È il giorno della difesa nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa la notte del 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo. Per la morte della donna è imputato Moussa Sangare, cittadino italiano di origini maliane, difeso dall’avvocato Giacomo Maj. Il pm Emanuele Marchisio, nel corso della precedente udienza, nel mese di dicembre, ha chiesto l’ergastolo dopo che la perizia ha escluso il vizio di mente. All’uomo è contestato l’omicidio aggravato dalla minorata difesa, dalla premeditazione e dai futili motivi.
Sangare lascia l’aula: “Parole contro di me”
Sangare durante l’arringa dell’avvocato Giacomo Maj, suo legale difensore, ha chiesto di uscire dall’aula. “Vorrei uscire perché non voglio sentire parole contro di me, sembra che mi stia dando delle colpe e chiede per me una pena minore, ma io non sono colpevole“, ha detto alla Corte d’Assise di Bergamo, presieduta da Patrizia Ingrascì. L’uomo, dunque, è stato portato via dall’aula dalla penitenziaria per essere ricondotto in carcere. “Non so cosa sta dicendo l’avvocato, di tutto il fatto”, ha aggiunto. “Io mi sono giudicato innocente, quindi per me non ha senso stare qua”. “Aspetterò il giudizio finale“, fissato per lunedì 19 gennaio.
La difesa di Sangare: “Sia assolto per non aver commesso il fatto”
L’udienza davanti alla Corte d’Assise di Bergamo è iniziata con la richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto. “È emerso, nel dibattimento, il profilo dell’imputato che gli impedisce di provare empatia né assumersi le sue responsabilità”, ha detto l’avvocato Giacomo Maj. “Questo non può essere usato contro di lui”. Il legale ha evidenziato che “compito” della difesa è “far sì che venga applicata la pena secondo legalità”, valutando “se applicare ergastolo” come richiesto dal pm di Bergamo, Emanuele Marchisio nel corso della requisitoria del dicembre scorso, “o una pena temporanea”.
La difesa di Sangare: “No premeditazione”
“Non vi è stata preparazione né pianificazione”: l’omicidio di Sharon Verzeni è “scaturito da un impulso improvviso e irrazionale privo di determinazione e lucidità che caratterizzano la premeditazione”, ha detto ancora l’avvocato che chiede che cadano le aggravanti e che siano riconosciute le attenuanti generiche. “L’imputato non conosceva la vittima e dalle dichiarazioni rese, Sangare è uscito di casa con un coltello, ma senza sapere cosa e a chi “avrebbe potuto fare del male. “La mancanza assoluta di un movente razionale esclude categoricamente la sussistenza dell’elemento della premeditazione”, ha sottolineato.
Allo stesso modo, secondo Maj non sussiste l’aggravante dei futili motivi perché “non esiste alcun motivo”, ma “una condotta riconducibile all’assenza totale di motivazione razionale, conseguenza di uno stato mentale tale da escludere la logica”. Per quanto riguarda l’aggravante della minorata difesa, Sangare, “non può aver realizzato alcun vantaggio” nei confronti della vittima e “di conseguenza non vi è stata”, da parte dell’imputato, “nessuna volontà di approfittare di condizioni favorevoli”. Ci sono “molteplici condizioni favorevoli”, invece, per riconoscere le attenuanti generiche, tutte “caratterizzate da disagio sociale”.
La difesa di Sangare: “Non ha chiesto scusa perché si dice estraneo”
“È evidente che nel momento in cui Sangare si dichiara estrano ai fatti, va chiesta l’assoluzione per non aver commesso il fatto”, ha detto ancora Maj. “Lui non ha mai chiesto scusa perché si dichiara estrano ai fatti quindi ovviamente non può chiedere scusa per un fatto che non ha compiuto”. “In via principale abbiamo chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto – ha sottolineato – poi ci sono state le domande subordinate, abbiamo contestato le aggravanti e abbiamo esposto i motivi per cui, qualora venisse ritenuto colpevole, vi sarebbero gli estremi appunto per l’esclusione delle aggravanti e il riconoscimento delle attenuanti generiche”.

