Per i costruttori di Milano che potrebbero aver abusato di Scia, ristrutturazioni, piani attuativi, palazzi nei cortili, non c’è buona fede. Non dal febbraio 2024. Quando per la prima volta un gip, la dottoressa Daniela Cardamone, ha sposato pienamente la linea della Procura di Milano su abusi edilizi e lottizzazioni abusive per torri e grattacieli. Da quel momento tutti gli “operatori del settore” e addirittura i “comuni cittadini” vengono conoscenza delle indagini e dei rischi annessi e connessi. Con il Comune che il 23 febbraio di quell’anno delibera di orientare l’attività urbanistica e gli iter edilizi alle indicazioni dei giudici penali. Per tutto ciò che è successo prima di quella data, si vedrà nei processi.
La “linea rossa” dell’urbanistica meneghina
La linea rossa temporale dell’urbanistica meneghina la traccia il Tribunale del riesame che ha ri-disposto il “sequestro preventivo” del cantiere di viale Papiniano 48: il progetto di una torre di 10 piani, di cui due interrati, in zona San Vittore, con appartamenti in vendita a 2 milioni di euro l’uno, che dovrebbe nascere dalla demolizione di un magazzino-deposito di 2 piani, autorizzato con Scia alternativa al permesso di costruire, come una ristrutturazione edilizia invece che “nuova costruzione”, senza piano attuativo e in un’area sottoposta al vincolo ‘Naviglio Grande’ e al vincolo regionale ‘Nucleo Rurale di Interesse Paesaggistico’. Accolto il ricorso delle pm Giovanna Cavalleri e Luisa Baima Bollone con l’aggiunto Paolo Ielo contro l’ordinanza con cui il 21 novembre la gip Sonia Mancini aveva annullato il sequestro d’urgenza del cantiere con la tesi della “buona fede” dei costruttori della Papiniano 48 srl. I quali, nonostante la “assoluta” illegalità dell’intervento, sarebbero stati fuorviati dai “comportamenti” altalenanti “del Comune di Milano” in merito alle regole urbanistiche ed edilizie da seguire.
“Vantaggi economici lucrabili”
Nel ricorso i pm contestavano che un costruttore o un architetto, come gli indagati Salvatore Murè Mauro Colombo (quest’ultimo già a processo per abusi edilizi per il cantiere di via Fauchè), potessero violare leggi traendone “vantaggi economici lucrabili” e poi, indagati o imputati, invocare la “ignoranza inevitabile” delle stesse leggi. Di fronte a un singolo “dubbio” o a una supposta “oscurità” delle norme avrebbero dovuto fermare i cantieri per “conseguire la corretta conoscenza” delle stesse ed evitare più gravi conseguenze penali ed economiche. Ora giudici Galli-Guadagnino-Nosenzo, il cui provvedimento è “immediatamente esecutivo”, scrivono che la buona fede in materia di abusi edilizi “rilevanti” non può essere una “differente interpretazione” o “opinione” delle imprese rispetto a “chiare e ribadite indicazioni” né “rimettere alla valutazione del privato” le decisioni su quali e quante “opere di urbanizzazione” siano necessarie a “un edificio di nuova costruzione”. Per loro un “operatore economico esperto” doveva nutrire “ben più di qualche dubbio” sulla legittimità del proprio titolo edilizio almeno dal “febbraio 2024” e “sicuramente sin dal 30 maggio” dello stesso anno. Quando ha saputo che il progetto in pieno centro necessitava del “piano attuativo” perché il Comune glielo ha “comunicato” disponendo la “sospensione dei lavori”. I costruttori hanno invece “ritenuto” di “iniziare e proseguire” il cantiere “ben sapendo che il titolo edilizio non era idoneo”, si legge nelle 25 pagine che hanno respinto le tesi difensive degli avvocati Alberto Sirani e Fabio Todarello.
Confermata la “gravità indiziaria” per Murè e Colombo
Nell’ordinanza i giudici della libertà ritengono confermata la “gravità indiziaria” di entrambi i reati edilizi contestati all’imprenditore Salvatore Murè e al progettista Mauro Colombo e che sono al centro anche di decine di indagini aperte e dei 5 procedimenti penali già in corso all’urbanistica cittadina per la Torre Milano di via Stresa, il palazzo nel cortile di via Fauchè, le Park Tower di Bluestone di via Crescenzago, l’Hidden Garden di piazza Aspromonte e il Bosco Navigli di Stefano Boeri. In particolare scrivono che l’obbligo di piano attuativo – lo strumento per tarare i nuovi servizi pubblici per i residenti – per edifici impattati e che è sancito da leggi nazionali del 1942 e 1967 è sicuramente “tuttora vigente”. La norma non è “stata abrogata” e “non è derogabile da fonti di rango secondario” come i “regolamenti edilizi” comunali e le “determine” dei dirigenti nemmeno nel caso del cosiddetto “lotto intercluso”, un’area cioè completamente urbanizzata e dotata di tutti i servizi dove quell’obbligo, in ipotesi del tutto “eccezionali”, risulterebbe inutile se non controproducente. È comunque “pacifico” che su viale Papiniano 48 l’amministrazione non si è mai posta il “tema” né ha “svolto considerazioni per motivare” una eventuale “superfluità”, concludono, di un “obbligo di legge”.
Cade l’accusa di corruzione per le archistar Citterio e Viel
La Procura di Milano è pronta a chiedere la archiviazione dalle accuse di corruzione per le archistar Antonio Citterio e Patricia Viel, per il ceo di Castello sgr, Giampiero Benedetto Schiavo, e per il presidente del Gruppo di progettazione architettonica Lombardini 22, Paolo Facchini, tutti indagati a piede libero nell’ambito della maxi inchiesta sull’urbanistica che il 30 luglio 2025 ha portato agli arresti ai domiciliari e in carcere di 6 persone, fra cui l’ad di Coima, Manfredi Catella, l’ex assessore alla Rigenerazione urbana di Milano, Giancarlo Tancredi, e l’ex presidente della commissione paesaggio, Giuseppe Marinoni, poi sostituiti o annullati per assenza dei gravi indizi dal Tribunale del riesame di Milano e dalla Corte di Cassazione. Lo scrivono i pubblici ministeri Paolo Filippini, Marina Petruzzella e Mauro Clerici in un provvedimento con cui hanno separato in un differente fascicolo le posizioni dei 4 indagati.
Determinanti le loro memorie difensive
I pm si sarebbero convinti a far cadere le accuse dopo aver letto le “memorie difensive” depositate dai legali e alla luce dell’ordinanza del gip Mattia Fiorentini, che per loro non aveva riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi, quella del Riesame che, con riguardo ad altri accusati, ha definito una “tesi svilente” quella per cui basterebbe il “pagamento” da parte di imprese e professionisti al pubblico ufficiale, sotto forma di consulenza o parcella per servizi, per dimostrare la corruzione e che tuttalpiù può essere questo “un indizio, sul piano logico” ma non “da solo la prova” di un sistema di mercimonio della funzione pubblica in edilizia, e la sentenza della Suprema Corte che ha confermato quell’impostazione. Gli “elementi acquisti” nelle indagini su Citterio-Viel-Schiavo-Facchini non sono “suscettibili di ulteriori utili sviluppi investigativi e processuali”, si legge nel provvedimento che anticipa una “pronta definizione” del fascicolo “con richiesta di archiviazione” al gip.
In particolare Castello sgr e il suo amministratore delegato sono indagati per 321.074,72 euro di fatture pagate all’ex componente della commissione paesaggio, Alessandro Scandurra, che non avrebbe dichiarato il “conflitto d’interessi esistente” in relazione al progetto della ‘Torre Futura’ di via Calvino a Milano. Il presidente di Lombardini 22, Paolo Facchini, rispondeva per 26.901 euro di collaborazione professionale con Marinoni secondo le imputazioni per favorire gli iter dei progetti immobiliari commissionati da Kryalos (la posizione dell’ad della sgr di Balckstone, Paolo Bottelli, non viene però essere stralciata in questo atto) delle ‘Corti di Bayres-Corti segrete’ e ‘Bastioni di Porta Nuova 19’. Alle due archistar internazionali Citterio-Viel e allo studio ACPV Architects venivano contestati sempre i rapporti professionali con l’ex presidente della commissione Marinoni per 12.300 in relazione ai cantieri de ‘I Portali di Gina 20’ e ‘Tortona 25’.

