Campobasso, madre e figlia avvelenate a Pietracatella: acquisito telefono figlia maggiore

Campobasso, madre e figlia avvelenate a Pietracatella: acquisito telefono figlia maggiore
Antonella Di Ielsi, foto da Facebook

E’ l’unico dispositivo elettronico sequestrato

Nuovi sviluppi sul piano tecnico nell’inchiesta sul caso di Pietracatella, dove a fine dicembre sono morte Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni per un presunto avvelenamento mediante ricina. La notizia è emersa nel corso della puntata del 22 aprile della trasmissione di Rai3 ‘Chi l’ha visto?’: il telefono di Alice Di Vita, 19 anni, figlia maggiore, è stato acquisito nell’ambito degli accertamenti disposti dalla Procura di Larino.

Si tratta di verifiche tecniche irripetibili legate al filone dell’inchiesta per omicidio colposo che vede indagati cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. Accertamenti che riguardano dispositivi elettronici e che potrebbero fornire elementi utili anche per l’altra indagine, quella per duplice omicidio volontario e premeditato, al momento a carico di ignoti. L’obiettivo è ricostruire comunicazioni, abitudini e movimenti nei giorni immediatamente precedenti ai malori, in particolare tra il 23 e il 24 dicembre, anche attraverso l’analisi di chat, appunti e dati di navigazione. Alice è parte offesa nel procedimento come il padre Gianni Di Vita, ex sindaco del piccolo borgo molisano al centro dell’inchiesta e dell’interesse mediatico.
Sul piano scientifico resta centrale l’attesa per la relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, che dovrà chiarire la natura della sostanza individuata nei campioni biologici delle due vittime. Un passaggio ritenuto decisivo anche in vista del 29 aprile, quando a Bari il medico legale Benedetta Pia De Luca ha convocato le parti per l’esame dei vetrini istologici prelevati durante le autopsie, accertamenti tecnici non ripetibili che si svolgeranno in contraddittorio tra i consulenti.

Procura, telefono Alice Di Vita unico sequestrato per esigenze tecniche

Il telefono cellulare di Alice Di Vita è l’unico dispositivo sequestrato dalla Procura della Repubblica di Larino per esigenze tecniche nell’ambito dell’inchiesta sul caso di Pietracatella, dove a fine dicembre sono morte Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni per un presunto avvelenamento causato dalla ricina.
Il provvedimento, confermato dalla Procura, riguarda l’unico telefono, tra quelli riferibili alle persone ascoltate negli ultimi giorni tra audizioni e interrogatori, sul quale verranno eseguiti accertamenti tecnici irripetibili, fissati per il prossimo 28 aprile alla presenza delle parti.
Secondo quanto si apprende, le verifiche riguarderanno in particolare le comunicazioni e la ricostruzione della cronologia del traffico telefonico degli ultimi mesi, con l’obiettivo di acquisire ulteriori elementi utili alle indagini.
I telefoni delle due vittime, Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, si trovano ancora all’interno dell’abitazione di famiglia, tuttora sotto sequestro, e restano quindi a disposizione degli inquirenti per eventuali accertamenti.
Il fascicolo, coordinato dalla Procura di Larino, procede per duplice omicidio volontario a carico di ignoti. Resta aperto anche il fascicolo iniziale con l’ipotesi di omicidio colposo che vede indagati cinque operatori sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove le due donne si erano recate tre volte ed erano state rimandate a casa prima del decesso, avvenuto proprio nel presidio ospedaliero per la quindicenne Sara la sera del 27 dicembre per la madre cinquantenne la mattina del 28 dicembre.

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