di Maria Elena Ribezzo
Roma, 5 nov. (LaPresse) – Il cardinale Tarciso Bertone non sa più come difendersi “dalle calunnie” e lancia un grido d’impotenza dalle colonne del Corriere della Sera. E’ finito ancora una volta al centro delle polemiche per la sua ormai stranota e stradiscussa abitazione di lusso. La stangata stavolta arriva dopo la pubblicazione dei volumi di Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, scritti grazie a una fuga di documenti riservati e conversazioni private del Pontefice con gli alti vertici del Vaticano.
Secondo ‘Avarizia’ di Fittipaldi, l’attico dell’ex segretario di Stato vaticano sarebbe stato ristrutturato con i fondi destinati ai bambini malati della Fondazione Bambin Gesù. Sono accuse “offensive”, “ingiuste” e menzognere”, replica il porporato: per i lavori, avrebbe utilizzato 300 mila euro di risparmi propri. Si ritiene “una vittima delle calunnie”, dopo aver lavorato “con fedeltà e dedizione” al servizio dei Papi e dell’ospedale pediatrico della Santa Sede. “Ormai sono nel mirino – dice – il nome Bertone richiama subito l’attenzione”. Intanto ieri il segretario di Stato Parolin ha annunciato un cambio di consiglio d’amministrazione: 7 nuovi consiglieri tra i quali vi sono anche Annamaria Tarantola (ex presidente Rai), Ferruccio De Bortoli (ex direttore del Corriere della Sera) e Maria Bianca Farina (manager di Poste Italiane).
E dai social network, tra ieri sera e questa mattina, arrivano diversi sfoghi di Francesca Immacolata Chaouqui, l’avvenente 32enne indagata per la fuga di notizie. Conferma di essere alla sesta settimana di gravidanza, notizia che è stata annunciata da alcune testate prima ancora che lei stessa l’avesse resa pubblica: “La scoperta di aspettare un figlio – scrive – ti sconvolge l’esistenza più di un arresto in Vaticano quando colpevole o innocente sei la prima donna storia della chiesa ad essere stata detenuta nello stato più Piccolo del Mondo”. E attacca: “Non lo sapeva nessuno ancora che aspettavamo un figlio, solo gli amici di sempre per i consigli del caso. Poi c’ha pensato il Tg1 e varie testate a rivelare che se Dio vorrà diventeremo genitori di qualcuno che ora è solo 2 millimetri di essere umano, con sole sei settimane di esistenza. Eppure oggi c’era chi lo chiamava già ‘corvetto’. Questi giorni non ho dormito, mangiato, riposato abbastanza, seppur gli organi inquirenti abbiano avuto ogni premura e rispetto per le mie condizioni”. Chaouqui è stata arrestata dalla gendarmeria vaticana assieme a monsignor Lucio Vallejo Balda, ma a differenza del prelato è stata rilasciata subito dopo. Per collaborazione con la giustizia, sì, ma probabilmente anche perché in stato di gravidanza.
Non ha mai parlato dal suo arresto monsignor Balda. “Vedere le manette ai polsi di qualcuno, perdipiù di un sacerdote, per un libro mi sembra una abnormità”, ha detto ieri nel corso della presentazione del suo volume Gianluigi Luzi. E ha ribadito di non voler dire nulla sulle sue fonti, “perché vanno tutelate”. Ma parlare di “corvi, cornacchie, talpe e volpi” con degli arresti “in concomitanza dell’uscita del mio libro, mi sembra un maldestro tentativo di spostare l’attenzione rispetto ai problemi che questo libro racconta in modo documentato”. Insomma, quello che dalla prospettiva vaticana è considerato un reato -la violazione dei segreti-, da quella di un giornalista italiano “è un obbligo di raccontare fatti di interesse pubblico che non si sapevano”.
Ieri il portavoce vaticano, Padre Lombardi, ha riferito che non vi sono altri indagati in questa vicenda, ma che proseguono le verifiche. Tra le persone sentite c’è anche il marito di Francesca Chaouqui, Corrado Lanino, che ha lavorato come informatico nella fondazione Santa Lucia, dipendente dalla Santa Sede. Era il responsabile del terzo livello di sicurezza del sistema di comunicazioni vaticano, detto ‘Arcangelo Gabriele‘. Il livello hackerato è stato il secondo, ‘Arcangelo Raffaele’, mentre il massimo livello (che non è stato toccato) è l”Arcangelo Michele’. Oggi la fondazione Santa Lucia ha tenuto a far chiarezza: nessun contratto a tempo indeterminato per lui, ma due contratti di lavoro dipendente a tempo determinato tra il 2010 e il 2014. “All’interno dell’Ufficio Servizi Informatici – si legge – si occupava dello sviluppo software”. L’interruzione del rapporto di lavoro, ha comunicato la fondazione, “è avvenuta a seguito di dimissioni presentate dall’ingegnere Lanino, che aveva ottenuto una nuova offerta da altra società”. Presso la Fondazione Santa Lucia, Lanino ha poi conservato un incarico di docenza libero-professionale nel corso d’insegnamento d’informatica, ora terminato, di durata semestrale per il corso di Laurea in Infermieristica.

