Emanuela Attura, Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma ha parlato ai microfoni di LaPresse della violenza sulle donne in vista della giornata mondiale del 25 novembre. “Come cittadina, e non come giudice dico che è un problema culturale dove ci sarebbe molto da fare e bisognerebbe partire dalle scuole e spiegando, partendo dalle dinamiche dei rapporti, nella famiglia e nelle dinamiche relazionali della famiglia di provenienza. Dagli interrogatori che facciamo agli indagati, spesso emergono modelli di riferimento sbagliati e una situazione generale più complesse, come l’uso di stupefacenti e dipendenze di vario tipo, tra cui la ludopatia”, ha detto Attura aggiungendo: “E’ un tipo di reato che abbraccia tutte le fasce sociali. Il periodo della pandemia, e del lockdown, con la convivenza forzata e la coabitazione coatta ha fatto esplodere diverse situazione che in una situazione di normalità forse non sarebbero esplose. Spesso il disagio sociale, economico la disoccupazione scompensano l’individuo che ha una donna che lavora ed è impegnata e che si occupa dei figli”.

Il magistrato poi continua: “Per evitare che alle donne vittime di violenze accada il peggio, è fondamentale la rapidità d’esecuzione delle misure cautelari. Noi siamo particolarmente attenti alla materia e sensibili, quando è avanzata richiesta, nonostante il testo normativo, la legge del 2023 ci consenta di provvedere entro i 20 giorni, noi interveniamo a stretto giro, anche perché per la maggior parte non sono richieste di misure detentive ma provvedimenti di allontanamento e ci permettono di cristallizzare la situazione fino a quel momento”. La Gip conclude poi dicendo che quella delle violenze da Codice Rosso “è una condizione preoccupante perché il numero di procedimenti che tratta ciascun Gip del tribunale di Roma, si aggira intorno a uno/due a settimana. I numeri sono importanti e anche l’attenzione che il legislatore ha dato al fenomeno, impone una trattazione prioritaria”.

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