Carlotta Benusiglio trovata impiccata a Milano nel maggio 2016. Inammissibile il ricorso del pm

Mancano gravi indizi a carico di Marco Venturi, 44 anni, per ritenere che sia coinvolto nella morte di Carlotta Benusiglio, la stilista 37enne trovata morta impiccata ad un albero in piazza Napoli a Milano il 31 maggio del 2016. E’ questa, in sintesi, la posizione della Corte di Cassazione che, a febbraio scorso, aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal pm Gianfranco Gallo, all’epoca titolare dell’indagine. Il magistrato chiedeva di annullare il provvedimento con il quale il Riesame aveva rigettato la richiesta della misura cautelare in carcere per Venturi. “Dal complesso quadro indiziario – si legge nelle motivazioni depositate oggi – emerge che la decisione del Tribunale sia pienamente coerente con il principio di diritto del ‘favor rei’ in presenza di un quadro indiziario che non conduce univocamente ad un giudizio di alta probabilità di colpevolezza di Venturi”.

Respinta anche l’accusa di stalking a carico dell’uomo, che con la stilista aveva un rapporto molto burrascoso. Per i giudici della Suprema Corte, infatti, il Riesame aveva chiarito che “non risultano indici di serialità in tale comportamento anche al momento presente” e “ha rilevato che dai fatti integranti il delitto di atti persecutori ipotizzato a carico del Venturi sono trascorsi più di quattro anni e che non sono emersi altri comportamenti analoghi che dimostrino come, nell’attualità, Venturi sia soggetto a rischio di reiterazione”.

Se le dichiarazioni rese da un’altra presunta “vittima di comportamenti violenti e che aveva più volte denunciato, a fasi alterne, Venturi” consentono “di ritenere che nei rapporti di coppia Venturi inneschi dinamiche violente e persecutorie, tuttavia dalla morte della Benusiglio e nell’attualità – si legge nella sentenza – non è emerso alcun ulteriore dato in questo senso”. Circostanza che “ha portato a ritenere non concreto né attuale il rischio di comportamenti analoghi, anche verso altre e potenziali vittime”.

La Cassazione si è pronunciata anche sul tema delle cause della morte della stilista. La 37enne era stata ritrovata impiccata ad un albero, con una sciarpa stretta al collo e i piedi che poggiavano per terra. Proprio la sua posizione aveva suscitato molti dubbi. La Suprema Corte, però, ricorda come il Riesame abbia evidenziato, in base alle analisi dei periti, che “con grande probabilità la morte di Carlotta Benusiglio era da riferirsi a una asfissia prodotta da impiccamento”. “La perizia – si legge ancora – rappresentava un punto d’arrivo coerente con le precedenti analisi, che avevano tutte stimato il suicidio e dunque l’auto-impiccagione come ipotesi di maggiore probabilità; dagli accertamenti svolti non erano emersi dati scientifici certi che dimostrassero, nella prospettiva della valutazione di gravità indiziaria, come la morte della Benusiglio fosse stata cagionata da terzi”.

Diversa l’interpretazione della pubblica accusa, secondo cui quella notte Venturi avrebbe stretto “al collo” di Carlotta “una sciarpa oppure il proprio braccio” strangolandola. La ragazza, anche perché affetta dalla “sindrome di Eagle”, sarebbe “deceduta subito dopo per asfissia meccanica da strangolamento” e lui avrebbe simulato “una impiccagione sospendendo parzialmente” con la sciarpa il corpo ad un albero. Dopo indagini complesse, durate ben 5 anni, il pm Francesca Crupi, che ha ereditato il fascicolo dal pm Gallo, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per Venturi, che dovrà rispondere di omicidio volontario, e di episodi di stalking e lesioni che avrebbe commesso contro la donna tra il 2014 e il 2016. L’udienza preliminare per Venturi prenderà il via il 6 luglio davanti alla gup Raffaella Mascarino.

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