Famiglia nel bosco, Al Bano: “Li capisco e mi fido, pronto a offrire loro casa e lavoro”

Famiglia nel bosco, Al Bano: “Li capisco e mi fido, pronto a offrire loro casa e lavoro”
Al Bano

Il cantante intervistato dal Corriere della Sera

 “Quanto capisco la famiglia nel bosco, avevo fatto la stessa scelta per me, Romina e i nostri figli. Ora metto loro a disposizione una casa. E, se mi contatteranno, anche un lavoro perché non si voltano le spalle all’umanità”. Così Al Bano Carrisi, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, a proposito della vicenda della famiglia che vive in un bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, a cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei loro tre figli. “Ho vissuto – aggiunge – anch’io in una casa vicino al bosco, lontana dal centro abitato e a prova di comodità. E, quando ho sentito la loro storia, sono rimasto impressionato. La mia è stata una scelta. Non volevo che i miei figli vivessero nel caos e nell’inquinamento. Mi sposai con Romina il 26 luglio del 1970; cominciai a far costruire la nostra casa a settembre. Alla fine dell’anno successivo, ci vivevamo. Sempre compatibilmente con il mio lavoro che mi ha sempre portato a viaggiare”.

“Mi ispirano fiducia”

Al Bano, quindi, torna sulla proposta fatta alla famiglia di Palmoli: “Nella mia tenuta ci sono parecchi appartamenti. Sono vicino al bosco, ci sono gli animali. Invito loro a venire e vedere. Gli offro casa a titolo gratuito e senza limiti di tempo. Loro sanno quello che stanno facendo e io pure”. È disposto anche ad offrire un lavoro a papà Nathan e a mamma Catherine? “Me lo dicano loro. Le loro facce mi ispirano fiducia. E li capisco in pieno. Li aspetto”, prosegue. A proposito della decisione dei giudici, quindi, Al Bano commenta: “Ognuno fa il suo mestiere, non entro nel merito. Dal punto di vista umano, mi sembra un’esagerazione aver disposto l’allontanamento dei figli. All’umanità non ho mai girato le spalle, come quando ci fu la calata degli albanesi in Italia negli anni ’90 e ospitai alcune famiglie; lo stesso ho fatto con due famiglie ucraine per un anno: quando ero a casa, mangiavamo tutti insieme”

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