Marco Mottola continua a dichiararsi innocente in merito all’omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di Arce (in provincia di Frosinone) trovata morta nel bosco di Fontecupa nel giugno 2001.
“Non ho mai fatto del male a Serena e neanche i miei familiari. Sono innocente e non so chi possa averle fatto del male. Lei quel giorno non è mai venuta da me. L’avevo già detto alla polizia quando venni sentito. L’ipotesi che io abbia spinto Serena contro la porta è falsa e ci sta rovinando la vita. Della porta rotta nella caserma dei carabinieri di Arce, l’ho ho saputo solo a marzo del 2008 quando mio padre mi raccontò di averla rotta durante una lite con mia madre”, ha detto Marco Mottola che ha rilasciato spontanee dichiarazioni davanti al collegio della Corte d’assise d’appello di Roma dove è imputato con il padre Franco e la madre Annamaria.
“Non so e non sappiamo nulla di chi l’abbia colpita e poi legata col nastro e poi portarla a Fontecupa. Ovviamente non l’ho vista quella mattina. Quella mattina del primo giugno 2001 Serena Mollicone non è venuta da me in caserma. Nella caserma nuova da me mai è venuta e mai l’ho vista. Non vedo perché Serena doveva venire da me, oltre tutto era fidanzata da tempo con Michele Fioretti. Con Serena mai ho avuto relazioni sentimentali o sessuali o flirt. Mai ho litigato con Serena“, ha aggiunto.
“Tuzi mente quando dice di avere sentito la mia voce che gli chiedeva di fare entrare una ragazza, mai ho citofonato a Tuzi per dirgli questo. Inoltre, ammesso e non concesso – come potevo sapere che Serena stava venendo in caserma da me visto che non ci sono tracce telefoniche per quel giorno? Comunque Serena se doveva/voleva venire da me, bastava che suonava e io le aprivo”.
“Non dimentichiamo che Serena doveva andare a scuola a Sora dopo la visita-lastra ai denti, così è emerso dalle indagini. Quindi, cosa si sono inventati? L’ultima volta che ho parlato con Serena è stata grosso modo verso la fine di maggio del 2001, eravamo in paese, eravamo un po’ di gruppi. Così ho ricostruito in questi ultimi tempi. E non abbiamo litigato“.
“Chiarisco, per evitare i soliti commenti di chi ci butta fango e pietre addosso che i ricordi che vi dico oggi li ho ricostruiti con molta calma, tornando indietro con la mente, respirando lentamente, concentrandomi al massimo, anche grazie al fatto che ero relativamente tranquillo perché siamo stati assolti. Del resto si tratta della mia vita e del mio destino e di quelle della mia famiglia, figli compresi. Tuzi in pochi secondi ha inventato la menzogna contro di me perché è stato preso di sprovvista col bluff del capitano Caprio, aveva sicuramente qualcosa da nascondere altrimenti non avrebbe mentito, e si è adeguato a dire quello che gli Inquirenti volevano sentire e nel frattempo si è tolto dai sospetti”.
Marco Mottola: “Mai andato al bar Pioppetelle”
“Si è pentito e ha ritrattato, dichiarando di avere detto una menzogna. Poi ha ritrattato la ritrattazione e per una serie di motivi, fra cui il pentimento e si è ucciso. La mattina del primo giugno sono sceso tardi, sicuramente dopo le 11:40, mi ero sentito con Davide Bove. Quella mattina in caserma non è venuto a trovarmi nessuna persona a qualunque orario, e non esistono tracce telefoniche in tal senso”.
“Quella mattina non sono uscito con la mia macchina o con quella di altri. Se fossi uscito il piantone Tuzi mi avrebbe uscire e poi rientrare. Sicuramente non sono andato al bar Pioppetelle o Della Valle. Sicuramente non ho comprato Marlboro light, anche perché all’epoca fumavo le Marlboro rosse”, ha affermato Mottola.
“Non sono io il biondino ‘mechato’ descritto da Carmine Belli, del resto lo ha dichiarato anche Belli che non ero io. Ho risposto alla polizia che se ero stato al bar Pioppetelle c’ero stato con Laura Ricci: era solo un’ipotesi, ero confuso e volevo evitare problemi. Era il 2002, un anno dopo. A Laura telefonai solo per avvisarla di quello che avevo detto alla polizia, perché il padre sarebbe stato messo al corrente che stavamo assieme, e secondo me al padre questo non avrebbe fatto piacere”.
“Ho letto che Laura Ricci quando è stata ascoltata nel 2018 dai carabinieri Pletto e Sperati e dal tenente Seragusa ha dichiarato qualcosa di molto delicato dei suoi rapporti sessuali con me (e non ne comprendo il motivo), era il mattino, e sono sicuro che il marito Luigi Germani, carabiniere, escusso il pomeriggio, lo ha saputo, si è innervosito con me e si è schierato”.
Il nuovo processo per l’omicidio di Serena Mollicone
La procura generale della Corte di Cassazione aveva chiesto il processo bis per Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, il figlio Marco e la moglie Anna Maria Mottola, assolti con formula piena in primo e secondo grado per non aver commesso il fatto. Anche i due carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano erano stati assolti nei due gradi precedenti di giudizio. Nel nuovo processo la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha deciso di ammettere 24 persone, tra testimoni e consulenti tecnici.
L’elenco dei testimoni ammessi comprende numerosi civili e diversi appartenenti o ex appartenenti all’Arma dei carabinieri, tra cui Pietro Caprio, Giuseppe D’Ammasso, Sonia Da Fonseca, Gaetano Evangelista, Massimiliano Gemma, Marco Malnati, Pasquale Simone, Marco Sperati e Anna Rita Torriero, oltre ai carabinieri Ernesto Venticinque, Francesco Suprano, Vincenzo Quatrale, Rosario Casamassima e Anna Teresa Magnante. Inoltre si aggiunge l’ammissione di un numero significativo di esperti e consulenti tecnici, dove figurano Cristina Cattaneo, Ernesto D’Aloja, Paola Magni, Elena Pilli, Remo Sala, Carmelo Lavorino, Giorgio Bolino, Pio Di Milla, Mario Dell’Orio e Laura Ricci. Professionisti con competenze diverse, che saranno chiamati a esprimersi su aspetti medico-legali, biologici e dinamici, già espressi negli altri gradi di giudizio.

