Liliana Dell'Osso, presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP): "Dinamiche tipiche di giovani di sesso maschile, ma ogni caso è diverso"
“Di gesti aberranti come questo è piena la storia: pensiamo alla tragedia greca, a Edipo, a Oreste, a Elettra. Pertanto non collegherei quanto accaduto a un fenomeno legato alle nuove generazioni“. Lo dice a LaPresse la presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) Liliana Dell’Osso dopo le parole del 17enne di Paderno Dugnano accusato di aver ucciso il fratello di 12 anni, il papà e la mamma.
L’esperto: “Dinamiche tipiche di giovani di sesso maschile, ma ogni caso è diverso”
Il giovane si è giustificato con gli inquirenti parlando di “un suo malessere, di un senso di estraneità rispetto al mondo“, come spiegato oggi dalla procuratrice del tribunale per i minorenni di Milano Sabrina Ditaranto.”Questo tipo di dinamiche in genere vengono messe in atto da adolescenti o giovani di sesso maschile che spesso uccidono con ferite letali: in questo caso – sottolinea Dell’Osso – c’è stato un particolare accanimento sul fratellino. Ma ogni caso è diverso. Ricordo Ferdinando Carretta: in quel caso c’era un disturbo mentale grave, con una diagnosi di schizofrenia paranoide. Ma se pensiamo al caso di Pietro Maso, invece, come di molti altri, dalla perizia emerse un disturbo narcisistico di personalità, ma non una patologia mentale. In altri casi il perito riporta tratti personologici abnormi in soggetti che per altri versi sembrano normali”.
“Questo per dire che vanno considerati molteplici fattori, anche ambientali“, prosegue la psichiatra. “Per esempio, una storia di traumi precoci. In questi casi il soggetto può presentare un quadro psicopatologico – che si chiama disturbo post traumatico da stress complesso – in cui c’è un’incapacità di provare emozioni, c’è un appiattimento affettivo che potrebbe essere alla base del distacco emotivo che permette di uccidere a sangue freddo un congiunto”. Quella di Paderno Dugnano veniva presentata come la classica famiglia del Mulino Bianco. “Ma non sappiamo cosa sia successo davvero in quelle mura, non conosciamo i contorni precisi del caso. Talvolta ci si mette una maschera sociale di apparente normalità, poi ad un certo punto la maschera non tiene più. E la motivazione può essere banale, come una critica, un rimprovero ad un brutto voto. Ora attendiamo la verità processuale”.
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