Suicidio assistito e eutanasia: le storie di chi ha cambiato le cose e infiammato il dibattito politico ed etico

Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Dj Fabo: tre nomi, tre storie, tre persone che hanno scritto la storia del fine vita. Battaglie portate avanti – eutanasia, suicidio assistito, rinuncia all’accanimento terapeutico – tra mille ostacoli, mentre il dibattito si infiammava (e continua a farlo) sotto tutti i punti di vista: etico, politico, religioso.

Per molti porre un punto d’arrivo alla propria vita, ha comportato ricorrere alla giustizia, per vedersi riconosciuto il diritto a dire: ‘Basta’, quando la sofferenza – non solo fisica – è diventata insopportabile. Dalle Marche arriva un nuovo appello a fare presto. Dopo ‘Mario’, al secolo Federico Carboni, e Fabio Redolfi, arriva il caso di ‘Antonio’ che attende da 20 mesi una risposta dall’azienda sanitaria delle Marche. Di seguito un elenco di casi in Italia, in attesa di un percorso legislativo che possa tracciare il percorso verso il fine vita.

PIERGIORGIO WELBY. Pioniere della battaglia per il diritto all’eutanasia, attivista, giornalista, politico e pittore romano e co-presidente dell’associazione Luca Coscioni. Nel 2006, affetto da distrofia muscolare, chiese che fossero interrotte le cure che lo tenevano in vita, suscitando in Italia un acceso dibattito. Militante del Partito Radicale, Welby si appellò anche all’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il 16 dicembre 2006 il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali del 61enne di porre fine all’accanimento terapeutico, dichiarandola inammissibile. Si affaccia così, nel dibattito, l’assenza del vuoto normativo sul tema. La stessa sera, dopo aver salutato la moglie Mina, i parenti e gli amici riuniti al suo capezzale, tra i quali anche Marco Pannella e Marco Cappato, a Welby fu staccato il respiratore. Il medico anestesista che gli somministrò i sedativi fu accusato di ‘omicidio del consenziente’, ma poi prosciolto.

FABIANO ANTONIANI. Dj Fabo, reso paraplegico e cieco da un incidente d’auto, è morto il 27 febbraio del 2017, attraverso il suicidio assistito, in una clinica in Svizzera, dopo era già legale. Il 40enne chiese aiuto a Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che lo accompagnò per sottoporsi alla procedura di morte volontaria. Tornato in Italia, Cappato si autodenunciò e fu iscritto nel registro degli indagati per il reato di aiuto al suicidio, assolto nel 2019 perché il fatto non sussiste. Con la sentenza 242 del 2019, conosciuta come sentenza dj Fabo/Cappato, la Corte Costituzionale ha sancito in parte l’illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale così da escludere la punibilità per chi agevoli il proposito di suicidio autonomamente.

EZIO FORZATTI. Fu accusato di aver ‘ucciso’ la moglie alla quale staccò la spina del respiratore, tenendo lontani gli operatori sanitari sotto minaccia di una pistola.
Per lui l’accusa fu di ‘uxoricidio aggravato’, condannato a sei anni, in appello è stato assolto. Ezio Forzatti ha sempre detto di aver fatto le volontà della moglie.

FABIO RIDOLFI. Era inchiodato al letto da 18 anni a causa di una tetraparesi, ha scelto di ricorrere alla sedazione profonda per i ritardi accumulati dalla Asur Marche. Fabio Ridolfi, 46 anni di Fermignano, aveva revocato il consenso alla nutrizione e all’idratazione artificiali che lo tenevano in vita, non essendo riuscito ad avere accesso al suicidio assistito, pur avendone i requisiti previsti dalla Corte Costituzionale e riconosciuti al Comitato Etico della Regione Marche.

FEDERICO CARBONI. “Ero Mario, sono Federico”, con un video postumo, Federico Carboni, 44 anni di Senigallia, svela la sua vera identità. Fino a quel momento, per tutti era ‘Mario’, tetraplegico da 12 anni a causa di un incidente stradale. I costi del farmaco e della strumentazione per il suicidio assistito – circa 5 mila euro – sono stati sostenuti attraverso una raccolta fondi dall’Associazione Luca Coscioni.

ANTONIO LA FORGIA. Ex presidente della Regione Emilia Romagna, Antono La Forgia, 78 anni, muore qualche giorno dopo aver fatto ricorso alla sedazione profonda. Era malato di una forma molto aggressiva di tumore.

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