Corruzione e peculato. Nell’ambito delle indagini sul Garante della Privacy, sono queste le ipotesi di reati per cui la procura della Repubblica di Roma ha emesso un decreto di perquisizione nei confronti di quattro indagati, il presidente dell’autorità, Pasquale Stanzione, e i componenti del collegio dell’Autorità, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Le indagini, delegate al nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di Finanza, sono coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco.
Sigfrido Ranucci, ha commentato la notizia sul suo profilo Facebook. “Ispezione e interrogatori della Guardia di Finanza negli uffici del Garante dalla Privacy. In seguito ai servizi di Report, la procura ha aperto un’indagine. Al centro delle inchieste ci sarebbero le spese di rappresentanza del Collegio. Le spese per la carne comprata dal presidente Stanzione addebitate al Garante e la mancata sanzione di circa 40 milioni di euro nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg: i Ray-Ban Stories”.
Le dimissioni di Angelo Fanizza
Lo scorso 20 novembre, il segretario generale del Garante Angelo Fanizza aveva rassegnato le proprie dimissioni. “Il Segretario Generale del Garante per la protezione dei dati personali, consigliere Angelo Fanizza, ha rassegnato le proprie dimissioni. Il Collegio del Garante, nel prenderne atto, ringrazia il Segretario Generale per il lavoro svolto“, si leggeva nel comunicato. La trasmissione Rai Report aveva rivelato l’esistenza di un documento riservato in cui Fanizza chiedeva al dirigente del dipartimento informatico di provvedere urgentemente all’estrazione della posta elettronica, degli accessi vpn, degli accessi alle cartelle condivise, degli spazi di rete condivisi, dei sistemi documentali, dei sistemi di sicurezza dei lavoratori del Garante.
“La richiesta di Fanizza di spiare i lavoratori dell’Autorità risale al 4 novembre, due giorni dopo la prima puntata dell’inchiesta di ‘Report’. Secondo quanto riferito da fonti interne, oggi il dirigente del dipartimento per la sicurezza informatica ha informato i dipendenti e denunciato l’illegittimità di questa richiesta. I lavoratori del Garante della Privacy hanno chiesto le dimissioni dell’intero Collegio“, si leggeva in un post sui social di Report.
Il Garante: “Noi estranei”
Il Garante si era dissociato dai fatti riportati da Report, con una nota pubblicata sul proprio sito dopo le dimissioni di Fanizza. “In relazione alle notizie di stampa riportate oggi, il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali afferma la propria totale estraneità rispetto alla comunicazione a firma dell’ex Segretario Generale – alla quale, peraltro, non è mai stato dato seguito – riguardante una richiesta di dati dei dipendenti relativi all’uso dei sistemi informatici. Il Garante ricorda che come da suo costante orientamento giurisprudenziale l’accesso da parte del datore di lavoro a taluni dati personali dei dipendenti relativi all’utilizzo dei sistemi informatici può costituire violazione della privacy“.
Qualche settimana prima, lo stesso Sigfrido Ranucci aveva accusato il Garante per la privacy di essersi mosso “su input politico” contro la sua trasmissione quando l’ha sanzionata con una multa di 150mila euro alla Rai per la diffusione nel 2024 di un audio privato tra l’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e sua moglie Federica Corsini, in merito al caso di Maria Rosaria Boccia. “Manderemo in onda un documento importante, con il filmato di Agostino Ghiglia (componente del Garante per la protezione dei dati personali, ndr) che entra nella sede di Fratelli d’Italia poche ore prima della sanzione. Lì nella sede di partito di Fdi c’era Arianna Meloni. Sarebbe interessante sapere se hanno parlato della sanzione a Report. E se si, che cosa si sono detti? Domande, naturalmente, solo domande”, aveva dichiarato in un’intervista a La Stampa il giornalista.

