“Ferma condanna per la grave aggressione avvenuta a Roma ai danni di un uomo che indossava la kippah, segno visibile della sua identità ebraica. Non si tratta di un episodio marginale, ma di un fatto che preoccupa seriamente e richiama l’attenzione su un clima in cui l’odio antiebraico torna a manifestarsi apertamente nello spazio pubblico”. Lo si legge in una nota dell’Osservatorio Israele.
“In attesa che le indagini accertino ogni responsabilità – dice il presidente Nicolae Galea -, è essenziale non ignorare né minimizzare segnali di questa natura, l’antisemitismo non esplode mai all’improvviso, ma cresce nell’indifferenza e nelle ambiguità. Per questo va contrastato con determinazione, senza esitazioni né zone grigie, chiamando istituzioni e società civile a una responsabilità chiara per garantire sicurezza e piena libertà a tutti, nel rispetto dei principi fondamentali di una società democratica”.
Comunità ebraica: “Aggredito perché non voleva rinunciare a kippah”
“È successo anche a Roma. Un iscritto alla nostra comunità che non voleva rinunciare a indossare normalmente la kippah è stato per questo insultato e aggredito. Denunciamo con forza questo episodio, chiediamo che venga fatta piena luce e i responsabili vengano puniti, e ringraziamo le autorità e le forze dell’ordine per la protezione quotidiana che garantiscono a tutta la nostra comunità, la più antica di Roma con i suoi duemila anni di storia. Dev’essere chiaro a tutti che l’antisemitismo esiste da sempre e dopo il 7 ottobre è aumentato in maniera esponenziale. E dev’essere anche chiaro che nel momento in cui un ebreo viene insultato e aggredito, in Italia, a Roma, in quanto ebreo, a esser messi in gioco sono i valori fondamentali della Costituzione che appartiene a tutti noi italiani”. Così in una nota Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma.

