Femminicidio Manuela Petrangeli, ergastolo per Gianluca Molinaro

Femminicidio Manuela Petrangeli, ergastolo per Gianluca Molinaro
Il luogo dell’uccisione di Manuela Petrangeli da parte di Gianluca Molinaro (foto di Cecilia Fabiano/LaPresse) Manuela Petrangeli a 51-year-old woman physiotherapist was hit by gunshots fired by an ex in a small car shortly before 2 p.m. in Rome at 36 Via degli Orseolo. After several attempts to revive her by 118 the woman died. Carabinieri on the scene. Rome, Italy – July 4, 2024 – News – (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse)

La donna uccisa a fucilate il 4 luglio del 2024 a Roma

Ergastolo. E’ la condanna inflitta dalla prima Corte d’assise di Roma a Gianluca Molinaro, il femminicida che il 4 luglio del 2024 uccise con un colpo di fucile a canne mozze Manuela Petrangeli, la sua ex compagna e madre del figlio davanti ad una clinica in via degli Orseolo, nel quartiere Portuense a Roma. La Procura di Roma aveva sollecitato durante la requisitoria del 25 novembre scorso la pena dell’ergastolo con isolamento diurno di 18 mesi. La Pm Antonella Pandolfi aveva spiegato che la vita della vittima “è stata strappata per mano di chi non ha accettato la fine di una relazione, prigioniero di un modello retrogrado e patriarcale che considera la donna proprietà“.

Minacce, ossessioni e persecuzioni

Le indagini sono state condotte dai carabinieri e coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. Nella sua requisitoria la pubblica accusa aveva delineato un quadro di violenza crescente da parte di Molinaro, costituita da minacce, ossessioni e comportamenti persecutori che, con il tempo, sono degenerati fino al femminicidio. “Per tre anni e mezzo ha covato rabbia cieca e un’ossessione patologica. Ha pianificato in modo freddo e lucido l’eliminazione della madre di suo figlio. I suoi messaggi vocali parlano più di mille testimoni”, aveva poi aggiunto la pm Pandolfi, concludendo poi: “Quello di Molinaro non è stato un raptus, ma un’esecuzione premeditata. Era la cronaca di una morte annunciata. Lui stesso si definiva una bomba a orologeria: il ‘problema’ da eliminare, nelle sue parole, era Manuela”. 

L’avvocato:La sentenza dà ragione alle accuse

“La sentenza ha dato atto della bontà dell’impianto accusatorio ritenendo provati tutti i capi di imputazione con le aggravati. Tutti gli eventi sono stati ricostruiti in maniera dettagliata con tutto quello che era il pregresso e le sofferenze che negli anni aveva patito la vittima”. Lo ha dichiarato l’avvocato di parte civile, Carlo Testa Piccolomini, a margine della lettura della sentenza.

La cognata della vittima: “Per il figlio la vita è difficile”

 “Nessuno ci restituirà Manuela, per noi era la luce. La nostra vita non ha più colori, ed è difficile soprattutto per il bambino, che per noi ormai è tutto. Oggi è stata una giornata difficile, soprattutto vedere lui in aula”. Lo ha affermato la cognata della vittima, a margine della lettura della sentenza della Prima Corte di Assise di Roma.

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