“Oggi ho voluto incontrare i dirigenti della Questura di Milano per rinnovare ancora una volta il mio apprezzamento e la mia gratitudine per il lavoro che svolgono anche in contesti difficili. Per professionalità, equilibrio, senso dello Stato e competenza, le donne e gli uomini in divisa rappresentano un patrimonio prezioso della Repubblica. Un patrimonio che non può essere oscurato da comportamenti individuali, per quanto gravi e inaccettabili”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“L’episodio accaduto a Rogoredo, per quanto gravissimo, non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio che caratterizza le nostre forze di polizia”, aggiunge Piantedosi.
“Apprezzare accertamento verità, no strumentalizzazioni”
“Le indagini preliminari sull’omicidio di Rogoredo hanno svelato un quadro doloroso, in particolare per chi serve lo Stato. Le prime ricostruzioni, che nell’immediatezza dei fatti sembravano restituire uno scenario completamente diverso, sono state successivamente superate dal lavoro puntuale messo in campo dalla stessa Polizia di Stato con il coordinamento della Procura. C’è stato un impegno rigoroso per capire il prima possibile cosa fosse accaduto. Auspico che nel dibattito pubblico ci si soffermi sulla condanna di chi si è macchiato di quelle condotte e sull’apprezzamento nei confronti dei magistrati e dei poliziotti che in tempi brevi hanno accertato la verità, senza indulgere in inopportune strumentalizzazioni”. Lo dichiara il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Il capo della Polizia Pisani: “Via la divisa a Cinturrino subito”
“Subito dopo il fermo disposto dall’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la destituzione dalla Polizia di Stato” di Carmelo Cinturrino. Lo dichiara il capo della polizia, Vittorio Pisani, in un’intervista al Corriere della Sera sulla vicenda dell’agente fermato per l’omicidio del 28enne Abderrahim Mansouri a Rogoredo, a Milano, interrogato lunedì dal gip . Alla domanda dell’intervistatore se la decisione sia stata presa senza attendere l’esito, almeno parziale, del procedimento penale, Pisani ha risposto: “Sì, perché chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo, mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato”. Su quali aspetti restino ancora da chiarire nell’indagine sui fatti di Rogoredo, Pisani dice: “Innanzitutto la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e l’omissione di soccorso”.
Il gip: Cinturrino resta in carcere
E resta in carcere Carmelo Cinturrino. Il gip di Milano, Domenico Santoro, ha disposto la custodia cautelare in carcere per l’assistente capo del Commissariato Mecenate di Milano con l’ipotesi di omicidio volontario ma non ha convalidato il fermo eseguito dalla squadra mobile lunedì mattina e motivato dal pericolo di fuga del poliziotto 41enne. Accolta la richiesta del pm Giovanni Tarzia e del Procuratore di Milano, Marcello Viola. Il gip ha riconosciuto le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione e del rischio di inquinamento probatorio. Cinturrino ieri aveva risposto alle domande durante l’interrogatorio di convalida in carcere a San Vittore.
Il gip: “Non ci sono dubbi, Cinturrino voleva uccidere Mansouri”
Per il gip di Milano, Domenico Santoro, Carmelo Cinturrino aveva la “volontà” di uccidere Abderrahim Mansouri. Lo dimostrerebbero il “tipo di arma usata” per “micidialità”, la Beretta d’ordinanza del poliziotto che la sapeva “maneggiare e utilizzare”, la “posizione reciproca tra aggressore e vittima”, la “parte vitale del corpo” che è stata attinta dal proiettile calibro 9X19 e cioè il “cranio” e la “testa”, il non aver “intimato l’Alt’ al pusher 28enne né essersi “qualificato in alcun modo”, l’aver “indossato” un “cappuccio” e una “felpa” per “non farsi riconoscere” e aver aperto il fuoco mentre la “vittima stava cercando riparo” in “assenza di una concreta minaccia” che non poteva essere rappresentata dal gesto di lanciare una “pietra”, anche perché è stato lo stesso 41enne a dire di non averci nemmeno “fatto caso”. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dell’assistente capo del Commissariato Mecenate si legge che, in questa fase delle indagini per omicidio della Procura di Milano, è “ben difficile” pensare che il colpo sia stato “esploso a titolo (meramente) intimidatorio” e che c’è poco “spazio” per avere “dubbi” sul fatto che “l’intento del Cinturrino” fosse quello di “uccidere” Mansouri. Elementi di un “grave quadro indiziario” a cui va aggiunto il “ritardo” superiore a “22 minuti” con cui ha avvisato i soccorsi, tranquillizzando falsamente nel frattempo i “colleghi” sul fatto di aver già “chiamato la centrale operativa e il 118”. Se anche “si dovesse ritenere di escludere un dolo intenzionale”, e quindi la volontà di uccidere che secondo il giudice “allo stato degli atti non appare possibile”, l’azione che ha portato alla morte del 28enne sarebbe comunque sorretta da un “dolo almeno eventuale”, per aver messo in conto la possibilità di ammazzare, si legge nelle 37 pagine.
Nell’interrogatorio con il gip ha ammesso le sue responsabilità
Carmelo Cinturrino è “pentito nei confronti di tutta l’Italia”, chiede “scusa” e confessa la “messinscena” allestita accanto al corpo rantolante di Abderrahim Mansouri, per aver piazzato un’arma giocattolo mentre il 28enne era steso, con un colpo di pistola alla tempia, fra le sterpaglie del ‘bosco della droga’ di Rogoredo simulando di aver aperto il fuoco per legittima difesa. “L’ho fatto da solo”, dice il poliziotto al gip di Milano, Domenico Santoro, durante le due ore di interrogatorio di convalida del fermo per omicidio volontario disposto lunedì dal pm Giovanni Tarzia e dal Procuratore di Milano, Marcello Viola.
Le accuse dei colleghi: “E’ un pazzo”
“E’ un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack (presudonimo Mansouri ndr) e lo ha girato”, avrebbe detto ai colleghi il giovane che si trovava a pochi metri da Cinturrino quando ha esploso il colpo alle 17.33. Tredici minuti dopo, alle 17.46, avrebbe simulato con un messaggio che il pusher fosse ancora vivo. “E’ arrivato in fondo Zac. Zio. Vieni che è lì”.I sospetti sono, se possibile, più pesanti e riguardano un’intera carriera ventennale in polizia. Picchiava tossici e pusher, arrivando a prendere a “schiaffi” e “martellate” anche uno “spacciatore sulla sedia a rotelle”, quando “non gli dicevano dove erano i soldi e dove era la sostanza”, hanno messo a verbale gli agenti raccontando le indiscrezioni raccolte nel microcosmo di Rogoredo.

