“I figli che muoiono non si trasformano in dolore. Loro rimangono figli. Assenti“. Con queste parole, Silvana Varani ricorda suo figlio Luca Varani, ucciso a Roma il 4 marzo 2016.
“Non si può accettare la verità, loro rimangono sempre vivi nei nostri cuori, nei nostri pensieri e nei nostri discorsi – un modo per attutire tanto dolore”. A novembre 2024 è scomparso anche il padre, Giuseppe, senza mai smettere di chiedere giustizia per il figlio che aveva adottato nella ex Jugoslavia durante la guerra. Dieci anni fa Luca veniva trovato trucidato in un appartamento di via Igino Giordani, nel quartiere Collatino a Roma. Era la notte tra il 4 e il 5 marzo.

Il suo corpo, avvolto in una coperta, portava i segni di una violenza brutale: cento colpi tra coltellate e martellate, inferti per ore, fino a sfigurarne il volto. Con l’accusa di omicidio volontario aggravato furono arrestati Manuel Foffo e Marco Prato, due giovani della Roma bene. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, avevano trascorso tre giorni chiusi nell’appartamento della famiglia Foffo tra alcol e droga. Poi la decisione di attirare Luca in casa, al termine di un festino. Gli offrirono da bere, mescolando superalcolici e Alcover per stordirlo e renderlo incapace di difendersi, come emerso dalle confessioni e dagli esami tossicologici. Il movente non è mai stato del tutto chiarito. Nel processo si parlò di “fare del male a qualcuno, per vedere cosa si prova“. Foffo venne condannato a trent’anni di carcere. Prato si tolse la vita in cella prima della sentenza definitiva.

