Latina, suicida a 14 anni perché bersaglio dei bulli: oggi gli ispettori del Mim a scuola

Latina, suicida a 14 anni perché bersaglio dei bulli: oggi gli ispettori del Mim a scuola
Foto AP/Julian Stratenschulte

La procura di Cassino indaga per istigazione al suicidio nel caso della morte di Roberto Paolo. Sentiti i genitori della vittima

Si indaga per istigazione al suicidio per la morte di Roberto Paolo , 14 anni, che si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione a Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, lo scorso 11 settembre. La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo e ha disposto il sequestro dei cellulari del ragazzo e di tutti i dispositivi mobili. Il giovane, che frequentava l’Istituto tecnico Pacinotti di Fondi, secondo quanto denunciano i familiari era vittima di bullismo da parte dei compagni di scuola e, più volte, era stato bersaglio di insulti e offese anche online.

Il ministro Valditara invia gli ispettori nella scuola

Nella scuola frequentata da Roberto Paolo – secondo quanto ha appreso LaPresse – il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha inviato gli ispettori per fare luce sulla vicenda. Le ispezioni sono partite nella giornata di lunedì 15 settembre sia nell’Istituto Pacinotti sia nella scuola media che il ragazzo aveva frequentato. Valditara ha telefonato al padre del ragazzo per esprimere vicinanza e solidarietà.

Oggi gli ispettori del Mim a scuola

La visita degli ispettori del Mim si svolgerà oggi, martedì 16 settembre, intorno alle 17:30. In corso in questi minuti, invece, l’audizione dei genitori della vittima da parte dei carabinieri, ed è stato sentito anche il fratello.

La lettera del fratello: “La sua morte non venga relegata nell’ombra”

La prevenzione, da sola, non basta, la scuola deve avere il coraggio di intervenire e di punire. Il rischio è che questi bulli se la cavino veramente con una pacca sulla spalla e lo rifaranno – dice a LaPresse Teresa Manes, la mamma di Andrea Spezzacatena, il ragazzo che nel novembre 2012 a 15 anni si tolse la vita dopo essere stato vittima di bullismo e cyberbullismo, la cui vicenda ha ispirato il film ‘Il ragazzo dai pantaloni rosa‘ di Margherita Ferri del 2024. “Dopo 13 anni di distanza da mio figlio, quello che è accaduto è fare 10mila passi indietro“, afferma Manes. Dopo aver “trovato il coraggio di denunciare”, la vittima di bullismo va protetta, altrimenti “finisce con il credere di essere ‘meritevole’ di quella violenza gratuita”. “A un determinato tipo di azione deve corrispondere una determinata reazione – prosegue – per esempio andrebbero multati. Magari se un genitore viene colpito ‘nel portafogli’ non sarà portato a sminuire quello che è accaduto”. “Parlare nelle scuole non basta, occorre essere incisivi“, sottolinea. “Mio figlio era vittima di bullismo omofobico, all’inizio la vittima sorvola, poi si apre un cunicolo nell’io della persona e si crede davvero di non valere niente, di meritare quelle cose”. Dopo la tragedia, il fratello maggiorenne del ragazzo, Ivan Roberto, ha scritto una lettera alla premier Giorgia Meloni e a Valditara: “Chiedo che la morte di mio fratello e delle altre vittime non venga relegata nell’ombra e che vengano adottati con urgenza provvedimenti concreti e incisivi per contrastare il fenomeno del bullismo nelle scuole italiane“.

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