigile del fuoco a Vigevano emerge che non è lei ad aver preso il tagliando il 13 agosto. Non aggancia mai la cella. Lui era in servizio di reperibilità sul turno 8-20. A Vigevano quel giorno “non è mai venuta”, mette a verbale. Gli investigatori, pur nutrendo forti dubbi, concludono per l’impossibilità di “riscontrare con certezza” chi ha preso lo scontrino, che quindi non ha “valore positivo o negativo” per Sempio.
Le carte scatenano nuove polemiche con i Poggi, familiari della vittima, che sono stati intercettati a 19 anni dai fatti. Gli investigatori li ‘accusano’ di voler “bloccare” la nuova indagine (definita una “cosa schifosa”) e di farlo su su suggerimento della sostituta procuratrice generale che chiese e ottenne la condanna di Stasi, Laura Barbaini. I loro legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna non usano mezze parole: le indagini dei carabinieri di “Milano Moscova” sono “state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici’”.
Sempio: “Non ho ucciso Chiara, pensiero di tutti è che abbia giustizia”
Nelle ultime ore, Andrea Sempio ha commentato la possibilità di essere arrestato per il delitto di Chiara Poggi. “Spero che ciò non accada perché io, questo fatto atroce, non l’ho commesso. È ovvio che il pensiero di tutti è che Chiara possa avere verità e giustizia. Ad iniziare dai suoi parenti che ancora, dopo 20 anni, non vedono la parola fine relativamente all’aspetto giudiziario. A tutti loro va la mia vicinanza”, queste le parole dell’indagato. Le sue dichiarazioni sono state lette da Gianluigi Nuzzi nella trasmissione Quarto Grado, su Rete4.

