Brescia, uno dei due indagati per duplice omicidio: Non ho ucciso

Brescia, uno dei due indagati per duplice omicidio: Non ho ucciso

Brescia, 19 ago. (LaPresse) – “Pensavo che Adnan volesse solo dare una lezione a Frank. Non immaginavo che volesse ucciderlo, non lo sapevo. Il fucile lui non lo aveva dall’inizio, altrimenti avrei intuito qualcosa. Lo ha preso in negozio. Per me era troppo tardi per ritirarmi. Ma io non ho ammazzato nessuno“. Sarbjit Singh, il cittadino indiano arrestato per il concorso nell’omicidio di Franco Seramondi e della moglie Giovanna, si dice estraneo al duplice delitto. E che la sua strada si voglia separare da quella del coindagato, il pakistano Muhammad Adnan, lo si capisce da un’altra scelta: ha revocato il mandato al comune avvocato d’ufficio, Claudia Romele, e ha nominato Nicola Mannatrizio come legale di fiducia.

Il penalista lo ha affiancato all’udienza di convalida, tenuta oggi, e all’interrogatorio guidato dal gip Giovanni Pagliuca. Singh ha accettato di rispondere alle domande del giudice, tradotte da una interprete, e ha raccontato la sua verità. “Conosco Adnan perché lavoravo per lui da quattro mesi, in nero. A volte dormivo nel suo negozio. Lui voleva dare una lezione a Frank, con cui i rapporti non erano buoni. Lunedì me lo ha detto, senza parlare di omicidio, e mi ha promesso cinquemila euro. Me ne ha dati 500. Mi servivano, per aiutare e miei parenti in India”. A procurare e guidare il motorino, ha aggiunto, è stato il pakistano. E anche a procurarsi l’arma e a uccidere.

“Io ero dietro, come passeggero. Adnan era venuto a prendermi alla stazione. Il fucile non c’era. Lo ha tirato fuori all’ultimo. Fuori dal negozio di Frank lui è sceso con l’arma, è entrato prima lui. Io ho aperto la porta, dopo, lasciando l’impronta. Il pakistano ha sparato alla moglie. Io gli ho gridato ‘No, non sparare’ e sono uscito. Ma lui lo ha fatto ancora”. I due sono fuggiti insieme, sempre in motorino, con l’indiano di nuovo “seduto dietro”. Poi si sono separati. Il pakistano qualche giorno dopo lo ha chiamato per dirgli “dobbiamo smontare il motorino” e domenica lo ha raggiunto, in provincia di Bergamo, per dividere il ciclomotore in pezzi. A Singh è stato chiesto anche del tentato omicidio del dipendente albanese di Frank. “Si è chiamato fuori pure da questo – riferisce l’avvocato Mannatrizio – Adnan accusa il mio cliente, e la procura gli contesta il reato, ma lui giura di non di essere stato”. E non sa se dietro il movente minimalista – la concorrenza commerciali – si celi altro, come sospettano investigatori e procura.

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