La scheda di LaPresse che ricostruisce i fatti degli ultimi mesi

Dopo 108 giorni di detenzione nelle carceri del generale Khalifa Haftar tornano finalmente liberi i pescatori fermati al largo delle coste libiche con l’accusa di aver violato le acque territoriali. L’ufficialità è arrivata nella tarda mattinata quando si è appreso che il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio erano in volo verso Bengasi.

L’ARRESTO – Era il primo settembre quando i pescherecci ‘Medinea’ e ‘Antartide’, con a bordo 18 pescatori – otto di nazionalità italiana, 6 tunisini, 2 filippini e 2 senegalesi – partiti da Mazara del Vallo, venivano fermati, a circa 40 miglia dalle coste della Libia, dalle milizie del generale Haftar. Gli equipaggi, fatti scendere a terra, venivano scortati in una caserma di Bengasi, a est del Paese, in un’area controllata dall’autoproclamato capo libico, Haftar, non riconosciuto dall’Italia e dalla comunità internazionale.

L’ACCUSA – Le autorità libiche contestano lo sconfinamento da parte dei due pescherecci in un’area marittima di pertinenza economica esclusiva, appellandosi a una convenzione delle Nazioni Unite che prevede l’estensione della cosiddetta Zee (Zona economica esclusiva) da 12 a 74 miglia.

I CONTATTI – Il primo, rapidissimo, contatto è avvenuto il 16 settembre. Un secondo l’11 di novembre, quando la Farnesina è riuscita a mettere in contatto i prigionieri italiani che hanno potuto rassicurare i familiari sul loro stato di salute. É il 7 ottobre invece – a più di un mese dal fermo – quando il capitano della Medinea, Piero Marrone, portavoce delle famiglie dei pescatori, dalle pagine del Giornale di Sicilia denuncia che i contatti con i pescatori si sono interrotti e che “il 20 ottobre saranno processati”.

IL BARATTO – In un tweet del 24 settembre, il Libyan Address Journal, riporta che Haftar sarebbe disposto a rilasciare i pescatori in cambio della scarcerazione di 4 scafisti condannati in Italia a 30 anni di carcere. A distanza di un paio di giorni, il 7 ottobre, il ministro italiano per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà nel corso di un question time, indetto dal Parlamento per far luce sulla vicenda, smentisce l’esistenza di un accordo che preveda uno scambio di prigionieri.

LE TRATTATIVE – L’8 dicembre in un intervista il premier Conte assicura che il governo è al lavoro per riportare a casa i 18 pescatori mentre il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero chiede l’intervento dei corpi speciali.

LA LIBERAZIONE – Sono le 11 quando da fonti vicine ai familiari cominciano a circolare le prime indiscrezioni su una presunta liberazione. Attorno alle 13 la conferma ufficiale dal governo.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata