Sono 238 le persone decedute nelle carceri nel 2025, di cui 79 si sono suicidate, come riporta il dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti. È quanto emerge dal bilancio di fine anno di Antigone. “Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi – denuncia Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione”. Restano altissimi anche gli eventi critici: negli istituti visitati si registrano in media 16,7 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, 2,6 tentati suicidi e 16,4 isolamenti disciplinari ogni 100 persone detenute. La sofferenza psichica è una delle grandi emergenze del carcere italiano. Dalle oltre 100 visite effettuate quest’anno da Antigone è emerso come l’8,9% delle persone detenute presentava una diagnosi psichiatrica grave al momento delle visite. A fronte di ciò, il 20% assumeva regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, mentre il 44,4% faceva uso di sedativi o ipnotici. “Gli psicofarmaci continuano a rappresentare uno degli strumenti principali di gestione dell’ordine interno e del disagio sociale, spesso in assenza di reali necessità e percorsi terapeutici e di supporto”, si legge nel report.
“E mentre il carcere si riduce a spazio di mera custodia, lavoro, formazione e istruzione restano largamente marginali“, ribadisce Antigone. Lavora per l’amministrazione penitenziaria circa il 30% delle persone detenute, mentre solo il 3,7% ha un impiego con datori di lavoro esterni. Frequenta la scuola il 30,4% dei presenti, ma solo il 10,4% è coinvolto in percorsi di formazione professionale. Strumenti che dovrebbero essere centrali nel reinserimento sociale diventano invece eccezioni. Tutto questo – si sottolinea – avviene nonostante il 38% delle persone detenute abbia una pena residua inferiore ai tre anni e potrebbe accedere a misure alternative alla detenzione, che non rappresentano una rinuncia alla pena ma una modalità più efficace e costituzionalmente orientata di esecuzione, capace di ridurre drasticamente la recidiva e aumentare la sicurezza collettiva. “Il carcere italiano – sottolinea il report – è oggi lo specchio di scelte politiche precise. Continuare a ignorare questi dati significa accettare che la pena perda ogni funzione costituzionalmente orientata e che la violazione sistematica dei diritti fondamentali diventi la normalità”. Per questo Antigone ha lanciato la campagna “Inumane e degradanti. Il carcere italiano è fuori dalla legalità costituzionale”, partendo dai quasi 6.000 ricorsi che i Tribunali di sorveglianza hanno accolto solo nel 2024, di altrettante persone detenute, sottoposte proprio a trattamenti inumani o degradanti, riconoscendo alle stesse un indennizzo economico. Insieme alla campagna è stata promossa una petizione sottoscritta al momento da circa 1.500 persone, per chiedere urgenti e non più prorogabili riforme.
Carceri, sovraffollamento al 138,5%
Alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. È quanto emerge dal bilancio di fine anno di Antigone. Nel 42,9% delle 120 carceri visitate – e delle 71 schede di cui sono già stati elaborati i dati – non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona (nel 2024 questa percentuale si fermava al 32,3%); oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1% mancano acqua calda o si registrano condizioni igieniche non adeguate. Gravissime anche le carenze di spazi per lavoro, scuola e socialità. Nel frattempo la capienza del sistema penitenziario è ulteriormente diminuita.
Il 2025 – precisa Antigone – è stato l’anno del lancio del piano carceri da parte del governo Meloni. Secondo quanto riportato dallo stesso governo già nell’anno che si sta per concludere, i nuovi posti sarebbero dovuti essere 864. Ciò a cui si è assistito – sottolinea il report – “è stata invece una perdita di 700 posti effettivi, con un dato registrato ai primi giorni di dicembre che non conteggia i circa 250 posti persi nel solo incendio di San Vittore di alcuni giorni fa”. Il risultato “è un sovraffollamento strutturale che ha ormai raggiunto livelli intollerabili: mancano all’appello quasi 18.000 posti rispetto alle presenze effettive, con un tasso nazionale di affollamento pari al 138,5%. In alcune carceri si toccano livelli che ricordano le condizioni che portarono l’Italia alla condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: a Lucca il tasso di affollamento è del 247%, a Vigevano del 243%, a Milano San Vittore del 231%, a Brescia Canton Monbello del 216%, a Foggia del 215%, a Lodi del 211%, a Udine del 209%, a Trieste del 201%”.
La situazione delle carceri minorili
Ancora più “preoccupante” è la situazione negli istituti penali per minorenni. Il cosiddetto Decreto Caivano – si sottolinea nel report – ha determinato un aumento dei giovani detenuti, facendoli diventare il 150% di quello che erano e svuotando progressivamente il circuito della giustizia minorile della sua funzione educativa. Sempre più spesso, ragazzi che potrebbero proseguire il loro percorso fino ai 25 anni nei servizi minorili vengono trasferiti nelle carceri per adulti al compimento della maggiore età, interrompendo bruscamente ogni progetto educativo e di reinserimento. Una dinamica che se così non fosse avrebbe peraltro provocato un tasso di affollamento ben superiore negli Ipm.
Tutte le carenze ‘materiali’
Se si guarda alle condizioni materiali degli istituti – come Antigone fa attraverso il suo monitoraggio indipendente che conduce con continuità dal 1998 – si capisce quanto il momento sia complicato. Nel 10% degli istituti visitati il riscaldamento non era sempre funzionante, mentre nel 45,1% si riscontravano problemi con l’acqua calda. Oltre la metà delle carceri (56,3%) presenta ancora celle prive di doccia, nonostante il regolamento penitenziario del 2000 ne preveda l’obbligatorietà. Le carenze strutturali riguardano anche gli spazi di vita e trattamento: nell’8,5% degli istituti non esistono spazi per la socialità, nell’8,6% mancano ambienti dedicati esclusivamente alla scuola e alla formazione, e nel 31% non ci sono locali per attività lavorative come falegnamerie o laboratori. Nel 23% delle carceri visitate non sono presenti aree verdi per i colloqui all’aperto con i familiari. Una situazione aggravata dal sovraffollamento che ha portato alcune carceri a trasformare spazi di socialità o per attività in celle di pernotto. La situazione del personale non è meno critica. Sempre dai dati delle visite di Antigone si evidenzia come solo il 77,5% degli istituti ha un direttore con incarico esclusivo; negli altri casi la direzione è condivisa tra più carceri, con evidenti ricadute sulla qualità della gestione. In media si contano 1,9 detenuti per ogni agente di polizia penitenziaria e 70 detenuti per ogni educatore, ma in alcune realtà i numeri diventano insostenibili: a Regina Coeli si arriva a 3,2 detenuti per agente e 95 per educatore; a Novara a 2,7 detenuti per agente e addirittura 180 per educatore.

