Marin Jelenic, il 36enne croato fermato nella serata di ieri (martedì) a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, perché sospettato di aver accoltellato a morte Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne ucciso lunedì a Bologna, era stato oggetto di un controllo da parte delle forze dell’ordine due ore dopo il delitto. Lo ha riferito Guglielmo Battisti, capo della Squadra mobile di Bologna titolare delle indagini. “Per come abbiamo ricostruito i fatti, l’omicidio avviene a ridosso delle 18. Alle 18,30 Jelenic prende un Intercity direzione Piacenza: a causa di intemperanze, anche perché non aveva il biglietto, viene fatto scendere a Fiorenzuola, dove viene controllato dal personale dell’Arma dei carabinieri, successivamente risale sul treno successivo diretto a Piacenza”, ha spiegato Battisti. In seguito, il sospettato si è recato a Milano, “scendendo ragionevolmente a Rogoredo, poi lo ritroviamo a Milano Centrale e lo seguiamo per le vie di Milano, grazie al contributo della Squadra mobile di Milano, fino alla mattina di ieri”. Poi di lui si sono perse le tracce, fino al ritrovamento a Desenzano.
Jelenic aveva trascorso la notte del 5 gennaio al Niguarda
Secondo quanto ricostruito dalle indagini condotte dalle Squadre mobili di Milano e Bologna, Jelenic ha trascorso la notte del 5 gennaio al Niguarda di Milano, dove era arrivato intorno alle 23. Ha lasciato poi il centro intorno alle 6:40 del mattino del giorno dopo, prendendo il tram 4 diretto verso il centro. Ed è qui che ha fatto perdere le sue tracce: di lui non si hanno più immagini fino al momento del fermo a Desenzano dove, secondo quanto ricostruito, sarebbe arrivato con un autobus. Quando è stato fermato, l’uomo aveva con sé un biglietto che lo avrebbe portato in Austria. A carico del 36enne anche un provvedimento di allontanamento dall’Italia, emesso il 22 dicembre a Milano perché era stato trovato in strada al Corvetto con un coltello.

Non sembra esserci conoscenza pregressa con la vittima
“Stiamo cercando di ricostruire il tutto, ovviamente noi non abbiamo un filmato integrale, ma tanti pezzi di filmati della videosorveglianza e quindi non abbiamo un inizio e una continuità. Noi riprendiamo varie parti e ci pare da quelle immagini che lo stesse seguendo, anche se non sembra esservi una conoscenza tra i due“, ha detto ancora Battisti con riferimento alla ricostruzione delle circostanze del delitto. Il fermo di Jelenic “non è un punto d’arrivo, ma d’inizio perché le attività investigative stanno continuando, ormai ininterrottamente dalla sera del 5 gennaio”, hanno spiegato ancora gli investigatori.
Sequestrati due coltelli al presunto assassino
L’arma del delitto, in particolare, non è ancora stata stabilita, ma al momento del fermo Jelenic aveva due coltelli, che sono stati sequestrati. Su di essi saranno effettuate delle verifiche. Al momento, ha inoltre fatto sapere il capo della Mobile, non è ancora chiaro il movente dell’omicidio. “Siamo ancora in piena attività investigativa, con la presunzione d’innocenza della persona fermata e stiamo ancora lavorando”, ha sottolineato Battisti.
Morte causata da un unico colpo alle spalle
Sulle dinamiche della morte di Ambrosio, ha detto ancora il capo della Mobile, “noi non abbiamo le immagini dell’aggressione, quindi abbiamo un unico fendente alle spalle, che ha perforato il polmone e che ne ha causato la morte“.
L’ipotesi di reato è di omicidio aggravato
L’ipotesi di reato contestata al 36enne croato senza fissa dimora è quella di omicidio aggravato. L’uomo, ha spiegato Battisti, aveva “un precedente di questo tipo” cioè di aggressioni anche al personale ferroviario, che si è manifestato soprattutto con atteggiamenti molesti.
Jelenic non ha reso spontanee dichiarazioni
Dopo il fermo, il 36enne “non ha reso spontanee dichiarazioni”, spiegano gli inquirenti. Sulle ipotesi in merito al movente, dunque, “stiamo lavorando, siamo in piena attività investigativa, quindi, al momento, procediamo in tutte le direzioni“.
“Soggetto non è criminale con precedenti significativi”
In ogni caso, come ha affermato il dirigente della Polizia, “per come lo abbiamo ricostruito, è un soggetto privo di legami stabili sul territorio nazionale, non ha familiari, non ha parenti, vive in strada, non ha un domicilio e una residenza e ha svariati precedenti, non di particolare rilievo, quindi non ci troviamo di fronte a un criminale con precedenti significativi, ma numerosi precedenti generalmente legati al porto di coltelli“.
“In 24 ore raccolto materiale che si esamina in qualche mese”
“Stiamo lavorando, siamo in piena attività di indagini, in piena attività investigativa, coordinata dalla procura della Repubblica di Bologna, quindi, il rintraccio di ieri non è un punto d’arrivo, ma un punto di inizio. Il lavoro fin qui si è svolto ininterrottamente dalla sera del 5 gennaio, dagli uomini della Polizia di Stato, dalla Polfer, dalle Squadre mobili di varie città (Milano, Brescia, Pavia, Piacenza), che hanno coadiuvato l’intera attività. In 24 ore abbiamo raccolto materiale che, generalmente, si esamina in qualche mese, quindi adesso abbiamo esigenza di ricostruire nel dettaglio sia quella giornata, sia quella successiva, sia quelle antecedenti, anche per ricostruire un passato al presunto autore del fatto”, ha chiarito infine Battisti nel suo punto stampa.

