Referendum 8-9 giugno, giudice lavoro: “Rai discrimina con obbligo ferie o aspettativa”

Referendum 8-9 giugno, giudice lavoro: “Rai discrimina con obbligo ferie o aspettativa”
Roma, la sede generale Rai di Viale Mazzini con il cavallo di bronzo dello scultore siciliano Francesco Messina

La decisione del tribunale di Busto Arsizio

È discriminatorio obbligare alle ferie o a un periodo di aspettativa i dipendenti e i collaboratori della Rai a “fruire di ferie (ovvero di recuperi)” o in alternativa a “chiedere di essere collocati in aspettativa non retribuita con decorrenza immediata e fino al giorno della chiusura dei seggi, comprese le operazioni per l’eventuale ballottaggio relativo alle elezioni comunali”, nel caso in cui abbiano accettato candidature elettorali, che partecipazione attiva in comitati politici e referendari. Lo ha stabilito il giudice del Lavoro del Tribunale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, che in merito alla comunicazione a firma dell’amministratore delegato della società dott. Giampaolo Rossi, indirizzata a tutte le strutture, l’azienda ha invitato, a pena di “adozione di ogni opportuna misura”, tutti i lavoratori dipendenti, a prescindere dalla tipologia contrattuale o dal tipo di attività e indistintamente per tutti i collaboratori.
Il Tribunale, come si legge nel testo dell’ordinanza, visionata da LaPresse, “ordina alla Rai l’adozione con effetto immediato delle modifiche alla comunicazione interna dell’amministratore delegato della Rai” del 5 maggio scorso “necessarie a evitare l’effetto discriminatorio evidenziato”, “anche limitando l’applicazione della circolare interna a prestazioni di lavoratori e collaboratori implicanti una loro diretta e immediata visibilità attiva implicante dichiarazioni idonee a condizionare il voto in violazione del principio della par condicio, come legislativamente previsto, nel corso di trasmissioni audio video, con la diffusione delle modifiche a tutti dipendenti e collaboratori”.

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